M-Review: Cosmopolis

Non capita sempre di veder uscire ben due film di David Cronenberg in meno di 12 mesi. Alla fine del 2011, poco dopo il Festival di Venezia, è toccato ad A Dangerous Method, pellicola piuttosto inusuale per il regista canadese, ottimamente recitata, ma davvero noiosa, mentre quest’anno, subito dopo Cannes, è toccata a Cosmopolis, film tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, datato 2003. La storia è quella di Eric Packer, un giovane riccone americano, che attraversa Manhattan a bordo della sua limousine, accogliendo strani personaggi con cui interagisce nei modi più svariati. Man mano che il viaggio prosegue, scopriamo dettagli sulla sua vita, filtrati da quanto sta accadendo attorno a lui. Una pellicola basata un libro piuttosto visionario per i tempi, che prevedeva ciò che è accaduto, soprattutto a livello economico, negli ultimi anni.

I nove anni passati dall’uscita in libreria fanno perdere un po’ di forza al messaggio espresso dal film, che gode comunque di una buonissima messa in scena. Lo stile di Cronenberg è chiaramente visibile in ogni scena e mi viene da dire che, senza di lui dietro la macchina da presa, il risultato finale sarebbe stato abbastanza inguardabile. Chi sorprende davvero è il buon Robert Pattinson, che interpreta un personaggio distante anni luce dall’Edward Cullen di Twilight. Tutto il cast, che include nomi come Paul Giamatti, Juliette Binoche, Samantha Morton, Kevin Durand e la mia nuova dea, Sarah Gadon, se la cava molto bene, ma Pattinson è sicuramente il migliore del lotto. C’è vita dopo Twilight, a quanto pare. Cosmopolis è un film che richiede molta attenzione e rischia di non essere compreso pienamente alla prima visione. Sappiatelo, nel caso decidiate di vederlo.

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