M-Review: Magic Mike

Steven Soderbergh è senza dubbio uno dei registi più eclettici e strambi su cui può contare il cinema americano. Capace di dirigere film estremamente concettuali e minimali, ma anche pellicole molto più commerciali, il buon Steven ci ammorba da anni sulla sua voglia di ritirarsi per dedicarsi ad altro, senza mai farlo, però. Un buon metodo per attirare l’attenzione su sé stesso, ma che ha decisamente stufato, anche perché probabilmente non avverrà a breve, considerati gli infiniti impegni del regista. Ed è un bene, senza dubbio, visto che i suoi lavori, solitamente, sono di un certo valore. Per quanto, dai trailer, sembri un film piuttosto lontano dalle sue corde, Magic Mike è in realtà molto vicino a cose come Sesso Bugie e Videotape, The Girlfriend Experience e Full Frontal. Liberamente ispirata alla vita di Channing Tatum, che ne è anche il protagonista, prima che diventasse attore, la pellicola offre uno sguardo piuttosto amaro a mondo, quello degli spogliarellisti, in cui il fisico conta più di qualsiasi altra cosa.

La trama è piuttosto classica, con lo spogliarellista esperto che decide di diventare maestro di un novellino, che ha da poco cominciato a praticare il lavoro, insegnandogli come ci si “muove” sul palco e come si conquistano le fanciulle. La storia procede esattamente come vi aspettereste e se non fosse per un Matthew McConaughey in stato di grazia ed un buon Channng Tatum ci si annoierebbe parecchio. Anche perché quel cinismo e quell’amarezza che vengono promessi di tanto in tanto si vanno a scontrare con un buonismo forse inevitabile, ma necessario per portare a casa il grano. E a quanto pare questa strategia ha funzionato al botteghino, visto che il film, costato soltanto 7 milioni di dollari, ne ha incassati più di 100 (anche in Italia, sorprendentemente, sta avendo successo). Per il sottoscritto, Magic Mike rappresenta un’occasione mancata: a far da contraltare alla prevedibilità della storia e all’amarezza promessa ma non mantenuta ci sono una buona recitazione di certi attori e una discreta regia. La sufficienza c’è, ma solo quella.

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