Archive for November 30, 2012

Oggi Cucino Io! #26: Cioccotorta

Pur odiando il cioccolato, ho capito che una delle ricette che mi viene meglio è quella della torta al cioccolato e nocciole (che vi avevo già mostrato qui sul blog qualche mese fa). Mi è infatti capitato di portarla via in un paio di occasioni, a mangiare da amici ed entrambe le volte ha riscosso un incredibile successo. Ho quindi deciso di mettermi alla ricerca di un’altra ricetta per prepararla, un po’ diversa dalla precedente. Gli ingredienti che ho usato questa volta sono:

  • 150 g di farina 00
  • 150 g di zucchero semolato
  • 150 g di cioccolato fondente
  • 50 g di burro
  • 4 uova
  • 6 g di lievito per dolci

Per prima cosa, mettete assieme burro e cioccolato e fateli fondere a bagnomaria. Quando sono fusi, usate un leccapentole e mescolateli in modo da amalgamarli nel miglior modo possibile.

Pesate farina e lievito, quindi setacciateli in modo che non si formino grumi.

Rompete le uova e separate i tuorli dagli albumi: i primi andranno in una terrina, i secondi in un’altra. A questo punto montate a neve l’albume, poi montate a scrittura i tuorli e lo zucchero.

Unite quest’ultimo composto con il burro/cioccolato, che dovrebbe essere ancora tiepido, girando finché gli ingredienti non si sono bene amalgamati, ma cercando di fare in fretta per evitare che il tutto si smonti.

Aggiungete prima farina e lievito, procedendo a mescolare, poi concludete versando l’albume.

Continuate a girare finché non avete ottenuto un composto uniforme, poi versatelo in una tortiera.

Infornate per circa 30/35 minuti a 170 °C, poi una volta pronta, tiratela fuori dal forno e gustatevela.

Buon Appetito! :)

M-Review: 7 Psicopatici

Ci sono voluti quattro anni per veder tornare Martin McDonagh dietro la macchina da presa. Il regista inglese si era rivelato nel 2008 con il bellissimo In Bruges, black comedy con un cast di tutto rispetto, guidato da Colin Farrell, Brendan Gleeson e Ralph Fiennes, dall’ambientazione atipica e dall’invidiabile sceneggiatura. 7 Psicopatici è un altro viaggio all’insegna del surreale, in cui realtà e finzione si mescolano in continuazione, solleticando la mente dello spettatore e tenendolo incollato allo schermo. La storia è quella di un giovane sceneggiatore, interpretato ancora da Colin Farrell, che soffre del blocco dello scrittore. La sua vita viene sconvolta quando viene coinvolto da un amico nel rapimento di uno Shih Tzu di proprietà di un gangster, cosa che porterà a conseguenze inimmaginabili.

La fredda Bruges, in questo caso, è sostituita dall’assolata California, ma molti degli elementi visti nell’opera prima del regista trovano l’ovvia evoluzione in questo film. La sceneggiatura è senza dubbio il fiore all’occhiello della pellicola, per la sua capacità di mescolare cose all’apparenza reaii con le creazioni che escono dalla penna dello sceneggiatore. Ci sono diversi colpi di scena che lasciano spiazzati, all’apparenza un po’ assurdi, ma che però funzionano perfettamente nell’insieme creato da McDonagh. Farrell è affiancato da un cast di pesi massimi, del quale fanno parte Sam Rockwell, Christopher Walken, Woody Harrelson e Tom Waits, con Abbie Cornish e Olga Kurylenko che, nonostante appaiano sulla locandina, hanno parti davvero insignifcanti. Dire altre cose sul film risulta difficile, perché si rischia di spoilerare a manetta. Sappiate che a me è piaciuto tanto e sono uscito dal cinema davvero soddisfatto. Promosso a pieni voti.

La nuova frontiera del videogioco (gratuito) (da Wired.it)

 

