La nuova frontiera del videogioco (gratuito) (da Wired.it)

 

Secondo Yves Guillemot, presidente di Ubisoft, è il free-to-play l’unica vera ed efficace risposta alla pirateria. Il businessman francese ritiene infatti ci sia normalmente soltanto un 5/7% di utenti disposti a pagare, proprio quelli che si stimano in media per un gioco free-to-play, che avrebbe, sempre a detta di Guillemot, costi notevolmente inferiori ai titoli acquistabili nei negozi. Un’affermazione piuttosto pesante (il 95% di pirati è il dato più alto che ci è mai capitato di sentire), ma che ha più di un fondo di verità. Da qualche mese a questa parte, infatti, anche i giganti del videogioco hanno cominciato a muoversi in questo mercato che molti analisti ritengono possa rappresentare uno dei possibili futuri del mondo videoludico.In occidente, il F2P è un fenomeno piuttosto recente. Mentre in Estremo Oriente, soprattutto in Corea del Sud, si possono trovare esempi di giochi gratuiti sin dalla fine degli anni ‘90, in Europa e negli Stati Uniti è stato Facebook a essere propedeutico alla diffusione del free-to-play. Tutti i vari titoli di Zynga, Playfish, Playdom, Wooga e di tutte quelle software house social-oriented nate negli ultimi anni hanno abituato una larga fetta di utenti alla possibilità di giocare senza spendere un Euro. Certo, chi vuole primeggiare deve aprire il portafoglio, ma per passare semplicemente una serata ogni tanto o i momenti di pausa al lavoro non è necessario sborsare nulla.Dal punto di vista tecnico, ma anche a livello di costi di progetto, i giochi di Zynga non sono eccessivamente complessi e costosi, elemento che ha permesso a queste aziende di poter sopravvivere basandosi su un esiguo numero di utenti paganti, almeno rispetto a quelli che effettivamente giocano ogni giorno sul social network di Mark Zuckerberg. Era ovvio che questa onda anomala, nel giro di qualche anno, avrebbe raggiunto il mondo videoludico classico, quello che considera i social game una vera e propria aberrazione e non ha mai visto di buon occhio tutte le innovazioni apportate dal 2007 in poi, sia in campo social che in tutti quei casi che hanno portato orde di nuovi giocatori, in un ambiente che veniva considerato una vera e propria nicchia.

I primi esempi occidentali di veri videogiochi basati su meccaniche free-to-play risalgono al 2008/2009, con titoli come lo scarsamente riuscito Battlefield Heroes e l’affollatissimo League of Legends, con 32 milioni di utenti registrati e più di un milione di giocatori attivi al giorno. Anche gli MMO, pian piano, hanno subito la transizione dal modello a subscription, con il pagamento di una piccola somma mensile, a quello gratuito, in cui si deve sborsare moneta sonante soltanto per potenziamenti e altre feature aggiuntive. Mentre il re del genere, World of Warcraft, nonostante il progressivo calo di utenza, continui a richiedere un abbonamento mensile, tutta la concorrenza si è invece spostata dall’altra parte. Importanti titoli su licenza come Dungeons & Dragons OnlineLord of the Rings OnlineAge of Conan (nato svariati anni fa come MMO classico) e altri nomi alquanto importanti come Champions Online e Heroes of Newerth sono passati al lato oscuro. Star WarsThe Old Republic, che era nato come alternativa a WoW, ha precipitosamente aggiunto un’opzione free-to-play a qualche mese dal lancio, nel tentativo di fermare l’emorragia di utenti che aveva abbandonato il gioco nei mesi successivi all’uscita.La stessa Blizzard, al recente Valencia eSports Congress, ha dichiarato che sta pensando di rendere F2P la modalità multiplayer di Starcraft II. Un esperimento che rappresenterebbe la prima volta in questo ambito per l’azienda di Irvine e che risulterebbe sicuramente utile per testare queste meccaniche in vista del fumoso Project Titan, sparatutto massivo in prima persona, la cui uscita è attualmente indicata per il 2015.

