Archive for July 30, 2012

Trailer: Man of Steel

La trilogia dei Batman di Christopher Nolan ha cambiato tantissimo il modo di raccontare i fumetti sul grande schermo. La messa in scena diventa realistica e verosimile, tale da far dimenticare che stiamo vedendo personaggi che di reale non hanno nulla. La Warner Bros. ha chiesto a Nolan di dire la sua anche per quanto riguarda l’altra icona DC Comics, facendogli produrre un nuovo reboot, dopo il tentativo non del tutto riuscito nel 2006 da Bryan Singer. L’annuncio che alla regia ci sarebbe stato Zack Snyder, però, ha portato ad aspettative contrastanti, soprattutto dopo il tremendo Sucker Punch. Non ci voleva un genio per capire che WB avrebbe associato il primo trailer di questo nuovo Superman all’uscita di The Dark Knight Rises, considerando che si tratta del suo film di punta per l’estate 2013.

E dopo aver visto il trailer (i due filmati qua sopra sono uguali a livello di scene, cambia soltanto il voiceover, che nel primo è di Kevin Costner, alias Pa’ Kent, nel secondo di Russell Crowe, alias Jor-El), viene il dubbio che quatto quatto zitto zitto, Nolan abbia preso possesso del corpo di Zack Snyder (che brutta immagine) e si sia messo dietro la macchina da presa anche in questo Man of Steel. Inutile dire che dopo un trailer simile, l’hype sale di nuovo a mille, perché una versione “iper-realistica” era proprio quella che mancava a Nembo Kid. Henry Cavill veste panni del supereroe in calzamaglia e del suo alter-ego Clark Kent, affiancato da un cast davvero impressionante, che include i sopracitati Costner e Crowe, Amy Adams (Lois Lane), Michael Shannon (Zod), Diane Lane (Ma’ Kent), Laurence Fishburne (Perry White) e tanti altri. Uscita prevista per il 14 Giugno 2013 negli States, sperando di non dover attendere il Settembre successivo per vederlo qui da noi.

Oggi Cucino Io! #13: “Linzer Torte” con Confettura di Pesche

Una delle regole che abbiamo definito io e mia madre quando ho deciso di imparare a cucinare è relativa alle ricette. Sono io che devo scegliere che ricetta fare, compatibilmente al tempo che ho per farla (solitamente un paio d’ore il Sabato pomeriggio) e a quel che c’è in frigo o nella dispensa. In questo modo dovrei diventare più autonomo, imparare maggiormente e chiederle aiuto soltanto in caso di reale difficoltà. Il sistema funziona e infatti devo dire che miglioro di settimana in settimana e mi rammarico di poterci dedicare così poco tempo, ma purtroppo non si può fare altrimenti.

Qualche settimana fa, tornando da Milano, il Venerdì sera, arrivo a casa e trovo la TV accesa su Gambero Rosso Channel, come spesso capita. Trasmissione sui dolci, con Maurizio Santin che sta preparando una torta chiamata Linzer Torte. La torta non mi sembra nemmeno troppo complicata, nonostante si debba usare il sac à poche, quindi decido che il giorno dopo avrei fatto quella. Peccato che, mentre tiro fuori gli ingredienti, mi accorgo che in casa non c’è la confettura di lamponi, usata nella ricetta classica di questa torta tipica austriaca (della città di Linz), ma soltanto quella di pesche. Vabbè, poco male, verrà buona anche così. Gli ingredienti sono:

  • 250 g di farina
  • 200 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo
  • 50 g di farina di mandorle
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 1 vasetto di confettura di pesche

Cominciate accendendo il forno a 170 °C. Dopodiché, mettete in una terrina lo zucchero e il burro, tagliato a pezzi, in modo da lavorarlo meglio. Usate quindi la planetaria o un frullino elettrico e montate il composto, come se steste facendo la crema al burro.

Una volta amalgamati zucchero e burro, aggiungete il pizzico di sale e l’uovo, poi continuate a montare. Dopo aver setacciato le farine, aggiungetele gradualmente al composto, mescolando con un leccapentole o un cucchiaio, muovendovi dal basso verso l’alto per unire meglio gli ingredienti.

Preparate uno stampo rotondo ricoperto di carta forno, poi inserite il composto nel sac à poche e create una serie di cerchi concentrici piuttosto spessi. L’importante è non lasciare spazi vuoti tra un cerchio e l’altro, per evitare che la marmellata scenda sotto il fondo.