Secondo Yves Guillemot, presidente di Ubisoft, è il free-to-play l’unica vera ed efficace risposta alla pirateria. Il businessman francese ritiene infatti ci sia normalmente soltanto un 5/7% di utenti disposti a pagare, proprio quelli che si stimano in media per un gioco free-to-play, che avrebbe, sempre a detta di Guillemot, costi notevolmente inferiori ai titoli acquistabili nei negozi. Un’affermazione piuttosto pesante (il 95% di pirati è il dato più alto che ci è mai capitato di sentire), ma che ha più di un fondo di verità. Da qualche mese a questa parte, infatti, anche i giganti del videogioco hanno cominciato a muoversi in questo mercato che molti analisti ritengono possa rappresentare uno dei possibili futuri del mondo videoludico.In occidente, il F2P è un fenomeno piuttosto recente. Mentre in Estremo Oriente, soprattutto in Corea del Sud, si possono trovare esempi di giochi gratuiti sin dalla fine degli anni ‘90, in Europa e negli Stati Uniti è stato Facebook a essere propedeutico alla diffusione del free-to-play. Tutti i vari titoli di Zynga, Playfish, Playdom, Wooga e di tutte quelle software house social-oriented nate negli ultimi anni hanno abituato una larga fetta di utenti alla possibilità di giocare senza spendere un Euro. Certo, chi vuole primeggiare deve aprire il portafoglio, ma per passare semplicemente una serata ogni tanto o i momenti di pausa al lavoro non è necessario sborsare nulla.Dal punto di vista tecnico, ma anche a livello di costi di progetto, i giochi di Zynga non sono eccessivamente complessi e costosi, elemento che ha permesso a queste aziende di poter sopravvivere basandosi su un esiguo numero di utenti paganti, almeno rispetto a quelli che effettivamente giocano ogni giorno sul social network di Mark Zuckerberg. Era ovvio che questa onda anomala, nel giro di qualche anno, avrebbe raggiunto il mondo videoludico classico, quello che considera i social game una vera e propria aberrazione e non ha mai visto di buon occhio tutte le innovazioni apportate dal 2007 in poi, sia in campo social che in tutti quei casi che hanno portato orde di nuovi giocatori, in un ambiente che veniva considerato una vera e propria nicchia.

I primi esempi occidentali di veri videogiochi basati su meccaniche free-to-play risalgono al 2008/2009, con titoli come lo scarsamente riuscito Battlefield Heroes e l’affollatissimo League of Legends, con 32 milioni di utenti registrati e più di un milione di giocatori attivi al giorno. Anche gli MMO, pian piano, hanno subito la transizione dal modello a subscription, con il pagamento di una piccola somma mensile, a quello gratuito, in cui si deve sborsare moneta sonante soltanto per potenziamenti e altre feature aggiuntive. Mentre il re del genere, World of Warcraft, nonostante il progressivo calo di utenza, continui a richiedere un abbonamento mensile, tutta la concorrenza si è invece spostata dall’altra parte. Importanti titoli su licenza come Dungeons & Dragons OnlineLord of the Rings OnlineAge of Conan (nato svariati anni fa come MMO classico) e altri nomi alquanto importanti come Champions Online e Heroes of Newerth sono passati al lato oscuro. Star WarsThe Old Republic, che era nato come alternativa a WoW, ha precipitosamente aggiunto un’opzione free-to-play a qualche mese dal lancio, nel tentativo di fermare l’emorragia di utenti che aveva abbandonato il gioco nei mesi successivi all’uscita.La stessa Blizzard, al recente Valencia eSports Congress, ha dichiarato che sta pensando di rendere F2P la modalità multiplayer di Starcraft II. Un esperimento che rappresenterebbe la prima volta in questo ambito per l’azienda di Irvine e che risulterebbe sicuramente utile per testare queste meccaniche in vista del fumoso Project Titan, sparatutto massivo in prima persona, la cui uscita è attualmente indicata per il 2015.

Una recente ricerca realizzata da IDG su come andranno i prossimi quattro anni nel mondo dei videogiochi dice che il free-to-play acquisirà sostanziali quote di mercato anche laddove non è così diffuso attualmente: su PC, ma soprattutto su console. Ci sarà un inevitabile aumento delle quote di mercato del F2P anche sulle piattaforme mobili e nell’ambito degli MMO, dove però ormai il giocogratuito, come detto prima, non è più una novità. La ricerca evidenzia anche la nascita di una nuova tipologia di giocatore, una via di mezzo tra il non appassionato, che gioca di tanto in tanto per passare il tempo (casual gamer) e il grande appassionato, che invece spende tanto per la sua passione (hardcore gamer).

Si comincerà presto, quindi, a parlare di core gamer, per riferirsi a tutti quei giocatori abituati a giocare a pagamento, ma che dedicheranno sempre più attenzione al F2P, ovviamente su PC e console, perché i generi che preferiscono, dagli sparatutto in prima persona agli strategici in tempo reale, passando per i giochi di guida e gli action in terza persona, potranno contare su un’offerta sempre più ampia in questo ambito. Questi sono giocatori che non si fanno problemi a spendere per potenziare i propri personaggi, comprare oggetti unici, armi speciali e via dicendo. Ed è grazie a questa piccola percentuale, calcolata intorno al 2% del totale di chi gioca al singolo videogioco, che i nuovi titoli F2P dovranno sopravvivere.