Una recente ricerca realizzata da IDG su come andranno i prossimi quattro anni nel mondo dei videogiochi dice che il free-to-play acquisirà sostanziali quote di mercato anche laddove non è così diffuso attualmente: su PC, ma soprattutto su console. Ci sarà un inevitabile aumento delle quote di mercato del F2P anche sulle piattaforme mobili e nell’ambito degli MMO, dove però ormai il giocogratuito, come detto prima, non è più una novità. La ricerca evidenzia anche la nascita di una nuova tipologia di giocatore, una via di mezzo tra il non appassionato, che gioca di tanto in tanto per passare il tempo (casual gamer) e il grande appassionato, che invece spende tanto per la sua passione (hardcore gamer).

Si comincerà presto, quindi, a parlare di core gamer, per riferirsi a tutti quei giocatori abituati a giocare a pagamento, ma che dedicheranno sempre più attenzione al F2P, ovviamente su PC e console, perché i generi che preferiscono, dagli sparatutto in prima persona agli strategici in tempo reale, passando per i giochi di guida e gli action in terza persona, potranno contare su un’offerta sempre più ampia in questo ambito. Questi sono giocatori che non si fanno problemi a spendere per potenziare i propri personaggi, comprare oggetti unici, armi speciali e via dicendo. Ed è grazie a questa piccola percentuale, calcolata intorno al 2% del totale di chi gioca al singolo videogioco, che i nuovi titoli F2P dovranno sopravvivere.

Un rischio notevole per le aziende che si impegneranno in produzioni di questo tipo, il cui budget si avvicinerà molto più a quello degli attuali prodotti console che ai giochi free-to-play che abbiamo conosciuto finora. Cambia anche il modo di produrre, perché le aziende non potranno più chiudere il ciclo produttivo di un videogioco a pochi mesi dall’uscita, ma dovranno supportarlo continuamente con aggiornamenti e migliorie in modo da non far scappare gli utenti esistenti ma, allo stesso tempo, acquisirne di nuovi per riuscire a sostenersi finanziariamente.

Si resta davvero stupefatti quando un grande studio come Crytek, noto per il suo CryEngine e per gli spettacolari titoli realizzati per altri publisher, da Far Cry ai vari Crysis, passando per gli imminentiHomefront 2 e Ryse, dichiara che una volta terminati tutti questi impegni, si dedicherà esclusivamente al si dedicherà esclusivamente al free-to-play. A essere sinceri, lo studio tedesco sta già facendo i suoi test con Warface, sparatutto in prima persona multiplayer e free-to-play, lanciato da qualche tempo soltanto in Russia, Cina e Corea, ma ancora in beta nel resto del mondo. Un gioco gratuito, ma ovviamente con possibilità di comprare items ed altro (cosa che non specificheremo nel resto dell’articolo, perché è ovvio che ci sia un modello di business di questo tipo, altrimenti progetti simili non sarebbero sostenibili) il cui budget si attesta intorno ai 30 milioni di dollari, una cifra davvero impressionante. Non sappiamo ancora su cosa si impegneranno in seguito, ma siamo estremamente curiosi sia di conoscere i nuovi progetti su cui sono al lavoro, sia di capire se la scelta dell’azienda teutonica pagherà sul lungo periodo.

Ubisoft è un’altra di quelle software house che ha deciso di stanziare un bel po’ di risorse su titoli free-to-play e non poteva fare altro, viste le dichiarazioni del suo presidente. Il gigante francese ha rilasciato una manciata di browser game gratuiti negli scorsi anni, sfruttando alcuni franchise abbastanza noti tra gli appassionati di strategici e RPG, come Might & MagicSettlers Anno. A breve arriveranno Ghost Recon Online, sparatutto multiplayer appartenente alla serie ispirata dai romanzi di Tom Clancy, Silent Hunter Online, strategico a tema sottomarino, ma soprattutto Spartacus Legends, un picchiaduro che è tra i primi tentativi di free-to-play su console. Se Ghost Recon, che è ormai in beta da più di un anno, potrà dire la sua su PC, Spartacus Legends appare davvero una scommessa, perché si tratta di una licenza basata su una serie ormai in chiusura (quella che comincia a Gennaio su Starz è l’ultima stagione). Il fatto che sia un picchiaduro e, quindi, si basi su un gameplay facilitato e veloce da assimilare, potrebbe essere il suo punto di forza. D’altronde, non c’è molto altro per chi desidera semplicemente menare le mani online.

