Archive for October 31, 2012

M-Review: National Theatre Live: Frankenstein

Non sono mai stato un gran appassionato di teatro, però va detto che, se vivessi a Londra o a New York, probabilmente lo frequenterei più del cinema. Quando si va a scorrere la lista degli spettacoli presenti in queste città, si può notare quanti attori celebri per le loro interpretazioni cinematografiche siano in realtà anche protagonisti di svariate piece teatrali (per farvi un esempio, con Scarlett Johansson a fare da protagonista della Gatta Sul Tetto Che Scotta, probabilmente sarei a teatro almeno due volte al giorno). Mesi fa ho avuto modo di vedere, per caso, il trailer di National Theatre Live: Frankenstein, riproposizione cinematografica dello spettacolo teatrale che Danny Boyle, regista di Trainspotting e 28 Giorni Dopo, ha diretto al National Theatre di Londra all’inizio del 2011. La peculiarità di questa piece, adattamento del romanzo di Mary Shelley, sta nei ruoli interpretati dai due attori protagonisti, Jonny Lee Miller e Benedict Cumberbatch. Entrambi, infatti, vestono i panni sia del Dottor Frankenstein che della creatura, ma a giorni alterni: quando Miller fa il dottore, Cumberbatch è il mostro, mentre il giorno successivo i ruoli si invertono.

Nexo Digital ha deciso di portare in Italia questa opera, in una serie di cinema selezionati sparsi un po’ per tutta la penisola, in lingua originale con i sottotitoli in inglese. Da quel che ho capito, l’unica versione proiettata è stata quella che ho visto anch’io, con lo Sherlock americano* (ed ex-marito di Angelina Jolie) nei panni del dottore e lo Sherlock made in BBC* in quelli della creatura. Visto che il National Theatre non pare interessato al riversamento in DVD/BluRay della piece, difficilmente noi italiani riusciremo a vedere l’altra versione. Nonostante questo, devo dire che la visione è stata alquanto soddisfacente. La storia è leggermente diversa da quella che conosciamo, ma la cosa non si nota: sia Miller che Cumberbatch, soprattutto il secondo, sono straordinariamente bravi nei loro ruoli. Il futuro Smaug dello Hobbit conferisce un’incredibile umanità alla creatura, caratteristica che non ho mai visto così spiccata negli altri adattamenti. A parte Naomie Harris (007: Skyfall, 28 Giorni Dopo e gli ultimi Pirati dei Caraibi), non ci sono altri volti noti nello spettacolo. La colonna sonora è invece, ovviamente, dei preferiti di Boyle, quegli Underworld che gli hanno anche musicato la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra. Non so se farete ancora in tempo a vederla (qui trovate l’elenco delle proiezioni), ma nel caso, correte al cinema. Nonostante il biglietto costi 10 €, ne vale davvero la pena.

*Benedict Cumberbatch interpreta Sherlock Holmes nell’acclamatissima mini-serie targata BBC, mentre Jonny Lee Miller veste i panni di Holmes nel clone americano della serie, quella Elementary cominciata negli USA da un mesetto. Maggiori info qui.

Calcio su smartphone, non si vive solo di FIFA o PES (da Wired.it)

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Mercoledì 17 Ottobre su Wired.it. Lo trovate all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2012/10/17/non-si-vive-solo-di-fifa-o-pes-121543.html. Questa è la versione “unedited”, senza alcuna modifica. :)

In questo 2012 il calcio non è praticamente mai andato in pausa. I tre mesi estivi sono stati costellati dagli Europei, dalle Olimpiadi e da tutta una serie di altri appuntamenti tali da non far sentire mai soli i tanti appassionati del nostro Paese. Lo stesso è accaduto nel mondo digitale, che ha visto arrivare tantissimi videogiochi dedicati al pallone, sia su console che nel mondo digitale.

