M-Review: Men in Black 3

Ma ve ne eravate accorti che erano ben 3 anni e mezzo che Will Smith non compariva sul grande schermo? Devo essere sincero, ma non ci avevo davvero fatto caso. Era infatti dai tempi di Sette Anime, il sottovalutatissimo ultimo film hollywoodiano di Gabriele Muccino, che l’attore americano non si faceva vedere al cinema. Men in Black 3 arriva a dieci anni di distanza dal pessimo secondo episodio, che nonostante i notevoli incassi, è un lavoro di rara bruttezza. Questa volta, gli agenti J e K si trovano a dover combattere un perfido criminale alieno, tale Boris l’Animale, che K aveva menomato e imprigionato in gioventù. L’evasione del personaggio e il suo successivo viaggio nel tempo per modificare il corso degli eventi spingono K a creare una distorsione spazio-temporale nella quale lui è morto da 40 anni, cosa che costringerà J a tornare indietro al 1969 per far tornare tutto alla normalità.

Quando un film si presenta con credenziali simili (sequel di un pessimo sequel di un decennio prima), la puzza di bruciato è fortissima sin dalla prima scena. Quello che sorprende è che Men in Black 3, in fin dei conti, non è poi così male. Il viaggio nel tempo, nonostante sia un espediente che, nella mia visione delle cose, denotano mancanza di idee, è invece uno degli elementi che riesce a salvare il film. L’altro punto di forza sono le new entry del cast, da un Josh Brolin assolutamente in parte nei panni del giovane K (sembra veramente Tommy Lee Jones con qualche decina di anni in meno) a un Jemaine Clement irriconoscibile nei panni del cattivo, passando per un simpaticissimo Michael Stuhlbarg (ve lo ricordate A Serious Man dei fratelli Coen?). Men in Black 3 riesce a intrattenere senza annoiare e permette di passare 100 minuti piacevoli: non me lo sarei mai aspettato. Certo, il primo MiB era tutt’altra cosa, ma direi che di questo secondo sequel non ci si può affatto lamentare.

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