Un rischio notevole per le aziende che si impegneranno in produzioni di questo tipo, il cui budget si avvicinerà molto più a quello degli attuali prodotti console che ai giochi free-to-play che abbiamo conosciuto finora. Cambia anche il modo di produrre, perché le aziende non potranno più chiudere il ciclo produttivo di un videogioco a pochi mesi dall’uscita, ma dovranno supportarlo continuamente con aggiornamenti e migliorie in modo da non far scappare gli utenti esistenti ma, allo stesso tempo, acquisirne di nuovi per riuscire a sostenersi finanziariamente.

Si resta davvero stupefatti quando un grande studio come Crytek, noto per il suo CryEngine e per gli spettacolari titoli realizzati per altri publisher, da Far Cry ai vari Crysis, passando per gli imminentiHomefront 2 e Ryse, dichiara che una volta terminati tutti questi impegni, si dedicherà esclusivamente al si dedicherà esclusivamente al free-to-play. A essere sinceri, lo studio tedesco sta già facendo i suoi test con Warface, sparatutto in prima persona multiplayer e free-to-play, lanciato da qualche tempo soltanto in Russia, Cina e Corea, ma ancora in beta nel resto del mondo. Un gioco gratuito, ma ovviamente con possibilità di comprare items ed altro (cosa che non specificheremo nel resto dell’articolo, perché è ovvio che ci sia un modello di business di questo tipo, altrimenti progetti simili non sarebbero sostenibili) il cui budget si attesta intorno ai 30 milioni di dollari, una cifra davvero impressionante. Non sappiamo ancora su cosa si impegneranno in seguito, ma siamo estremamente curiosi sia di conoscere i nuovi progetti su cui sono al lavoro, sia di capire se la scelta dell’azienda teutonica pagherà sul lungo periodo.

Ubisoft è un’altra di quelle software house che ha deciso di stanziare un bel po’ di risorse su titoli free-to-play e non poteva fare altro, viste le dichiarazioni del suo presidente. Il gigante francese ha rilasciato una manciata di browser game gratuiti negli scorsi anni, sfruttando alcuni franchise abbastanza noti tra gli appassionati di strategici e RPG, come Might & MagicSettlers Anno. A breve arriveranno Ghost Recon Online, sparatutto multiplayer appartenente alla serie ispirata dai romanzi di Tom Clancy, Silent Hunter Online, strategico a tema sottomarino, ma soprattutto Spartacus Legends, un picchiaduro che è tra i primi tentativi di free-to-play su console. Se Ghost Recon, che è ormai in beta da più di un anno, potrà dire la sua su PC, Spartacus Legends appare davvero una scommessa, perché si tratta di una licenza basata su una serie ormai in chiusura (quella che comincia a Gennaio su Starz è l’ultima stagione). Il fatto che sia un picchiaduro e, quindi, si basi su un gameplay facilitato e veloce da assimilare, potrebbe essere il suo punto di forza. D’altronde, non c’è molto altro per chi desidera semplicemente menare le mani online.

Non molti si sono resi conto che, negli anni passati, Electronic Arts abbia provato a portare online parecchi dei suoi franchise più importanti, rendendoli free-to-play. Il problema è che, forse, l’azienda americana si è mossa un po’ troppo in anticipo rispetto ai tempi. Chi si è accorto di Need for Speed World e di The Sims Online? Praticamente nessuno, nonostante il primo abbia raggiunto 5 milioni di utenti registrati, mentre il secondo ha assunto una certa rilevanza in rete soltanto con il rilascio della sua versione social su Facebook, che è riuscita a catturare un numero di utenti davvero da capogiro.FIFA esiste anche in versione F2P online, su PC, ma soltanto in Corea del Sud e in alcuni paesi limitrofi, dove è giunto alla terza edizione e riscuote un discreto successo. Scommettiamo che ce lo ritroveremo entro un paio di anni anche in occidente e pure su console?

Mentre questi giganti si stanno muovendo a passi piuttosto piccoli, considerate le loro capacità, ci sono software house che negli ultimi anni si sono specializzate quasi esclusivamente sul free-to-play, sia con titoli da giocare via browser che con giochi PC veri e propri. Un esempio è rappresentato dai tedeschi di Bigpoint, diventati dei giganti dell’entertainment grazie a prodotti come Battlestar  GalacticaSeafight(entrambi giocabili pure sul sito italiano di MTV), Drakensang Online e molti altri. Il loro più recente lavoro, in beta allo stato attuale, è una collaborazione con Square/Enix intitolata Gameglobe. Si tratta diuna via di mezzo tra Little Big Planet e Minecraft, che pare davvero intrigante. Poi c’è pure World of Tanks, con i suoi circa 20 milioni di utenti, dei russi di Wargaming.net, che faranno uscire a breve due spin-off che sembrano alquanto promettenti: World of Warplanes (ora in beta) e World of Warships.