A questo punto, ricoprite il fondo di marmellata, lasciando vuoto soltanto il bordo. Dovrete infatti utilizzare la pasta in eccesso per creare un altro cerchio, in modo da avere un bordo più alto ed evitare che la marmellata esca dalla torta.

Usate quanto vi rimane nel sac à poche per creare delle strisce che ricoprano la torta. In fin dei conti, la Linzer Torte non è altro che una crostata.

Infornate quindi per circa 35/40 minuti a 170 °C, poi tiratela fuori dal forno e aspettate che si sia raffreddata un po’ per metterla su una griglia e lasciarla lì sopra finché non si è raffreddata del tutto.

La torta è pronta per essere mangiata. Buon appetito! :)

Questa rubrica si interrompe per tutto il prossimo mese e riprenderà a fine Agosto/inizio Settembre. Voglio sfruttare le ferie per imparare a cucinare piatti e dolci nuovi, che poi vi proporrò qui su queste pagine. Il blog non si ferma, però, state tranquilli. :)

M-Review: Cosmopolis

Non capita sempre di veder uscire ben due film di David Cronenberg in meno di 12 mesi. Alla fine del 2011, poco dopo il Festival di Venezia, è toccato ad A Dangerous Method, pellicola piuttosto inusuale per il regista canadese, ottimamente recitata, ma davvero noiosa, mentre quest’anno, subito dopo Cannes, è toccata a Cosmopolis, film tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, datato 2003. La storia è quella di Eric Packer, un giovane riccone americano, che attraversa Manhattan a bordo della sua limousine, accogliendo strani personaggi con cui interagisce nei modi più svariati. Man mano che il viaggio prosegue, scopriamo dettagli sulla sua vita, filtrati da quanto sta accadendo attorno a lui. Una pellicola basata un libro piuttosto visionario per i tempi, che prevedeva ciò che è accaduto, soprattutto a livello economico, negli ultimi anni.

I nove anni passati dall’uscita in libreria fanno perdere un po’ di forza al messaggio espresso dal film, che gode comunque di una buonissima messa in scena. Lo stile di Cronenberg è chiaramente visibile in ogni scena e mi viene da dire che, senza di lui dietro la macchina da presa, il risultato finale sarebbe stato abbastanza inguardabile. Chi sorprende davvero è il buon Robert Pattinson, che interpreta un personaggio distante anni luce dall’Edward Cullen di Twilight. Tutto il cast, che include nomi come Paul Giamatti, Juliette Binoche, Samantha Morton, Kevin Durand e la mia nuova dea, Sarah Gadon, se la cava molto bene, ma Pattinson è sicuramente il migliore del lotto. C’è vita dopo Twilight, a quanto pare. Cosmopolis è un film che richiede molta attenzione e rischia di non essere compreso pienamente alla prima visione. Sappiatelo, nel caso decidiate di vederlo.

Sky On Demand: Il nuovo tassello della strategia digitale di Sky

Con Sky Go, il broadcaster satellitare ha deciso di andare incontro a una delle più grosse necessità dei propri abbonati, quella di poter guardare in mobilità diversi canali del bouquet. Un’iniziativa che ha riscosso un buon successo ma che, come detto ai tempi, potrebbe arricchire la propria offerta con qualche canale in più (voglio il Gambero Rosso, mi accontentate? 😀 ). Il sottoscritto e altri blogger sono stati invitati da Sky nella propria sede milanese lo scorso 2 Luglio per la presentazione del nuovo Sky On Demand, il cui obiettivo quello di venire incontro a un’altra delle esigenze degli abbonati, quella di potersi costruire un proprio palinsesto e vedersi quindi un film o un qualsiasi altro programma esattamente quando si vuole. Parlo di “nuovo” perché, in un certo senso, il servizio On Demand esiste già da un paio d’anni, anche se non si trattava di un “a richiesta” nel vero senso della parola. Fino ad ora, infatti, i possessori di MySky si trovavano sull’hard disk del proprio decoder una selezione di programmi, piuttosto limitata, che veniva periodicamente variata da Sky ed era legata alla programmazione del periodo. Il nuovo Sky On Demand, invece, mette a disposizione degli abbonati una libreria di film, serie, programmi ed eventi sportivi piuttosto vasta, in costante crescita, che possono essere scaricati sul decoder e visti davvero quando si vuole.

