M-Review: Amour

La rassegna Cannes e Dintorni è uno degli appuntamenti fissi nel Giugno milanese per ogni cinefilo che si rispetti. Per circa una settimana, come suggerisce il nome della manifestazione, vengono proiettati molti dei film presentati un paio di settimane prima al Festival di Cannes. Anche quest’anno, però, causa programmazione delle pellicole più importanti concentrata tra Venerdì e Domenica (giorni off-limits per me, che nel weekend torno a casa in Romagna), sono riuscito a vedere soltanto un film. Se 12 mesi fa l’opera in questione era stata quel capolavoro assoluto e totale di Drive, visto poi altre due volte in sala, quest’anno è toccata al vincitore della Palma d’Oro, Amour di Michael Haneke. Il film è la storia di una coppia di insegnanti di musica parigini, sposati da una vita e innamorati l’uno dell’altra come il primo giorno. Tutto precipita quando la donna si ammala e comincia quella lenta discesa che la porterà verso l’inevitabile morte. L’uomo le resta sempre accanto, ma la situazione diventa sempre più faticosa da reggere.

Non sono un gran estimatore del regista tedesco, di cui ho apprezzato soltanto Funny Games e Niente da Nascondere, ma devo dire che Amour è un film molto bello. Certo, magari è un po’ pesantuccio, viste le tematiche e le oltre due ore di durata, ma sicuramente valido. Una pellicola di stampo molto teatrale, che si adatta perfettamente alla macchina da presa sempre fissa di Haneke, sorretta da un cast assolutamente all’altezza della situazione. Sia Jean-Louis Trintignant che Emmanuelle Riva sono a dir poco eccezionali nella loro discesa verso l’abisso (emozionale per il primo, mentale e fisica per la seconda) e anche Isabelle Huppert, nel breve ruolo della figlia dei due, fa ottimamente il suo lavoro. Inutile dire che non si tratta di un film per tutti (una cosa che mi pareva palese, ma meglio non lasciarla sottointesa), che vi colpirà dritto nello stomaco, soprattutto se avete vissuto vicende simili. Non so dire se la vittoria della Palma d’Oro sia stata meritata, in quanto non ho termini di paragone, ma il mio giudizio complessivo è deciamente positivo.

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