Altri due player molto attivi, provenienti dall’Oriente, che hanno cominciato a farsi le ossa con questo tipo di mercato all’inizio dello scorso decennio, in Estremo Oriente, sono i coreani di Nexon e i cinesi di Tencent: i primi si sono espansi in Europa e negli Stati Uniti e si stanno preparando a portare in occidente e lo strategico tattico Navyfield 2: Conqueror of the Ocean e lo sparatutto bellico in prima persona Shadow Company, entrambi dall’aspetto piuttosto interessante. Tencent è praticamente, invece, la Electronic Arts cinese, che oltre a disporre di una marea di titoli free-to-play, di recente ha acquisito una quota di minoranza in Epic Games e si è portata a casa Riot Games, i creatori di League of Legends, che come abbiamo detto inizialmente, è uno dei F2P attualmente più giocati. A breve, l’azienda lancerà soltanto nel suo paese d’origine le versioni free-to-play di due popolarissimi titoli: NBA2K e Call of Duty Online, in accordo con 2K Games e Activision/Blizzard, con l’obiettivo di far sfondare questi due franchise nel paese della Grande Muraglia.

La vecchia Europa risponde invece con Jagex, gigantesco studio britannico autore di titoli come l’avventura online Runescape, lo strategico F2P War of Legends e l’imminente Transformers Universe, che consentirà di effettuare combattimenti con i robottoni più amati della storia del cinema e dell’animazione. Non dimentichiamoci poi di FOnline: The Game, il browser game ufficiale del mondiale di Formula 1 targato Codemasters (ne  avevamo parlato tempo fa, qui). Purtroppo la software house inglese non ha ancora rilasciato dati sul numero di utenti e non ha nemmeno lanciato ufficialmente il gioco, che risulta ancora in beta. Probabilmente dovremo aspettare il termine del campionato per assistere a qualche nuovo sviluppo.

E in Italia? Beh, come purtroppo capita in tutti gli altri ambiti videoludici, siamo indietro come i gamberi. C’è il browser game MyGP Team, dei romani di Interactive Project, ma si tratta di un free-to-play vecchio stampo. L’unico F2P dalla struttura simile a molti dei titoli elencati finora è il racing gameVictory: The Age of Racing, dei cesenati di Vae Victis, in sviluppo dal 2007 e attualmente in beta. Un gioco che merita un sacco di attenzioni e che, finalmente, potrebbe avere il successo che merita. Considerati gli investimenti richiesti per creare videogiochi di questo tipo, abbiamo il timore che Victory rimarrà purtroppo un caso isolato e, di questo, ci spiace davvero molto.

Oggi Cucino Io! #25: Risotto al Radicchio Rosso e Sangiovese

Come molti di voi sapranno, ho origini piemontesi. E se c’è una cosa che una persona con sangue piemontese deve assolutamente saper fare, quella è senza dubbio il risotto. Ho così approfittato dell’ultimo ponte, quello di inizio novembre, per farmi insegnare da mia madre, vera e propria maestra nell’arte della preparazione di questo piatto, a cucinarne uno. Mamma è bravissima in quelli di pesce (ci penserò fra qualche tempo), io ho invece deciso di cominciare da una cosa molto più semplice. Per preparare questo risotto al radicchio rosso e Sangiovese, ho usato (ingredienti per due persone):

  • 150 g di riso (carnaroli o vialone nano)
  • 100 g di radicchio rosso
  • Un porro
  • Mezzo bicchiere di Sangiovese
  • Olio, sale e pepe q.b.

Tritate a coltello il porro, prendete una padella e metteteci dell’acqua leggermente salata o del brodo vegetale, poi buttate il trito e fatelo scaldare finché non si è sciolto, facendo attenzione che non si asciughi troppo per evitare che si bruci.

Tagliate il radicchio a striscioline sottili, poi buttatelo nella padella e fatelo stufare per qualche minuto. Durante la cottura aggiungete il mezzo bicchiere di Sangiovese e lasciatelo evaporare, poi a fine cottura salate e pepate.

Prendete un altra pentola, accendete il fuoco e poi buttateci dentro il riso (possibilmente carnaroli o vialone nano). Il riso va buttato dentro senza nient’altro nella pentola. Fatelo scaldare, verificando la temperatura mettendoci sopra un pugno e, poi, non appena è caldo, versate qualche mestolo di brodo vegetale o di acqua salata e cominciate a girarlo con un cucchiaio di legno.

Lasciatelo andare per qualche minuto versando brodo quando vedete che si sta asciugando e, ovviamente, continuando a girare tutte le volte che effettuate questa operazione. Dopo 5/6 minuti aggiungete il radicchio e andate avanti così finché il riso non è pronto, versando brodo prima che si asciughi e girandolo.

Per cuocere il riso, sono necessari dai 12 ai 18 minuti, dipende da quanto lo volete al dente.