Per accedere al servizio è necessario procurarsi la nuova versione del MySky HD, il cui prezzo varia in base al tipo di abbonamento di cui disponete (o non disponete, ma comunque vi consiglio di farvi un giro sul sito ufficiale Sky per maggiori informazioni) e una connessione a Internet. Basterà infatti collegare il decoder al router di casa per poter mettere le mani su una library che, al momento, vede più di 600 film, qualche serie completa e diversi programmi, ma che nei mesi a venire si arricchirà con buona parte della nuova programmazione, che sarà sempre disponibile e fruibile in qualsiasi momento, a meno che il broadcaster non perda i diritti sull’evento, sul film, sulla serie o sul programma in questione. Non si tratta di un servizio in streaming, come molti potrebbero pensare, ma di un vero e proprio download. La vostra scelta, infatti, sarà scaricata sull’hard disk del decoder (che supera i 300 Gb di capacità, quindi non dovreste avere problemi di spazio), dal quale la potrete vedere proprio quando volete.

Il download progressivo vi consentirà di fruire, per esempio, di un film, qualche decina di secondi dopo aver cominciato lo scaricamento, se avete una ADSL abbastanza veloce. Il software che gestisce il sistema testa infatti la velocità di connessione e vi dà la possibilità di premere Play soltanto dopo aver creato un buffer tale da consentirvi la riproduzione senza interruzioni. Al momento, i film e gli altri programmi disponibili su Sky On Demand, sono a definizione standard (va detto, per dovere di cronaca, che la qualità è leggermente superiore a quella di un classico 720×576), ma in futuro, quasi tutto sarà disponibile anche in HD. Una scelta iniziale, dicono a Sky, necessaria per garantire una certa varietà di contenuti e per essere fruita dalla maggior parte degli abbonati, visto che sappiamo perfettamente quali siano i problemi di connettività nel nostro paese. Un film medio, in SD, compresso in MPEG-4, occupa poco più di 1 Gb, quindi già una buona connessione ci mette una ventina di minuti a downloadarlo, figuratevi quelle mediocri a cui molti italiani sono abituati.

Nulla vieta, comunque, di mettere a scaricare ciò che si vuole vedere al mattino, prima di andare al lavoro, per poi ritrovarselo la sera sull’hard disk del MySky HD, pronto per essere visto. Un servizio del genere è davvero l’uovo di Colombo per tutti quei programmi, in particolare film e serie TV, che non sono legati a particolari orari di visione. Da quanto ho potuto vedere, la libreria di film disponibili è già molto ampia (e, ripeto, è in costante aumento), mentre ci sono ancora troppo poche serie TV, ma mi rendo conto che inserire stagioni complete di tutto ciò che trasmettono i vari Fox, Fox Crime, Fox Life, Fox Retro e AXN è davvero un’opera immane (da bravo producer ho suggerito al responsabile della presentazione di proporre l’inserimento di un tasto “Scarica stagione completa” che sarebbe perfetto per portarsi sull’hard disk decoder un’intera stagione di una serie, senza dover passare episodio per episodio). Con una cosa del genere, il download illegale non ha più senso, visto che nella quasi totalità dei casi film ed episodi sono disponibili con doppio audio e sottotitoli.

Il nuovo Sky On Demand mi ha impressionato in modo decisamente favorevole, ma aspetto di poterlo testare sul campo come si deve, visto che i miei commenti si riferiscono a quanto visto durante la serata passata in Sky. :) Magari, prossimamente, leggerete una prova più approfondita in un altro post. Stiamo a vedere. :)

Oggi Cucino Io! #12: Crostata di Frutta con Pesche e Albicocche

La ricetta di oggi è una variazione sul tema di quella che avevo proposto un paio di settimane fa, quella delle Tortine con Marmellata e Frutta di Stagione, tanto che sono state entrambe preparate nello stesso pomeriggio e praticamente con gli stessi ingredienti. Metà pasta frolla è andata nelle tortine, l’altra metà in questa bella crostata con pesche e albicocche. Diamo quindi un’occhiata agli ingredienti:

