Replay: Back from the Past #3 – Intervista a Gianmarco Tognazzi su La Strada per El Dorado, SMAU, Ottobre 2000

Replay, questa settimana, torna nuovamente al 2000, al mio periodo in GameLoft. Ad Ottobre di quell’anno uscì il tie-in di La Strada per El Dorado, bel film animato targato Dreamworks, di cui Ubi Soft realizzò un’avventura discretamente riuscita. Durante lo SMAU milanese di Ottobre di quell’anno mi capitò di intervistare Gianmarco Tognazzi, voce italiana di uno dei due personaggi protagonisti del film (che in originale erano doppiati da Kevin Kline e Kenneth Branagh, mentre l’altra voce italica era quella di Alessandro Gassman).

Un’intervista molto piacevole, che faceva capire quanto Tognazzi fosse uno di noi, un appassionato di videogiochi dotato inoltre anche di una buona cultura videoludica. Il filmato, che è rimasto in archivio fino a qualche anno fa, risente purtroppo degli scarsi mezzi utilizzati all’epoca per realizzarlo. Buona visione, comunque. :)

Per i pigri, abbiamo pure la trascrizione dell’intervista. :)

Fabio Cristi: Ti piacciono i videogiochi?
Gianmarco Tognazzi: Beh, io, come credo tutti voi, sono cresciuto con i videogiochi. Mi ricordo che agli inizi, giocavo con quel gioco in cui c’erano delle stanghette che si muovevano ai lati e si doveva respingere una pallina (Pong… ndR) e io fingevo che quelle stanghette fossero un tennista. Poi dopo quello c’è stato il Vic 20, il Commodore 64, l’Atari, e poi finalmente, siamo arrivati alla PlayStation che, ovviamente, possiede una qualità maggiore di quella dei giochi di diversi anni fa e che sta comunque in mezzo tra i primi videogiochi e gli ultimi. Vivevo in campagna, e avevo tre cose nella vita che facevo molto spesso, cioè l’autoerotismo (seguono risate a profusione…), la vita a contatto con la natura e, appunto, i videogiochi. Queste sono le tre cose che hanno caratterizzato la mia infanzia. In special modo l’autoerotismo e i videogiochi

FC: Quali sono i tuoi videogiochi preferiti, attualmente?
GT: Attualmente utilizzo solamente videogiochi sportivi, o quelli che hanno a che fare più strettamente con la cinematografia, come Metal Gear Solid o Syphon Filter, perché hanno caratteristiche di interazione sulla storia, che è sempre ben congeniata. Ho provato parecchi giochi di sport, poi, anche quelli di corse automobilistiche, ma non mi piacciono molto; preferisco quelli in cui si può essere uno del gruppo, o il gruppo stesso e questi ultimi sono quelli che mi interessano di più. Però ho una mia teoria, quella che il videogioco, come il computer e come tutte le forme di comunicazione debbano essere utilizzate con parsimonia. Va bene avere un mondo virtuale nel quale si può interagire, però questo non deve levare spazio alla vita. La vita deve rimanere sempre quella e nei momenti in cui è possibile, si gioca, un po’ di più, un po’ di meno a seconda di ciò che si deve fare. Mi preoccupa un po’ di più quando diventa alienazione, perché non vorrei che la gente vivesse un’altra vita rispetto a quella che è invece la vita reale.

FC: Ci sono differenze tra il doppiaggio di un film e quello di un videogioco?
GT: Certo, e sono parecchie. Nel doppiaggio del film, tu hai le immagini che ti scorrono davanti e devi andare a sincrono, per cui la maggiore difficoltà, sia nei film che nei cartoni animati, è mantenere il sincronismo e la precisione con quello che si vede sullo schermo. L’altra difficoltà è che, quando si arriva da un film che è già stato doppiato negli USA e la società di doppiaggio vuole che tu sia estremamente preciso anche nelle intenzioni, che sono molto simili a quelle usate dai due doppiatori originali che, nell’ordine, erano Kevin Kline e Kenneth Branagh. Io doppio il personaggio di Kevin Kline, mentre quello di Kenneth Branagh è doppiato in italiano da Alessandro Gassman. Nel gioco della Ubi Soft, invece, la difficoltà che abbiamo avuto è dovuta al fatto che il gioco viene programmato contemporaneamente al doppiaggio, per cui non si ha la possibilità di doppiare vedendo le schermate di gioco. Allora, bisogna andare un po’ ad intuito, ma noi eravamo avvantaggiati dal fatto che avevamo già effettuato il lavoro sul film e che il videogioco, fortunatamente, è molto simile al film, soprattutto graficamente. Per cui, la maggiore difficoltà è stata quella: da una parte c’erano le immagini, ma dall’altra c’era più liberta nell’interazione con i personaggi, per cui, rispetto al film, ci siamo potuti permettere qualche distrazione e qualche divertimento in più.

FC: Quando sono stati doppiati il film e il videogioco?
GT: Il gioco è stato doppiato a Settembre, mentre al film avevamo lavorato a Luglio.

FC: E’ stata un’esperienza positiva? Avevi mai avuto esperienze di doppiaggio in precedenza?
GT: Di doppiare altri attori mai, perché mi era capitato di doppiarmi solamente nei film che avevo interpretato io. Non avevo mai avuto l’occasione. Notizia di oggi: proprio stamattina mi hanno chiamato per doppiare un film, che non ho interpretato io, ma comunque dovranno ancora decidere se sarò io a farlo o no. Comunque, è stata un’esperienza molto interessante, perché ti rapporti con qualcosa di molto distante da te e dove puoi dare una caratterizzazione diversa al personaggio, perché sei meno coinvolto, anche visivamente, chiaramente… Però, invece, l’esperienza di doppiare un videogioco, proprio perché sono cresciuto con i videogiochi, ha una notevole valenza per me. Essere protagonista di un videogioco è probabilmente stato il sogno di tutti noi, nella vita; se fossi io il personaggio del videogioco, credo che rasenteremmo l’autoerotismo (seguono altre risate, ma il perché lo vedrete nel filmato…). A me piacerebbe sicuramente ripetere l’esperienza… Questo però è un videogioco il cui target è riferito ai molto giovani, un target che va dai 6 – 7 ai 15 anni. In realtà, mi piacerebbe poter fare anche un gioco un po’ più trasgressivo, dove non si deve eccedere nel volgare o nell’autoerotismo, però qualche cosa che sia più vicino ad una generazione come la nostra, dove ci si possa permettere qualcosa in più e dove si possa ironizzare di più sui problemi, sempre tenendo presente che, però, un videogioco può finire anche nelle mani di un bambino.

Il prossimo Replay ci porterà all’estate del 2008, con un’intervista a un altro attore, questa volta, però, per cose più legate al film di cui si doveva parlare che non ai videogiochi. :)

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