Una volta terminata la cottura aggiungeteci un poco di parmigiano e continuate a girare per mantecarlo, operazione che va fatta a freddo, a fuoco spento. Dopodiché, continuate a girare in modo che butti fuori l’amido e produca un po’ di crema. Più girerete, più il riso sarà cremoso.


A questo punto, non vi rimane altro che servirlo in tavola. Buon Appetito! :)

M-Review: Argo

Nella storia del cinema sono tanti gli attori che, nel corso della loro carriera, sono diventati registi di successo. Si pensi a Robert Redford, Warren Beatty e Clint Eastwood oppure, in tempi più recenti, a George Clooney e Peter Berg. Qualcuno, come quest’ultimo, sceglie di farsi vedere molto meno davanti alla macchina da presa, altri procedono in parallelo con la loro carriera da attore. Ben Affleck è uno di quei nomi che, nonostante abbia interpretato numerose pellicole abbastanza discutibili, da regista non ha praticamente sbagliato un film. Sia Gone Baby Gone che The Town, infatti, si sono rivelate ottime prove registiche e, siccome non c’è due senza tre, si può dire lo stesso per Argo. La pellicola è ispirata a una storia resa nota da un articolo pubblicato sul Wired americano alla fine degli anni ’90. All’inizio degli anni ’80 la CIA e i servizi segreti canadesi collaborarono per una missione che aveva come scopo quello di portare via dall’Iran rivoluzionario un gruppo di diplomatici americani. Per coprire tutto questo, viene inventata di sana pianta la produzione di un film di fantascienza intitolato Argo, da girare proprio in Iran. Una vicenda così assurda che pare uscita da una sceneggiatura, ma che è realmente accaduta e non aspettava altro se non l’essere raccontata al cinema.

Questa terza prova registica di Ben Affleck dimostra una crescita dietro la macchina da presa davvero invidiabile. L’attore/regista ha dichiarato di essersi ispirato ai film di inchiesta degli anni ’70, come Tutti gli Uomini del Presidente, per lo stile da conferire alla pellicola e il risultato è davvero fenomenale, visto che ci troviamo di fronte a un parente molto prossimo di quei film. Affleck, che è anche il protagonista, si comporta molto bene anche da attore, un po’ come tutto il resto del cast, in cui troviamo Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, un’irriconoscibile Clea DuVall, Tate Donovan, Victor Garber e molti altri. Ottima fotografia, montaggio frenetico che mantiene sempre alta la tensione e regia gestita con piglio sicuro sono alcuni dei tanti punti di forza del film, che si colloca meritatamente nella mia Top 3 personale del 2012. Fatevi del bene e correte a vederlo al cinema, non ve ne pentirete.

Adult Swim Games: dove lo stile e l’originalità sono ancora di casa (da Wired.it)

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Venerdì 2 Novembre su Wired.it. Lo trovate all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2012/10/17/non-si-vive-solo-di-fifa-o-pes-121543.html. Questa è la versione “unedited”, senza alcuna modifica. :)

Adult Swim è il marchio utilizzato, a partire dal 2001, dal Cartoon Network americano per indicare il blocco di programmi, in onda dalle 21 di sera alle 6 del mattino, indirizzato a un pubblico più adulto rispetto a quello che tradizionalmente segue il canale. All’interno di Adult Swim sono nate serie come  Robot ChickenStar Wars: The Clone Wars e  Aqua Teen Hunger Force, tanto per citare le più note. I capoccia di CN hanno intuito piuttosto rapidamente il potenziale del marchio in campo videoludico sia a livello di contenuti originali che di prodotti su licenza e così, dal 2005 in poi, sono usciti alcuni titoli per console, che però non hanno ottenuto il successo sperato.

Anziché perdersi d’animo, i dirigenti hanno deciso di cambiare direzione, concentrandosi su giochi più piccoli, per il web e il mobile, ma sempre  originali e fuori di testa, come suggeriscono le proposte del canale televisivo. Il primo passo è stato la creazione di un portale di giochi Flash, prevedibilmente chiamato Adult Swim Games, che è riuscito nel corso del tempo ad accaparrarsi un discreto numero di utenti. Il secondo passo è stato quello di sfruttare questa base di contenuti e utenti per sbarcare su mobile, principalmente su iOS (sono solo tre i giochi disponibili su Android). Diamo così un’occhiata a quelli che sono i titoli più interessanti targati Adult Swim a cui possiamo giocare sui nostri smartphone.