  • 250 g di farina
  • 125 g di burro
  • 100 g di zucchero vanigliato
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 1 vasetto di marmellata di albicocche
  • 2 pesche
  • 4 albicocche
  • Un po’ di zucchero semolato

Cominciate preparando la pasta frolla nel modo classico. Mettete insieme farina, burro, zucchero e uova, poi impastate buttando tutto nella planetaria oppure, come fatto in questo caso, usate le punte delle dita delle vostre mani per creare un impasto compatto. Nel frattempo, accendete il forno a 160 °C/170 °C. Prendete un foglio di carta forno, metteteci sopra la frolla e stendetela con un mattarello, cercando di darle una forma circolare. Mettetela quindi in uno stampo tondo e fatela aderire ai lati nel modo mostrato nella foto sottostante.

Tagliate le pesche a fettine e le albicocche a metà, poi conditele con zucchero (e limone, se volete), in modo che facciano un po’ di sugo.

A questo punto, ricoprite la pastafrolla con un velo di marmellata di albicocche. Un velo, mi raccomando.

Mettete le albicocche al centro, come a formare un fiore. Poi disponete concentricamente le pesche, una a fianco all’altra. Non ci devono essere vuoti tra le fettine. Dopodiché, metteteci sopra un po’ di zucchero.

Infornate per 30 minuti e poi tiratela fuori per farla raffreddare. A questo punto non vi resta altro che mangiarla (e vi assicuro che è davvero buona, in casa l’abbiamo finita in un giorno).

Buon appetito! :)

M-Review: Amour

La rassegna Cannes e Dintorni è uno degli appuntamenti fissi nel Giugno milanese per ogni cinefilo che si rispetti. Per circa una settimana, come suggerisce il nome della manifestazione, vengono proiettati molti dei film presentati un paio di settimane prima al Festival di Cannes. Anche quest’anno, però, causa programmazione delle pellicole più importanti concentrata tra Venerdì e Domenica (giorni off-limits per me, che nel weekend torno a casa in Romagna), sono riuscito a vedere soltanto un film. Se 12 mesi fa l’opera in questione era stata quel capolavoro assoluto e totale di Drive, visto poi altre due volte in sala, quest’anno è toccata al vincitore della Palma d’Oro, Amour di Michael Haneke. Il film è la storia di una coppia di insegnanti di musica parigini, sposati da una vita e innamorati l’uno dell’altra come il primo giorno. Tutto precipita quando la donna si ammala e comincia quella lenta discesa che la porterà verso l’inevitabile morte. L’uomo le resta sempre accanto, ma la situazione diventa sempre più faticosa da reggere.

Non sono un gran estimatore del regista tedesco, di cui ho apprezzato soltanto Funny Games e Niente da Nascondere, ma devo dire che Amour è un film molto bello. Certo, magari è un po’ pesantuccio, viste le tematiche e le oltre due ore di durata, ma sicuramente valido. Una pellicola di stampo molto teatrale, che si adatta perfettamente alla macchina da presa sempre fissa di Haneke, sorretta da un cast assolutamente all’altezza della situazione. Sia Jean-Louis Trintignant che Emmanuelle Riva sono a dir poco eccezionali nella loro discesa verso l’abisso (emozionale per il primo, mentale e fisica per la seconda) e anche Isabelle Huppert, nel breve ruolo della figlia dei due, fa ottimamente il suo lavoro. Inutile dire che non si tratta di un film per tutti (una cosa che mi pareva palese, ma meglio non lasciarla sottointesa), che vi colpirà dritto nello stomaco, soprattutto se avete vissuto vicende simili. Non so dire se la vittoria della Palma d’Oro sia stata meritata, in quanto non ho termini di paragone, ma il mio giudizio complessivo è deciamente positivo.

Trailer: Dredd

Non so a voi, ma a me il Dredd con Sylvester Stallone come protagonista, che risale ormai al lontano 1995, non dispiacque affatto. Diretto da un giovane Danny Cannon, che veniva dall’acclamato Young Americans e non aveva ancora rovinato il mondo delle serie TV dirigendo il pilot del CSI originale, il film era un prodotto muscoloso e ignorante, con un cast piuttosto valido (ricordo un efficace Armand Assante nei panni del cattivo e Diane Lane come alleata femminile del Giudice). Gli incassi non lo premiarono e il film rimase l’unico tentativo di trasposizione da fumetto con il vecchio Sly come protagonista. Arriva il 2012 e Lionsgate decide di realizzare un remake, che vede alla regia Pete Travis, già dietro alla macchina da presa nel sottovalutatissimo, IMHO, Prospettive di un Delitto.