Mentre su PlayStation 3 e Xbox360 si scatena l’usuale rivalità di inizio stagione tra Fifa e Pes (con un dominio quasi assoluto dei titoli calcistici nella top ten assoluta delle vendite italiane), su iOs lo scontro tra i classici si verifica invece tra il gioco Ea e Real Football 2013 di GameLoft. Ma su mobile, Android incluso, c’è fortunatamente un’offerta molto più ampia, che comprende tutta una serie di videogiochi molto carini, usciti negli ultimi mesi, perfetti per chi è interessato a immergersi nel mondo nel pallone, ma vuole semplicemente limitarsi a gestire la propria squadra o disegnare spettacolari azioni per buttare la palla nella porta avversaria, ma senza svolgere una partita tout-court.

Il maggiore rappresentante di questa categoria è senza dubbio New Star Soccer, interamente sviluppato dall’inglese Simon Read, prima per pc e Mac, mentre dalla scorsa estate è disponibile anche su iOs e Android, in versione freemium nel primo caso, a pagamento nel secondo. Il gioco è un manageriale che dà la possibilità di intervenire direttamente nella partita durante le azioni chiave. Nelle occasioni principali è infatti il giocatore che dovrà colpire la palla in maniera tale da mandarla in rete o da servire il compagno che si trova in posizione favorevole. Un titolo che, nonostante la grafica old-style, è stato un vero e proprio successone durante la stagione estiva, fruttando al suo creatore la bellezza di 5mila sterline al giorno, grazie agli in-app purchase.

Lo stesso periodo ha visto spuntar fuori anche Big Win Soccer, titolo free-to-play creato dai canadesi di Hothead Games, che fa parte di una serie di videogiochi sportivi dedicati al football americano – Big Win Football – al baseball – Big Win Baseball – e all’hockey su ghiaccio – BigWinHockey – con cui condivide le meccaniche e il particolare stile cartoon. Il gioco ti vedrà impegnato a gestire la tua squadra per poi controllarla sul campo attraverso una serie di carte/figurine acquistabili con i coins virtuali presenti nell’applicazione, ricaricabili attraverso in-app purchase. Big Win Soccer è molto coinvolgente e utilizza inoltre un meccanismo davvero diabolico per convincere il giocatore a tornare, notificandolo ogni giorno a un orario predefinito per ricordargli che il gioco è installato sullo smartphone ed è pronto per essere giocato, ricompensandolo per lo sforzo con una manciata di gettoni.

Fluid Football è un titolo sviluppato dai britannici di Chromativity, ex- Lightning Fish, software house nota nel nostro paese per aver sviluppato diversi giochi console per conto di Black Bean, da New U a Get Fit with Mel B. Con questo gioco, lo sviluppatore di oltremanica ha completamente cambiato genere e si è servito della consulenza di esperti che avevano lavorato a diversi manageriali del passato come LMA Manager e Club Football, entrambi targati Codemasters. In questo caso la parte tattica la fa da padrona, con il giocatore impegnato a tracciare via touch gli schemi che saranno seguiti dai calciatori sul campo di gioco, oltre a definire, sempre con il semplice tocco, anche la potenza di ogni passaggio e tiro. Un titolo che sembra meno attraente dei predecessori, ma dopo averlo provato, possiamo assicurarvi che si tratta di una vera droga. Un’azione tira l’altra e senza accorgertene ti troverai a spendere volentieri il paio di Euro richiesti per sbloccare tutte le sfide.

Sullo stesso principio si basa Score!: Classic Goals (disponibile solo per iOs, a differenza dei tre giochi di cui abbiamo parlato finora) che accentua invece l’elemento puzzle game, proponendo ben 80 azioni diverse da ricostruire, estratte da partite di Mondiali ed Europei realmente accadute, che diventano 240 grazie ai tre differenti livelli di difficoltà. Anche in questo caso, con il touch si traccia la traiettoria del pallone e si muovono i giocatori in campo, mentre al resto ci pensa l’Ia. Il titolo degli inglesi di First Touch Games rientra perfettamente nella categoria che provoca quella malattia che ci piace chiamare Sindrome di Angry Birds: si comincia a giocare semplicemente per provarlo, ma poi ci si dedica ogni momento libero della giornata, pur di completare i livelli con il massimo delle stelline.

