TV Review: Faccia d’Angelo

Fortunatamente la fiction italiana non è soltanto Rai e Mediaset. Anche Sky, da una manciata di anni a questa parte, ha deciso di dire la sua sull’argomento, sia sulla lunga serialità che su quella breve. Quo Vadis Baby? è stato un prodotto sottovalutato, mentre Romanzo Criminale e Boris sono senza ombra di dubbio le migliori serie TV italiane dell’ultimo decennio. Miniserie come Nel Nome del Male e Il Mostro di Firenze erano prodotti soltanto discreti, superiori alla quasi totalità di quanto si vede sulle reti free, pubbliche e private, ma ben lontani dall’eccellenza di un lavoro HBO o BBC. D’altronde, i budget sono quelli che sono e anche gli sceneggiatori/registi non sono come quelli che si possono trovare oltreoceano o oltremanica. Nelle scorse settimane, Faccia d’Angelo ha ricevuto una spinta promozionale fortissima su ogni canale del bouquet Sky, tale da incuriosirmi a vederla. E come un fulmine a ciel sereno è arrivato anche l’invito, al sottoscritto e ad altri blogger, per assistere alle due puntate della miniserie proprio nella sede milanese del broadcaster satellitare.

Un evento che ci ha dato la possibilità di scambiare due chiacchiere anche con Roberto Amoroso, responsabile della divisione fiction di casa Sky, che ha rimarcato quanto le loro produzioni siano differenti da quelle di casa Rai/Mediaset, per personaggi e tematiche, oltre a essere molto più curate e vicine al mondo del cinema che Murdoch e compagnia bella hanno sempre supportato pesantemente. Per chi avesse vissuto su Marte nell’ultimo mese, è il caso di ricordare che le due puntate di Faccia d’Angelo raccontano la storia di Felice Maniero, il famigerato boss della mala del Brenta, che ha terrorizzato il Veneto tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’90. Il personaggio ha il volto di Elio Germano, che lo interpreta davvero alla grande, sfoggiando un perfetto accento veneto e dimostrando di essere uno dei migliori giovani attori italiani. Alla regia c’è invece Andrea Porporati, noto soprattutto per il film “di mafia” Il Dolce e l’Amaro, datato 2007.

Il cast è composto perlopiù da giovani attori abbastanza sconosciuti, in mezzo ai quali compaiono volti più noti come quelli di un’irriconoscibile Katia Ricciarelli, nei panni della madre di Maniero, e del veterano Franco Castellano, habitué delle fiction Rai, l’unico a risultare totalmente fuori parte col suo doppiaggese che ne tradisce le origini professionali. Se la prima parte soffre di troppa didascalicità nel raccontare le vicende narrate, la seconda parte rimette fortunatamente tutto in carreggiata. Germano è bravissimo e la ricostruzione storica, anche a livello di ambientazioni, è molto buona, ma si respira una certa “cheapness” in ogni scena che rende Faccia d’Angelo una produzione che non riesce a mantenere del tutto ciò che prometteva. Ed è un peccato, perché siamo abbastanza lontani anche da Romanzo Criminale, con cui condivide la “cheapness” (ma è un problema dell’intera produzione televisiva italiana e, forse, addirittura europea), ma che contava su un cast fortissimo e su una regia molto più forte, ispirata e, soprattutto, non così sbilanciata tra le due parti della storia. Si poteva fare meglio, ma va detto che il risultato finale è comunque buono. Ma siccome ho sentito pareri molto discordanti (in famiglia, dove non fruiscono comunque di produzioni Rai/Mediaset, è piaciuta parecchio), vi consiglierei comunque di darci un’occhiata. :)

(E qui trovate invece il live tweeting del sottoscritto durante le due serate: http://goo.gl/JUSci).

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