Amateur Surgeon e  Amateur Surgeon 2: nati come giochi Flash, questi eredi spirituali e digitali del mitico  Allegro Chirurgo rappresentano un ottimo modo per ingannare il tempo quando si rischia di annoiarsi. Dotati di uno stile grafico che ricorda alquanto  South Park e compagnia cantante, questi due titoli sono ricchi di missioni, longevi e divertenti. Il giocatore dovrà usare strumenti di fortuna, come fermagli, accendini, rotelle tagliapizza e altri oggetti non esattamente approvati dai discendenti di Ippocrate per operare malcapitati con muscoli perforati, ossa rotte, organi interni invasi da insetti e altre situazioni al limite. Attraverso il touch controllerai gli strumenti e opererai la vasta gamma di pazienti disponibili, tentando di non ucciderli. Per dovere di cronaca, il primo episodio resiste sul mio iPad ormai da due anni e mezzo.

Robot Unicorn Attack è un altro titolo nato come gioco Flash, sbarcato su iOS (e poi su Android) per cercare di capitalizzare sul successo di Canabalt e simili. Si tratta infatti di un runner, dalla grafica ultra-variopinta, in cui si controlla un unicorno robotico metallizzato. La meccanica di gioco è piuttosto semplice e collaudata, ma lo  stile  over the top e l’utilizzo un pezzo degli  Erasureintitolato Always, come colonna sonora, lo pongono su un piano diverso rispetto ai suoi omologhi. Ne esiste anche una versione alternativa, uscita qualche tempo dopo la versione originale,  Robot Unicorn Heavy Metal Attack, in cui il mondo fantasy stile Mio Mini Pony è stato rimpiazzato da un’ambientazione cupa e infernale, mentre il tema musicale è diventato Battlefield, dei Blind Guardian.

Bring Me Sandwiches è un titolo completamente originale, dallo stile cartoon e dai colori vivi (uno dei marchi di fabbrica dei giochi Adult Swim), in cui si vestono i panni di uno sfortunato dipendente di un fast food, a cui il presidente degli Stati Uniti assegna un compito molto importante: quello di creare dei giganteschi sandwich per soddisfare Gourmo, invasore alieno che minaccia di distruggere la Terra. Il gioco è una specie di Katamari Damacy misto a un platform, a sviluppo orizzontale, visto che l’obiettivo è quello di raccogliere oggetti di ogni genere, da carne a gatti, passando per pezzi di metallo e altre cose non propriamente commestibili, per mettere assieme i panini desiderati dai parenti di E.T.. Bring Me Sandwiches ci mette un paio di livelli per ingranare, ma da quel momento diventerà una delle applicazioni più usate sul tuo iPhone, parola di lupetto.

Monsters Ate My Condo e  Super Monsters Ate My Condo!: sviluppati dai neozelandesi di  Pik Pok, specialisti nella realizzazione di giochi mobile tutt’altro che canonici, questi due titoli mischiano creature e scritte in stile jappo e grafica in pixel-art, ma moderna, a un puzzle game con meccaniche di tipo Match-3 (alla  Bejeweled, per intenderci), ma a sviluppo verticale. In soldoni, ti ritroverai con una torre di blocchi di vario colore, con una creatura da una parte e dall’altra: il tuo obiettivo sarà quello di formare gruppi di almeno tre blocchi uguali per lanciarli verso la creatura con lo stesso colore, guadagnando così punti e tempo.  Non è facile spiegarlo, si fa prima a giocarlo e possiamo assicurare che, una volta cominciato, non ci si stacca molto facilmente. Ah, Monsters Ate My Condo è disponibile anche su Android.

L’ultima release di casa Adult Swim, uscita qualche settimana fa, è anche uno dei loro giochi più azzeccati. Si intitola  Girls Like Robots ed è praticamente la riproposizione in forma videoludica di quel che si fa quando, per esempio, si devono organizzare tavolate a un evento e certa gente non può stare vicina ad altra e ci si deve ingegnare per accontentare quante più persone possibili. Nel gioco, dotato di una storia molto dolce e di una grafica che sembra quasi dipinta a mano, oltre che ricco di ironia, ogni personaggio sorride se è a fianco di certi personaggi e si intristisce se affiancato ad altri. Per fare un esempio, le ragazze stanno bene quando sono vicino a un robot, mentre soffrono se sistemate a fianco di un nerd e così via per ciascuno dei personaggi disponibili. Anche in questo caso, semplicemente spiegare non rende l’idea, bisogna giocarlo per rendersi conto che basta una partita per renderlo una droga da cui è quasi impossibile staccarsi. Provare per credere.