Chi ama il calcio, grazie a questi videogiochi mobile, ha sicuramente trovato pane per i suoi denti…

Oggi Cucino Io! #21: Cuori di Caffé

Per quanto sia un acceso sostenitore dei gusti “lisci”, devo ammettere che ogni tanto, cercare di dare un po’ di sprint ai sapori non è affatto un male. Basta aggiungere un po’ di caffé a un frollino tradizionale per rinforzarlo e cambiargli gusto. E così ho fatto questa volta, memore dell’ottimo risultato ottenuto due settimane fa. Questi sono gli ingredienti che ho utilizzato:

  • 250 g di farina 00
  • 25 g di fecola di patate
  • 100 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo
  • 2 g di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale
  • 30 g di panna
  • 10 g di caffé solubile

Mettete nella planetaria farina, fecola, zucchero a velo, burro, uovo, lievito e sale. Mescolate panna e caffé in una ciotola a parte e aggiungeteli agli altri ingredienti soltanto dopo averli amalgamati a dovere. Una volta terminato di impastare, avvolgete la frolla al caffé nella pellicola e mettetela in freezer per una mezz’oretta, in modo da compattarla bene. La pasta infatti sarà piuttosto molle appena uscita dall’impastatore ed è assolutamente necessario raffreddarla se si vuole riuscire a lavorarla come si deve.

Nel frattempo, accendete il forno a circa 180 gradi e fatelo riscaldare. Poi tirate fuori la frolla dal freezer e armatevi di mattarello per tirare la sfoglia. Usate uno stampino a forma di cuore per tagliare i biscotti.

Disponeteli sulla teglia in modo che non siano troppo vicini l’uno all’altro ed evitare che si attacchino durante la cottura (ricordatevi che contengono lievito, quindi si gonfieranno un minimo). Infornate per i soliti 15 minuti.

Il colore dei biscotti non vi aiuterà a capire se sono cotti al punto giusto o se stanno bruciando, quindi dopo più o meno un quarto d’ora, tirateli fuori e verificate che tutto vada bene. Nel caso non siano ancora a posto, rimetteteli nel forno. Fate molta attenzione, perché basta poco per bruciarli.

Il mio consiglio è di mangiarli nel latte al mattino o di ricoprirli di panna montata e farne un bel dessert post pranzo o cena. In ogni caso, Buon Appetito. :)

M-Review: Reality

Non sono tanti i film italiani che mi spingono a una visione cinematografica. A parte rarissimi casi, tendo sempre infatti ad attendere qualche mese e recuperarli in home video, perché c’è poco o nulla che ritengo vada visto subito. Il nuovo lavoro del regista di Gomorra, Matteo Garrone, è invece una di quelle pellicole per cui non si può aspettare. Vuoi perché il romano è uno tra i registi italiani più interessanti in circolazione, vuoi perché il tema trattato incuriosisce molto. Reality racconta la storia di Luciano, un pescivendolo di un paesino vicino a Napoli, che arrotonda il magro stipendio lavorando da “intrattenitore” (se così possiamo definirlo) in feste e altri eventi. Un provino per il Grande Fratello, fatto inizialmente per accontentare una delle sue figlie, innesca un meccanismo auto-distruttivo, che lo porterà a desiderare in modo ossessivo di partecipare al programma e gli farà perdere completamente la testa.

Interpretato dal non professionista Aniello Arena, attualmente in carcere (un po’ come alcuni dei protagonisti di Gomorra), Reality è, dal mio punto di vista, nonostante Garrone affermi il contrario, un atto di accusa nei confronti del sistema televisivo, del suo modo di alimentare illusioni nelle menti più deboli. Il regista ci offre un’estremizzazione del concetto, ma quel che è chiaro è che Luciano rappresenta tutta quell’orda di varia umanità che frequenta i provini per partecipare a un reality show (io i talent show li metto su un altro piano, ma non è il luogo più giusto per disquisirne), illusi di poter diventare ricchi nel modo più facile possibile, senza saper fare davvero nulla di concreto, semplicemente apparendo in TV al momento giusto. Arena è bravissimo nel rappresentare la discesa agli inferi del suo personaggio e sarà davvero un peccato non poterlo rivedere in altre prove vista la sua condizione di ergastolano (eh sì, pensate che c’è anche gente al di là dell’oceano, come Danny Trejo, alias Machete, che ha passato decenni in prigione). L’unica cosa che non ho gradito più di tanto è stato il finale, a metà tra sogno e realtà. Avrei preferito qualcosa di più deciso e netto. Nonostante questo, non si può negare che Reality sia il miglior film italiano da un po’ di tempo a questa parte e che meriti assolutamente la visione.