Il Giudice è Karl Urban, attore australiano già visto come comprimario in una marea di film dell’ultimo decennio, dalla trilogia del Signore degli Anelli a Star Trek, passando per Doom, The Bourne Supremacy e l’ultimo Riddick. Questo, nelle intenzioni, dovrebbe essere il film utile a lanciarlo nell’olimpo delle action-star hollywoodiane, ma permettetemi di avere qualche dubbio. Per carità, dal trailer, la pellicola, costata molto poco per gli standard attuali (“soltanto” 45 milioni di $, per intenderci), non pare malaccio. Trovo però che il personaggio non abbia molto appeal sul pubblico, soprattutto dopo un’estate ricca di pesi massimi come gli Avengers, Spider-Man e Batman. Urban sembra fare il bene il suo lavoro e lo stesso vale per Olivia Thirlby (che riprende il ruolo interpretato da Diane Lane 17 anni fa) e Lena Headey, la regina Gorgo di 300, nei panni della cattiva. Il film uscirà negli USA il 21 Settembre e dovrebbe arrivare in Italia prima della fine dell’anno. Scopriremo quindi in Autunno se le mie previsioni si riveleranno vere o se ho preso un granchio colossale.

Oggi Cucino Io! #11: Pastine ai Mirtilli Rossi

I biscotti sono ormai diventati la mia specialità. Mi diverto e mi rilasso facendoli e, quando sono stufo di una certa ricetta, ne cerco qualcun altra che mi soddisfi. Non amando cioccolato e frutta secca, il cerchio si restringe notevolmente, visto che li preparo soprattutto per mangiarmeli a colazione durante la settimana. Qualche weekend fa mi sono voluto cimentare in queste “pastine” ai mirtilli rossi, variazione sul tema dei biscotti con uvetta e riso soffiato che spesso mia madre prepara in inverno (e che a me, vista la presenza degli odiati Rice Krispies, non piacciono). Questi sono gli ingredienti:

  • 250 g di farina 00
  • 100 g di burro
  • 120 g di zucchero semolato
  • 80 g di mirtilli rossi
  • 2 uova
  • 1 bustina di vanillina
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale

Sbattete le uova con lo zucchero, poi aggiungete la bustina di vanillina, un pizzico di sale e il mezzo cucchiaino di lievito. Nel frattempo, fate fondere il burro mettendolo per qualche decina di secondi nel microonde e accendete il forno a 180 °C.

A questo punto, incorporate il burro fuso e la farina, setacciata a dovere, quindi prendete un frullino elettrico e cominciate a mescolare.

Quando il composto avrà raggiunto una consistenza piuttosto densa e cremosa, aggiungete i mirtilli e usate un leccapentole o un cucchiaio di legno per incorporarli meglio.

Preparate uno stampo ricoprendolo di carta forno. Potete usare sia un cucchiaio che il sac à poche per preparare le pastine. Io ho preferito utilizzare la seconda possibilità, in quanto mi dà un maggiore controllo sul composto molle, che è davvero difficile da gestire semplicemente con un cucchiaio.

Create delle pastine non troppo grosse, visto che il composto in forno lieviterà un po’. Cercate di tenerle anche piuttosto staccate l’una dall’altra, visto che tendono a espandersi per le ragioni di cui sopra.

Infornate per 12/14 minuti, poi toglieteli dal forno, staccateli con cura dallo stampo e metteteli a raffreddare su una griglia.

Buon appetito! :)

 