Oggi Cucino Io! #24: Strozzapreti al Salmone Affumicato e Zucchine

Qualche weekend fa ho preso l’iniziativa e ho deciso di mettermi a cucinare, anche per i miei, un primo, gustoso e semplice, dall’inizio alla fine. Non ho usato pasta confezionata, ma me la sono fatta da solo. L’impasto degli strozzapreti è quanto di più facile possa esistere, io ho usato questi ingredienti:

  • 500 g di farina 0
  • 250 g di acqua

Mettete farina e acqua nell’impastatore, poi una volta creato l’impasto, fate una pallotta e ricoprite il recipiente in cui è contenuto con della pellicola, in modo che non si secchi. Tirate una sfoglia abbastanza sottile e poi con un coltello tagliate delle striscioline di circa 1 cm. Per fare gli strozzapreti dovrete arrotolare le strisce su loro stesse con entrambe le mani e poi tagliare via dei pezzi lunghi 3-4 cm.

Per il sugo, invece, ho usato questi ingredienti:

  • 100 g di salmone affumicato
  • 2 zucchine
  • Porro e finocchietto q.b.
  • Olio e sale

Cominciate tagliando le zucchine a striscioline corte e piuttosto spesse.

Fate lo stesso con il salmone affumicato.

Tagliate quindi il porro a quadratini piccolissimi, in modo che possano sciogliersi facilmente, poi mettetelo a scaldare in una padella, unendo un po’ di brodo. Dopo qualche minuto, aggiungete le zucchine, facendo attenzione che la parte liquida non si asciughi e, quindi, non bruci.

Dopo tre/quattro minuti, togliete le zucchine dal fuoco. Nel frattempo, ovviamente, l’acqua per la pasta è giunta in ebollizione ed è pronta a cuocerla. Buttate dentro circa 450 g di strozzapreti per tre persone e aspettate che risalgano in superficie (ci vogliono più o meno tre/quattro minuti) per tirarli su e finire la cottura in padella. A questo punto, aggiungete anche il salmone e la barba di finocchietto.

Aggiungete olio e sale (non troppo, il salmone è già salato di suo), fate saltare la pasta qualche volta, in modo da distribuire bene il sugo, quindi servite.

Buon Appetito! :)

M-Review: Taken: La Vendetta

Io Vi Troverò, alias Taken, è stato uno dei più imprevedibili successi cinematografici degli ultimi anni. Versione moderna di Il Giustiziere della Notte, è un film che negli anni ’80 e ’90 avrebbe potuto avere come protagonista una delle tante action star di quel periodo. La strana accoppiata Luc Besson e Liam Neeson lo ha reso un vero e proprio hit al botteghino, cosa su cui non avrebbe mai scommesso nessuno. Squadra che vince non si cambia ed ecco che, quattro anni dopo, attori e produttore tornano con un sequel. Taken: La Vendetta prova inizialmente a sovvertire la trama del primo episodio: la figlia rapita dell’originale si trova infatti a dover salvare i genitori, rapiti dal padre di uno degli aguzzini uccisi nel primo film durante un viaggio a Istanbul con l’intera famiglia.

La cosa è talmente ridicola che, dopo poche decine di minuti, il personaggio di Neeson si libera e torna a fare quello che sa fare meglio: uccidere cattivi random senza pietà, con la figlia che però gli dà una mano. Ed è qui che il film si trasforma nella brutta fotocopia del primo episodio, a causa di una regia (del francese Olivier Megaton, sempre della scuderia Besson) poco ispirata, di una serie di orrori di sceneggiatura e scelte poco ispirate su cui risulta difficile chiudere un occhio e di un villain del tutto evanescente, che non terrorizzerebbe nemmeno un golden retriever. Neeson ci mette tutta la professionalità di cui è in possesso, ma non gli basta affatto per salvare questo completo disastro. Se proprio dovrà essere realizzato un terzo episodio (e visti gli incassi, probabilmente è ciò che accadrà), sarebbe bello poter vedere la vendetta dagli occhi di un cattivo, altrimenti si rischia di trovarsi nuovamente la stessa minestra per la terza volta. Bocciato senza riserve.

M-Review: Skyfall

E così, siamo arrivati al 50º anniversario della prima apparizione cinematografica di James Bond. L’agente segreto al servizio di Sua Maestà è probabilmente il personaggio più longevo della storia della celluloide. Certo, l’unico vero 007 è Sean Connery, mentre tutti gli altri sono solo delle pallide imitazioni. Sicuramente la sua è stata l’interpretazione più iconica, ma nel corso degli anni anche gli altri attori che hanno vestito i panni di Bond hanno saputo cavarsela, chi più chi meno. L’ultimo reboot di 007 ha dato vita a un primo film davvero degno di nota, mentre Quantum of Solace si è rivelato un tremendo disastro. Skyfall partiva con l’handicap di dover redimere quanto di brutto visto nell’episodio precedente. Il 23º film della serie è un reboot del reboot, si potrebbe dire, con un Bond diverso da quello mostrato in Casino Royale. Questa volta, l’agente deve vedersela con un ex-collega passato dalla parte dei cattivi, un altro agente del MI-6, che ha come unico scopo quello di vendicarsi di M. Bond dovrà così proteggere il proprio capo dal geniale Raoul Silva, mago dei computer e pazzo furioso.