M-Review: Ted

Io non sono assolutamente un fan de I Griffin. Potrei dire che, in generale, detesto tutta quell’animazione lo-fi (stile Simpson, South Park e gli stessi Griffin, per intenderci), cosa che mi rende quasi impossibile la visione di queste serie. So perfettamente che il livello di scrittura e la qualità delle battute è eccelsa, ma essendo cresciuto a pane e Disney, questo tipo di “cartoon” mi è totalmente indigesto. La mia speranza è che, prima o poi, venga realizzato un film tratto dalla serie in questione, come è successo per i Simpson e per South Park, visto che in questi casi la qualità dell’animazione è decisamente superiore. Questo, per I Griffin, non è ancora accaduto, ma Ted condivide molte cose, visto che nasce dalla fervida mente di Seth MacFarlane, con la popolare serie. Ted è un orsacchiotto che prende magicamente vita in una notte di Natale, dopo un desiderio espresso dal suo padrone John, un bambino bistrattato dai coetanei e senza amici. 25 anni dopo, Ted è ancora il miglior amico di John, ma rispetto al passato fuma, beve come una spugna, fa sesso casuale con escort e altre donne e così via dicendo.

John si è invece fidanzato con la bellissima Lori, che accetta la presenza dell’ingombrante (psicologicamente) orsacchiotto, ma che a un certo punto si ritrova a chiedere all’uomo di scegliere tra lei e Ted. Come andrà a finire è piuttosto palese, ma non è assolutamente un problema nell’economia del film. Ted è una pellicola geniale, scritta in maniera quasi perfetta, con continue citazioni e trovate a dir poco spettacolari e originali (l’infatuazione di John nei confronti di Flash Gordon e tutto quello che ne consegue è una cosa a dir poco surreale, ma che caratterizza perfettamente il personaggio), momenti in cui si sbellica dal ridere, personaggi che si evolvono nel corso del film e tante altre belle cose. Certo, si nota che MacFarlane non è un regista, ma soltanto un bravo autore, però anche in questo caso non è un problema. Mark Wahlberg e una Mila Kunis ancora più gnocca del solito fanno da ottime controparti all’orsetto animato in CG, che in originale ha la voce del suo creatore e che assomiglia un po’ troppo a Peter Griffin (e la battuta in cui MacFarlane si autocita è letteralmente da applausi), ma che risulta uno dei personaggi “virtuali” più credibili mai visti al cinema. Di cose che funzionano, nel film, ce ne sono tantissime, ma non posso elencarvele perché è giusto che le scopriate da voi al cinema. Per me, Ted è finora il miglior film del 2012 e se non avete ancora avuto modo di vederlo, precipitatevi al cinema senza esitare.

Oggi Cucino Io! #20: Fiori di Pastafrolla al Miyakawa

Questa ricetta viene da una prova andata a buon fine. Lo scorso weekend, infatti, la mia principale fonte di ricette, ossia mamma, non era a casa, al che il sottoscritto si è dovuto ingegnare per trovare un qualche ricetta che fosse un minimo diversa da quelle che preparo di solito. Mi sono messo a cercare in giro un po’ di ricette di biscotti con aroma di agrumi, ma nessuno faceva al caso mio. Ho quindi deciso di usare una frolla classica e provare ad arricchirla con succo e buccia di miyakawa. Questi sono gli ingredienti che ho usato:

  • 250 g di farina 00
  • 25 g di fecola di patate
  • 100 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo
  • 2 g di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale
  • 1/2 uovo
  • 1 miyakawa

Cominciate grattugiando la buccia del frutto in una ciotolina, poi spremetelo a mano o usando uno spremiagrumi. Io ho anche usato un colino per filtrare il succo di miyakawa dalla parte solida che era finita dentro durante la spremitura. Non è fondamentale, sappiatelo.