M-Review: The Amazing Spider-Man

I reboot sono ormai diventati il metodo utilizzato dagli studios hollywoodiani per riprovare a fare cassa velocemente su un franchise che ha visto crollare la qualità e, spesso, anche gli incassi. Dal punto di vista economico, la trilogia di Spider-Man diretta da Sam Raimi non ha mai deluso, portando nelle casse di Sony svariate centinaia di milioni di dollari. Il terzo episodio non ha particolarmente brillato dal punto di vista artistico (va detto che non sono un fan dei film di Raimi, anzi, li considero tra i peggiori comic book movie mai realizzati) e questo ha convinto la major nippo-americana a ripartire da zero. Tralasciando le promesse fatte inizialmente sul budget, che doveva essere di 90 milioni di $, ma che è improvvisamente levitato a 215 milioni (se facessi cose simili sui progetti di cui sono producer verrei probabilmente impiccato in sala mensa), The Amazing Spider-Man tenta di “attualizzare” la storia di Peter Parker al mood cupo e introspettivo introdotto al cinema dai vari Batman di Christopher Nolan. La storia è quella che conosciamo tutti, anche se con qualche lievissima variazione (pare che ce ne fossero molte di più, ma sono tutte state tagliate in montaggio). Non ci sono né Il Daily Bugle né J. Jonah Jameson, non c’è Mary-Jane Watson e l’approccio è decisamente meno scanzonato di quello adottato da Sam Raimi un decennio fa.

Diretto dal videomaker Marc Webb, già regista del bellissimo 500 Giorni Insieme, The Amazing Spider-Man convince moltissimo nella prima parte, con una delle love story meglio sviluppate in un film tratto da un fumetto. Tra Andrew Garfield e Emma Stone, nei panni di Gwen Stacy, c’è infatti una chimica davvero incredibile, e non stupisce che i due siano diventati una coppia anche nella vita (va detto che si tratta di una delle poche coppie hollywoodiane su cui non esistano strani rumor, quindi potrebbe essere tutto vero). Rhys Ifans è ottimo nel vestire i panni del Dr. Curt Connors finché non si inietta il siero che lo trasforma in Lizard. Da quel momento in poi, per colpa della solita sceneggiatura che rende il villain il personaggio più moscio della pellicola e degli effetti speciali piuttosto discutibili, tutto degenera. Nonostante le sequenze action abbastanza anonime, una regia un po’ troppo didascalica e le voragini presenti nella sceneggiatura (dovute ai tremendi tagli avvenuti in fase di montaggio), il film funziona e risulta davvero piacevole. Merito dei due protagonisti, ma anche di un valido cast di comprimari, che vede la presenza di veterani hollywoodiani come Martin Sheen, Sally Field e Denis Leary. Negli ultimi giorni Sony ha ufficializzato che si tratta del primo film di una nuova trilogia, il cui secondo episodio è già stato annunciato per il 2 Maggio 2014. La base di partenza, questa volta, è molto buona e la sufficienza strascicata che si è preso questo reboot può diventare qualcosa di più positivo, ne sono certo. Cari produttori, però, la prossima volta, non andate a ritoccare il film quando mancano 4 settimane all’uscita…

Video: Lady Antebellum – Wanted You More

Pur avendo avuto soltanto una breve relazione in tutta la mia vita, sono straordinariamente attratto da tutte quelle canzoni che parlano di storie finite male. Più sono ricche di pathos, più fanno leva su certi sentimenti, più la musica accentua la drammaticità dei fatti “narrati, più hanno probabilità di finire nel mio iPod. È un po’ il caso di questa Wanted You More, traccia numero 8 di Own the Night, ultimo album dei Lady Antebellum, gruppo country-pop americano che ha ottenuto un minimo di notorietà anche in Europa grazie alla bellissima Need You Now, struggente canzone d’amore che non può mancare in nessuna playlist del genere che si rispetti. Wanted You More mi ha magneticamente catturato al primo ascolto ed è diventato uno di quei pezzi ascoltati in loop per ore e ore (è quelli che capita quando mi innamoro di una canzone).

A poco meno di un anno dall’uscita dell’album, arriva finalmente il video di questo singolo, il terzo tratto da Own the Night. Un clip, diretto dal canadese Noble Jones (Home e Feeling Good di Michael Bublé), estremamente simbolico e dalle atmosfere molto rarefatte. Un video davvero particolare, piuttosto diverso dalla maggior parte di quelli prodotti per canzoni country, che ha l’intenzione di distanziare i Lady Antebellum dal loro genere di appartenenza per avvicinarli al pop (e magari dargli un altro singolo vincente in Europa). Immagini potenti, fotografia desaturata, montaggio serrato: un video davvero riuscito, anche e soprattutto per il suo non essere conforme agli standard. Bene, e ora cari ragazzi, che ne dite di venire a fare un tour in Europa, magari con una bella tappa italiana e magari addirittura assieme ai Rascal Flatts? Utopia? Molto probabile, purtroppo.