Gli ingredienti del film solo quelli classici: grandi e spettacolari scene d’azione (la sequenza di apertura sul treno è una delle migliori mai viste in uno 007), belle donne, avventure in giro per il mondo e qualche colpo di scena ben dosato. Il Bond di Daniel Craig può non piacere, ma è innegabile che si tratti della versione dell’agente segreto più carismatica dopo Connery. Qui è affiancato da un ottimo cast di comprimari (la solita Judi Dench, Ralph Fiennes, Ben Whishaw), due affascinanti Bond-girl (Naomie Harris e la bellissima Bérénice Marlohe) e un cattivissimo Javier Bardém, davvero in stato di grazia, nonostante l’improbabile capigliatura bionda. Inutile poi che parli del pezzo cantato da Adele, probabilmente il miglior tema musicale per un Bond ai tempi di A View to a Kill dei Duran Duran. La regia di Sam Mendes è molto nolaniana nel suo stile, asciutto e realistico, con tantissimi punti di contatto con gli ultimi due The Dark Knight. Ed è proprio qui che casca l’asino, perché Skyfall presenta grossi problemi di ritmo, proprio come l’ultimo film dell’uomo pipistrello. Troppi cali di tensione, troppi momenti morti, per una pellicola che, se fosse stata più stringata, sarebbe stata la migliore della serie. È tutto perfetto: la fotografia, le musiche, gli interpreti, le scene d’azione, ma il film ogni tanto si perde miserabilmente, vanificando in buona parte quanto visto poco prima. Mendes ha talvolta intuizioni geniali, con scene che rimangono impresse, ma spesso perde il filo del discorso, rovinando un po’ le cose. Per carità, intendiamoci, ad averne di film così, ma rimane l’amaro in bocca per certe scelte discutibili. Comunque, da vedere, senza ombra di dubbio.

Oggi Cucino Io! #23: Tortine alle Mele

Come avrete sicuramente notato, ultimamente da queste parti compaiono quasi solamente ricette di dolci. Purtroppo, cucinando solo nei weekend, quando sono in Romagna, sono le cose più agevoli da fare, visto che la cucina è una sola e per pranzo e cena è occupata dal feldmaresciallo (alias madre). Ergo, posso dedicarmi a preparare cose soltanto nel pomeriggio e i dolci sono ovviamente la cosa che viene meglio in quel limitato intervallo di tempo.

Questa settimana vi propongo delle semplici tortine alle mele, perfette da mangiare a colazione, magari pucciate nel latte, ma anche come dessert, ricoperte di panna o cioccolato (per me vince la prima, visto che il secondo proprio non mi piace). Questi sono gli ingredienti:

  • 180 g di farina 00
  • 70 g di fecola di patate
  • 100 g di zucchero semolato
  • 1 uovo
  • 100 g di ricotta
  • 90 g di olio di semi di mais
  • 1 yogurt al limone (125 g)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 3 mele
  • Un po’ di limone
  • Un po’ di zucchero di canna

Cominciate accendendo il forno a 180 °C, poi pesate separatamente solidi e liquidi. Mettete lo zucchero nel recipiente della planetaria, quindi versate farina, lievito e fecola in un’altra terrina, poi setacciate il composto su un foglio di carta forno, in modo da rimuovere eventuali grumi.

Prendete un altro recipiente e versateci dentro l’olio di semi di mais, lo yogurt e la ricotta, mescolandoli un po’ con un cucchiaio.

Prima di cominciare a impastare, prendete le mele e tagliatele prima a fette, poi a striscioline, quindi conditele con un po’ di zucchero di canna e limone.

A questo punto, rompete l’uovo nel recipiente della planetaria, quello in cui avevate messo lo zucchero, poi cominciate a farla funzionare, aumentando man mano la velocità. Quando zucchero e uovo avranno montato un minimo, aggiungete i liquidi, facendo girare le fruste più velocemente per una decina di secondi. Fermate di nuovo, aggiungete le polveri e ripetete il procedimento. Il risultato sarà un composto piuttosto denso.

A questo punto, aggiungete gradualmente le mele, mescolandole in modo che vengano completamente inglobate nel liquido. Munitevi di cucchiaio o mestolo e cominciate a versare il composto negli stampi di silicone (o di alluminio) che userete per dare la forma alle tortine.

Una volta riempiti, infornate per 25/30 minuti, tenendo d’occhio le tortine di tanto in tanto per evitare che si brucino. Tiratele fuori dal forno appena pronte e mangiate con gusto.

Buon appetito! :)