A questo punto, mettete nella planetaria farina, fecola, zucchero a velo, burro, uovo, lievito e sale, aggiungendo infine 3/4 del succo del miyakawa e tutta la buccia che avete grattugiato. Dopo aver impastato, avvolgete la frolla nella pellicola e mettetela in frigo per una mezz’oretta, in modo da compattarla come si deve.

Mentre la frolla si rassoda, preparate la glassa che dovrete spalmare sui biscotti, in modo da rendere più forte l’aroma di miyakawa. Per farla, vi servono circa 75 grammi di zucchero a velo e il succo che vi è rimasto da prima. Mescolate i due ingredienti finché non avrete ottenuto un composto di consistenza cremosa.

Accendete il forno a circa 180 gradi, come al solito, quindi tirate fuori la frolla e armatevi di mattarello per tirare la sfoglia. Usate uno stampino a forma di fiore (scegliete voi la grandezza) e cominciate a fare i biscotti, per poi metterli sulla teglia che infornerete.

Tenete un po’ di impasto per creare il “pallino” sul fiore. Dopodiché, armatevi di pennello e spennellate la glassa sui biscotti, senza esagerare. Ci deve essere uno strato molto sottile, quanto basta per dare aroma. A questo punto, mettete in forno e attendete 15/20 minuti, a seconda dello spessore dei fiori.

I fiori avranno un forte aroma di miyakaya e saranno perfetti per essere mangiati a fine pasto oppure con un bel thé caldo. Non mi rimane quindi che augurarvi il mio consueto Buon Appetito. :)

M-Review: Resident Evil: Retribution 3D

Come al solito, ci avevo visto più o meno giusto. Qualche mese fa, infatti, avevo parlato del trailer di Resident Evil: Retribution 3D, presagendo la “cagatona fotonica, anche se ad alto tasso di intrattenimento”. Il problema è che solo una parte del giudizio si è rivelata corretta e non credo sia difficile immaginare quale. Dopo averlo visto, la speranza è che il film di Paul W.S. Anderson sia il canto del cigno di una serie cinematografica che ormai non ha più nulla da dire. L’unica cosa che potrebbe salvare Resident Evil sul grande schermo è infatti un reboot, più o meno quel che è successo al videogioco (per quanto i puristi non abbiano mai visto di buon occhio la cosa) dal quarto episodio in poi. Il problema di Resident Evil: Retribution è che risulta addirittura difficile riuscire a sintetizzarne la trama, perché non ce ne n’è traccia. Si potrebbe dire che si tratta dell’ennesimo combattimento continuo tra Alice (Milla Jovovich) e la Umbrella Corporation, ma è impossibile entrare nei dettagli.

Si salta infatti di palo in frasca da una sequenza all’altra, quasi come se si trattasse degli intermezzi di un videogioco, senza però uno straccio di collante tra loro. E il risultato finale è davvero fastidioso, perché non si riesce a capire davvero un’acca di ciò che sta succedendo. Anche le sequenze d’azione, a parte il catfight finale tra Alice e Jill Valentine (una Sienna Guillory molto più gnocca di quanto mi ricordassi), la scena iniziale e l’inseguimento nella finta Mosca, sono alquanto banali e vengono a noia abbastanza velocemente. Per quanto riguarda il 3D, nulla di particolare da segnalare: come al solito, infatti, viene utilizzato in maniera piuttosto mediocre, non tale da giustificare l’odiato sovrapprezzo. Questa volta, Anderson è riuscito addirittura a far rimpiangere Aliens vs. Predator e, credetemi, non era affatto facile. Sembra comunque che pure il pubblico abbia accolto in modo piuttosto freddo questo quinto episodio e, nonostante il finale aperto, marchio di fabbrica della saga, una vera conclusione potrebbe non esserci. E non è per nulla un male, anzi…

