M-Review: John Carter

Parlare di John Carter non è affatto facile: da una parte perché si tratta di un film tecnicamente sontuoso, realizzato in modo pregevole e con un’incredibile cura per i dettagli, dall’altra perché è un progetto che, pur essendo stato scritto cronologicamente prima della fantascienza cinematografica degli ultimi 35 anni, arrivando così “tardi” pare un clone, pur non essendolo, dei maggiori successi del genere del periodo indicato. Il romanzo “Sotto le Lune di Marte” di Edgar Rice Burroughs, capostipite della fantascienza del 20° secolo risale infatti al 1917 e film come Star Wars o Avatar hanno pesantemente preso spunto, nelle loro storie, dalle pagine di questo libro. Negli ultimi 20 anni parecchi studios hanno provato a portare sul grande schermo la storia del confederato americano John Carter, che si ritrova improvvisamente catapultato su Marte/Barsoom, ma l’unica a riuscirci è stata la Disney, che ha stanziato un budget mastodontico, tra i 250 e i 275 milioni di dollari, per la realizzazione della pellicola. Si potrebbe poi dire che JC è il primo film live-action di casa Pixar, visto che il regista Andrew Stanton aveva diretto quel capolavoro assoluto di Wall*E, mentre lo sceneggiatore Mark Andrews aveva scritto diversi corti sempre per Lasseter e compagnia bella. Tutto perfetto sulla carta, quindi. Peccato che, come facilmente prevedibile, questa rischiosissima operazione cinematografica stia procedendo spedita verso il disastro.

Come già detto all’inizio, John Carter non è affatto un brutto film. Non ci si annoia mai, la tensione rimane sempre alta, gli effetti speciali sono praticamente perfetti e tutta la seconda parte è una sequenza spettacolare dietro l’altra, ma manca qualcosa. O meglio, ci sono cose che, come detto inizialmente, fanno storcere il naso e pensare “Ma dove ho già visto tutto questo?”. Stanton dirige con mano sicura, Taylor Kitsch è un valido protagonista e anche i comprimari, dalla bellissima Lynn Collins alla coppia di cattivi Mark Strong e Dominic West, passando per Ciaran Hinds e James Purefoy, se la cavano molto bene. Tutti si impegnano (a parte Michael Giacchino, la cui colonna sonora sa di già sentito), i personaggi in full CG (che in originale hanno le voci di Willem Dafoe, Samantha Morton e Thomas Haden Church, tanto per citarne qualcuna) sono davvero ben realizzati, la versione marziana del migliore amico dell’uomo, aka Woola, è semplicemente spassosa, però non c’è nulla che faccia dire che questa pellicola è imperdibile. L’errore della Disney è stato quello di aver stanziato un budget eccessivo per un film fuori tempo massimo, fallendo completamente poi sia nella scelta della data d’uscita (periodo natalizio o Estate sarebbero state una scelta migliore) che nel marketing. John Carter non è brutto, cosa che ripeto per l’ennesima volta, ma è anche una pellicola che, dopo la visione, rischia di essere facilmente dimenticata.

One comment

  1. […] sono diversi i film che hanno fatto una brutta fine al botteghino. Pellicole come Battleship e John Carter si sono probabilmente meritate l’insuccesso, ma ci sono altri esempi, come Cloud Atlas, da […]

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