M-Review: Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno

Prima di cominciare a parlare del film va assolutamente chiarita una cosa: The Dark Knight Rises non è un film su un supereroe, ma è un thriller a forte connotazione politica con personaggi mascherati e qualche scena d’azione. E voi direte che lo stesso discorso era valido per i due precedenti episodi della trilogia di Nolan. Beh, possiamo dire sia in Batman Begins che The Dark Knight la componente politica era molto più all’acqua di rose rispetto a questo terzo capitolo, che pare ispirato da tutto quel che è accaduto nel mondo, ma soprattutto negli USA, in questi ultimi due anni. Ma parliamo un po’ della trama, raccontata in breve e in modo piuttosto semplicistico: Harvey Dent è stato elevato a eroe, dopo la sua morte (evito di spoilerare per chi non avesse visto TDK) e le strade di Gotham sono state completamente ripulite dai criminali. Non avendo più nulla da fare, Bruce Wayne ha deciso di ritirarsi in un’ala della sua immensa magione, senza più farsi vedere da nessuno per la bellezza di 8 anni. Ma l’arrivo a Gotham di un misterioso e violento personaggio, chiamato Bane, lo convince a tornare a vestire i panni del cavaliere oscuro per riportare l’ordine in città.

The Dark Knight Rises ha tante cose positive: la magnificenza della messa in scena, addirittura superiore a quella del precedente episodio, l’ottimo lavoro di tutto il cast (a parte Marion Cotillard, piuttosto cagna, ma il cui incredibile fascino porta a chiudere un occhio), una Anne Hathaway che riesce a essere più Catwoman di quanto era stata Michelle Pfeiffer 20 anni fa (e, credetemi, non era per nulla facile), la solita regia misurata e quasi analitica di Nolan, ma capace però di scene grandiose e estremamente più efficaci di quelle che girerebbe qualsiasi altro regista (io vado fuori di testa per il modo in cui gira gli inseguimenti automobilistici e sono un fan di Michael Bay, sappiatelo). Anche la sceneggiatura con colpi di scena a orologeria, per quanto ampiamente prevedibili da chi conosca un minimo le storie dell’uomo pipistrello, funziona molto bene, dando vita a uno dei migliori climax finali visti da un po’ di tempo a questa parte.

Di contro abbiamo poca azione e troppi dialoghi, in certi frangenti, oltre a qualche buco di sceneggiatura piuttosto strano, anche se comprensibile. Intendiamoci, nemmeno The Dark Knight era un film perfetto, però mostrava una maggiore compattezza a livello di script ed era trascinato dall’incredibile performance di Heath Ledger. Qui, per quanto bravo, Tom Hardy non riesce a mettere a segno la performance recitativa della vita, pur risultando comunque valido e perfettamente in parte. Due note conclusive che riguardano il doppiaggio e la visione in IMAX. Questo era il primo Batman nolaniano che vedevo doppiato in italiano, visto che i precedenti li avevo visti soltanto in lingua originale. Claudio Santamaria per Batman è abbastanza fastidioso, ma comunque sopportabile, mentre Filippo Timi su Bane è uno dei peggiori doppiaggi che mi sia capitato di sentire. Troppo sopra le righe e, soprattutto, con un mix che lo rendeva completamente staccato dal resto e provocava spesso risate involontarie (su Twitter qualcuno proponeva di cercare di imitarlo ripetendo frasi comuni come “Passami il sale” o “La pasta è scotta”). Visto in IMAX, nella sala di Riccione, quella con lo schermo più grande d’Europa (dove verrà proiettato per diverse settimane a partire da oggi), il film ci guadagna tremendamente dal punto di vista visivo. Peccato che il continuo passaggio da sequenze “full screen”, girate in 70mm per sfruttare al massimo le potenzialità degli schermi IMAX, a sequenze “tradizionali”, dopo un po’ rischi di stancare. Tutto sommato, però, l’esperienza IMAX vale davvero la pena e non ci si pente di aver sborsato 12 € per vedere il film in questo modo (spero che a Riccione-Oltremare, come a Pioltello, comincino a proiettare molti più film e non solo documentari). The Dark Knight Rises è la degna conclusione di questa trilogia nolaniana: un bel film, tutt’altro che perfetto, ma capace di mantenere incollati alla poltrona per 2 ore e 40 minuti senza mai annoiare. E credetemi, di questi tempi non è poco.

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