Trailer: A Good Day to Die Hard

Sì, lo so, l’immagine qua sopra è un bieco tentativo di attirare l’attenzione anche di coloro che non sono interessati al tema di questo post, nonostante sia tratta dal teaser in questione. Il ritorno al cinema di John McClane e del suo “Yippie-Kay-Yay Motherfucker!” è sempre sentito piuttosto profondamente dagli amanti del cinema d’azione. Sono passati ben 25 anni da Trappola di Cristallo, uscito nel 1988, ma il poliziotto interpretato da Bruce Willis è sempre riuscito a intrattenere il pubblico, anche nei film meno azzeccati (checché se ne dica, Live Free or Die Hard è, IMHO, superiore a 58 Minuti per Morire, pellicola su cui continuo ad avere parecchi interrogativi a distanza di anni). A Good Day to Die Hard è il quinto episodio della serie, la cui uscita è prevista negli USA per il San Valentino del prossimo anno, mentre non si sa ancora nulla riguardo quella italiana.

Questa volta, il buon McClane si trova a volare in Russia alla ricerca del figlio, interpretato dal giovane attore australiano Jai Courtney, che si è cacciato nei guai. Il teaser ci offre esattamente quello che ci aspettiamo da un filmato promozionale di un film del genere. Esplosioni, belle donne (vedi sopra), qualche battuta di Bruce Willis, un paio di immagini del cattivo (Cole Hauser, da Pitch Black) e altro, tutto montato a “ritmo” di musica classica, sulla falsariga di quanto accaduto, se non ricordo male, con Duri a Morire. Nel cast ci sarà anche Mary Elizabeth Winstead, che aveva già interpretato la figlia del protagonista nel precedente film della serie. L’unica cosa che mi perplime al momento è la scelta del regista: dietro la macchina da presa c’è infatti John Moore, l’irlandese che ha diretto Behind Enemy Lines (urgh), Max Payne (groan), il remake di Omen (ahia) e Flight of the Phoenix (forse l’unico del lotto che si salva). Posso dire che non sarebbe stata la mia prima scelta, ma vedremo che saprà fare con un “classico” del genere action.

Oggi Cucino Io! #19: Biscotti Bicolore

Altro weekend, altri biscotti. Quando cucino, sono due le cose che mi rilassano di più, ossia impastare e poi plasmare biscotti di consistenza e forme diverse. Sono un vero e proprio toccasana, tanto che ogni weekend cerco di dilettarmi a trovare una nuova ricetta che mi intrighi. Questa volta, sono andato alla ricerca di qualcosa dal gusto un po’ diverso rispetto a quel che faccio di solito, pur restando sul classico. Ho trovato questi frollini bicolore, in cui la parte “scura” è al caffé. Nessuno vieta, ovviamente, di sostituirla con quel che più vi aggrada, magari cacao o nocciola, che a me non piacciono, ma che la quasi totalità di voi apprezzerà. Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 185 g di farina 00
  • 35 g di fecola di patate
  • 60 g di zucchero a velo
  • 125 g di burro morbido
  • Mezza bacca di vaniglia
  • Sale
  • 10 g di caffé solubile

Cominciate, come al solito, accendendo il forno a circa 180 °C. Prendete una terrina e metteteci dentro farina (setacciandola), fecola di patate, zucchero a velo, vaniglia (i semi) e un pizzico di sale. Mescolate con un cucchiaio, poi disponete la montagna di polvere a fontana e aggiungete il burro morbido.

A questo punto, impastate. Viste le quantità piuttosto scarse, magari fatelo a mano, però cercate di raffreddare le mani prima di mettervi a lavorare gli ingredienti, se non volete che vi si attacchi tutto alle dita. Siate rapidi, usate la punta delle dita e mettete insieme un composto omogeneo. Nel frattempo, sciogliete il caffé solubile in un goccio di latte all’interno di una tazza, a parte.