Non molti si sono resi conto che, negli anni passati, Electronic Arts abbia provato a portare online parecchi dei suoi franchise più importanti, rendendoli free-to-play. Il problema è che, forse, l’azienda americana si è mossa un po’ troppo in anticipo rispetto ai tempi. Chi si è accorto di Need for Speed World e di The Sims Online? Praticamente nessuno, nonostante il primo abbia raggiunto 5 milioni di utenti registrati, mentre il secondo ha assunto una certa rilevanza in rete soltanto con il rilascio della sua versione social su Facebook, che è riuscita a catturare un numero di utenti davvero da capogiro.FIFA esiste anche in versione F2P online, su PC, ma soltanto in Corea del Sud e in alcuni paesi limitrofi, dove è giunto alla terza edizione e riscuote un discreto successo. Scommettiamo che ce lo ritroveremo entro un paio di anni anche in occidente e pure su console?

Mentre questi giganti si stanno muovendo a passi piuttosto piccoli, considerate le loro capacità, ci sono software house che negli ultimi anni si sono specializzate quasi esclusivamente sul free-to-play, sia con titoli da giocare via browser che con giochi PC veri e propri. Un esempio è rappresentato dai tedeschi di Bigpoint, diventati dei giganti dell’entertainment grazie a prodotti come Battlestar  GalacticaSeafight(entrambi giocabili pure sul sito italiano di MTV), Drakensang Online e molti altri. Il loro più recente lavoro, in beta allo stato attuale, è una collaborazione con Square/Enix intitolata Gameglobe. Si tratta diuna via di mezzo tra Little Big Planet e Minecraft, che pare davvero intrigante. Poi c’è pure World of Tanks, con i suoi circa 20 milioni di utenti, dei russi di Wargaming.net, che faranno uscire a breve due spin-off che sembrano alquanto promettenti: World of Warplanes (ora in beta) e World of Warships.

Altri due player molto attivi, provenienti dall’Oriente, che hanno cominciato a farsi le ossa con questo tipo di mercato all’inizio dello scorso decennio, in Estremo Oriente, sono i coreani di Nexon e i cinesi di Tencent: i primi si sono espansi in Europa e negli Stati Uniti e si stanno preparando a portare in occidente e lo strategico tattico Navyfield 2: Conqueror of the Ocean e lo sparatutto bellico in prima persona Shadow Company, entrambi dall’aspetto piuttosto interessante. Tencent è praticamente, invece, la Electronic Arts cinese, che oltre a disporre di una marea di titoli free-to-play, di recente ha acquisito una quota di minoranza in Epic Games e si è portata a casa Riot Games, i creatori di League of Legends, che come abbiamo detto inizialmente, è uno dei F2P attualmente più giocati. A breve, l’azienda lancerà soltanto nel suo paese d’origine le versioni free-to-play di due popolarissimi titoli: NBA2K e Call of Duty Online, in accordo con 2K Games e Activision/Blizzard, con l’obiettivo di far sfondare questi due franchise nel paese della Grande Muraglia.

La vecchia Europa risponde invece con Jagex, gigantesco studio britannico autore di titoli come l’avventura online Runescape, lo strategico F2P War of Legends e l’imminente Transformers Universe, che consentirà di effettuare combattimenti con i robottoni più amati della storia del cinema e dell’animazione. Non dimentichiamoci poi di FOnline: The Game, il browser game ufficiale del mondiale di Formula 1 targato Codemasters (ne  avevamo parlato tempo fa, qui). Purtroppo la software house inglese non ha ancora rilasciato dati sul numero di utenti e non ha nemmeno lanciato ufficialmente il gioco, che risulta ancora in beta. Probabilmente dovremo aspettare il termine del campionato per assistere a qualche nuovo sviluppo.

E in Italia? Beh, come purtroppo capita in tutti gli altri ambiti videoludici, siamo indietro come i gamberi. C’è il browser game MyGP Team, dei romani di Interactive Project, ma si tratta di un free-to-play vecchio stampo. L’unico F2P dalla struttura simile a molti dei titoli elencati finora è il racing gameVictory: The Age of Racing, dei cesenati di Vae Victis, in sviluppo dal 2007 e attualmente in beta. Un gioco che merita un sacco di attenzioni e che, finalmente, potrebbe avere il successo che merita. Considerati gli investimenti richiesti per creare videogiochi di questo tipo, abbiamo il timore che Victory rimarrà purtroppo un caso isolato e, di questo, ci spiace davvero molto.

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