Dividete l’impasto in due, avvolgete quello “bianco” nella pellicola e poi aggiungete il caffé alla seconda parte, continuando a impastare finché il “nero” non si sarà emulsionato con il resto dell’impasto. A questo punto, avvolgete nella pellicola anche il secondo composto, poi metteteli in frigo per almeno 30 minuti.

Tirate fuori la pasta dal frigo e reimpastatela in modo da formare di nuovo una pallotta che sia facilmente stendibile con il mattarello. A questo punto, potete sbizzarrirvi e creare le forme che preferite. Io ne ho preparati di tre tipi diversi: per il primo, ho creato dei bastoncelli piuttosto spessi, ne ho messi vicini uno bianco e uno nero a strati (due) invertiti e ho tagliato dei biscotti a scacchiera, molto sottili, quasi da te.

Il secondo tipo di biscotti che ho preparato è molto più semplice. Ho preso un po’ di pasta normale e un po’ di quella al caffè e le ho mescolate assieme, poi ho usato uno stampino e ho creato dei normalissimi frollini.

Per il terzo tipo, ho fatto due sfoglie, una normale e una al caffé e le ho sovrapposte. Ho tagliato la sfoglia doppio strato in due e ho sovrapposto le due parti in modo da creare quattro strati. A questo punto, armato di coltello affilato, ho creato dei biscotti di forma orizzontale, simili a dei croccantini, anche se un po’ più morbidi, visto che sono fatti di pastafrolla.

Per tutti i tipi di biscotto presentati valgono le stesse regole. Teneteli in forno per 15/20 minuti a 180 °C, ovviamente tenendoli sotto controllo per evitare che si brucino, poi mangiateli.

Buon appetito. :)

M-Review: Candidato a Sorpresa

2012: anno di elezioni americane. Un evento importante per tutto il pianeta e, di conseguenza, anche per il mondo del cinema. Abbiamo visto Abramo Lincoln combattere i vampiri e rivedremo la sua storia, raccontata però in modo molto più serio, nel film di Spielberg in uscita a Novembre. Per Jay Roach, regista dei tre Austin Powers, oltre che, tra gli altri, di Ti Presento i Miei e del suo sequel, è stato un anno piuttosto impegnativo dal punto di vista politico. Entrambi i film che ha diretto, infatti, affrontano temi politici, seppur in modo diverso: prima Game Change, pellicola targata HBO sulle elezioni 2008, incentrata sulle figure di John McCain e Sarah Palin, poi questo Candidato a Sorpresa, in cui l’argomento elettorale è trattato in modo comico. Il film racconta della rivalità per conquistare un seggio in North Carolina, tra Cam Brady, deputato del Congresso di lunghissimo corso e Marty Huggins, strano personaggio additato per tutta la sua vita di essere un perdente, ma attaccatissimo al suo territorio e alla sua famiglia.

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Una candidatura dovuta a due loschi industriali, i quali desiderano di poter fare i loro porci comodi sul territorio, cosa che li porta a decidere di finanziare pesantemente Huggins, le cui azioni sono però mosse da ideali sinceri. La campagna elettorale sarà ovviamente senza esclusione di colpi, ricca di azioni sleali e fastidiose sia da una parte che dall’altra. Will Ferrell torna a far divertire dopo diverse prove piuttosto discutibili, mentre Zach Galfianakis si conferma attore dalla grande fisicità e goffaggine, caratteristiche indispensabili per la riuscita dei suoi personaggi. I due portano avanti il film quasi autonomamente, nonostante siano circondati da svariati volti noti (Jason Sudeikis, Dylan McDermott, Brian Cox, Dan Aykroyd, John Lithgow), limitati però a parti piccole, seppur piuttosto significative. Candidato a Sorpresa vola via che è un piacere, anche per la brevissima durata (meno di un’ora e venti senza titoli di coda). Non c’è tempo di annoiarsi, le battute si susseguono una dopo l’altra quasi senza respiro e si ride sempre di gusto. Unica nota negativa, ma forse inevitabile, un finale esageratamente buonista, che stona se confrontato con tutto quel che si è visto prima. Nonostante questo, se volete passare una serata spensierata, il film vale la pena di essere visto. Io mi sono divertito molto.