Archive for March 30, 2012

V-Review: Metal Gear Solid Collection HD

In tempi di crisi, non si butta via niente. Muore una generazione di console e ne nasce un’altra, ma con essa muoiono anche tutti i giochi che ci avevano fatto divertire sul precedente sistema. La retrocompatibilità, uno dei maggiori punti di forza di PlayStation 2, con PlayStation 3 e Xbox 360 è diventata un peso. Un peso da rimuovere perché è molto più profittevole rivendere gli stessi giochi, già pagati cari e salati anni prima, sui propri store online ai giocatori che vogliono giocarli sulle nuove console. Una delle mode che hanno preso piede da un annetto a questa parte è quella delle “HD Collection”. Qualcuno le definisce rimasterizzazioni, come se si prendesse un film o un album del passato e lo si riportasse al passo coi tempi. Qui si prendono i titoli originali, si sostituiscono gli asset grafici e sonori con versioni ad alta definizione, si aggiungono Trofei/Obiettivi e si reimpacchetta tutto senza fare altre grosse modifiche, addirittura mantenendo gli stessi bug presenti inizialmente, a meno che non ci sia l’esplicita istruzione di correggerli.

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Tutto è cominciato con la God of War Collection, contenente i primi due episodi della serie, uscita nel 2010 come preludio al terzo episodio. Abbiamo poi avuto la Prince of Persia Collection, la Tom Clancy’s Splinter Cell Collection, l’ambitissima accoppiata Ico HD/Shadow of the Colossus HD e la Tomb Raider Anniversary Collection, mentre sono in arrivo cose come la Silent Hill Collection, la Devil May Cry Collection e la Resident Evil Collection (e scommettete che i vari GTA usciti su PlayStation 2 e Xbox saranno rieditati in questo modo poco prima dell’uscita di GTA V)? Se c’è una HD Collection che poteva interessare al sottoscritto era quella di Metal Gear Solid. Sono un gran fan della serie di Kojima, uno di quelli che terminò il primo episodio su PSOne giocando alla versione giapponese, per rigiocarsi poi quella europea e le successive VR Missions solo per capire meglio la fantastica storia di Solid Snake. Terminai la demo di MGS 2: Sons of Liberty per PS2, inclusa nel discreto Z.O.E., in un batter d’occhio e cominciai addirittura a scrivere la sceneggiatura (in inglese) per un potenziale film, che partiva proprio dai fatti narrati nel prologo del secondo episodio. Poi, come purtroppo spesso mi capita, non ho più avuto tempo per mettermi a giocare seriamente e ho perso un po’ di vista tutti i giochi a seguire.

Il bello di una HD Collection come questa è che ci si può mettere davanti al proprio 40 pollici (o superiore) e godersi questi capolavori videoludici, che uniscono una narrazione degna di un film e un gameplay validissimo, nel migliore dei modi possibili. La MGS Collection HD include MGS 2: Sons of Liberty e MGS 3: Snake Eater, entrambi usciti su PS2, oltre a MGS: Peace Walker, titolo esclusivo PSP, cronologicamente più recente rispetto agli altri due, ma inedito su sistemi casalinghi. Una volta messo il disco all’interno della console, un semplice menu vi permetterà di scegliere quale dei tre giochi giocare. Quando partirà la spettacolare intro di MGS2, la lacrimuccia sarà inevitabile e vi sembrerà di avere un decennio di meno (bei tempi) non appena prenderete il controllo di Solid Snake sul tanker. Il gioco è anche quello che mostra maggiormente il peso degli anni, ma non ce ne lamentiamo, perché il risultato finale è comunque molto buono. Con MGS3 le cose migliorano abbastanza, mentre con Peace Walker l’effetto è piuttosto straniante, perché eravamo abituati a giocarlo su uno schermo molto piccolo. Va detto che, però, anche in questo caso, la resa finale è alquanto soddisfacente.

Che dire, quindi? Se avete voglia di rigiocarvi questi capolavori videoludici su  PlayStation 3 o su Xbox360, con una grafica un po’ più attuale, questa è un’occasione da cogliere al volo. Konami ha già anche annunciato l’arrivo di una versione PSVita per l’Estate, quindi anche gli amanti delle console portatili non rimarranno delusi. Buon divertimento, allora. :)

V-Review: Battleloot Adventure

Mi piace molto parlare di videogiochi italiani, vuoi perché vengono dal settore che mi permette di portarmi a casa uno stipendio, vuoi perché è sempre buona cosa evidenziare l’uscita di un bel prodotto italiano, visto e considerato lo stato della nostra inesistente “game industry”. La settimana scorsa ha visto la luce Battleloot Adventure, seconda produzione self-funded (Ice Road Truckers e MotoGP 2010 erano lavori per conto terzi) della DTales del buon Giovanni Bazzoni. Dopo il buon successo, sia di pubblico che di critica, di Ducati Challenge, uscito a metà 2011, c’erano grandi aspettative per questo RPG ad ambientazione fantasy, che fin dai primi screenshot si è fatto notare per uno stile grafico molto convincente e potente (e conoscendone i due responsabili, c’erano pochi dubbi :) ).

Battleloot Adventure è un RPG a turni, composto da un buon numero di quest che vedranno il vostro party impegnato a combattere contro nemici sempre più cattivi e infidi. Il sistema di combattimento sfrutta ovviamente appieno le potenzialità del touch screen: vi basterà infatti semplicemente “tappare”, in vari modi e seguendo determinate combinazioni, sia sui vostri personaggi che sui nemici per attaccare, difendere e compiere altre azioni. L’esito dei combattimenti determinerà poi quali upgrade potrete assegnare al vostro party. Gli sviluppatori hanno anche inserito un sistema di in-app purchase per tutti coloro che vogliono ricevere tanto oro sin da subito, senza aspettare che il gioco faccia il suo corso e che, quindi, potranno pagare reale denaro per aumentare il bottino in loro possesso.

Come già detto all’inizio, la grafica è il punto di forza di Battleloot Adventure. Il gioco sfrutta il Retina Display, quindi tutti i fondali e i character risultano disponibili anche in alta definizione. La cosa si ripercuote sulle dimensioni dell’applicazione, che installata supera i 600 Mb di spazio sul vostro device. Una precisazione doverosa, visto che questo fatto ha suscitato diverse polemiche, a mio avviso piuttosto sterili, sui forum in giro per il mondo, soprattutto oltreoceano. Ciò che non convince eccessivamente è, purtroppo, il gameplay: a un sistema di combattimento molto intuitivo fa da contraltare una certa monotonia di fondo, che tende a essere percepita più che altro dagli appassionati del genere che non dai giocatori casuali, target a cui è indirizzato il gioco. Va però detto che BA costa soltanto 0,79 €, sia nella versione iPhone che in quella iPad, per cui se ciò che vedete vi intriga, il mio consiglio è di provarlo comunque. Battleloot Adventure è un titolo valido, che se la batte alla pari con gli altri esponenti del genere (uno su tutti: Battleheart) e che si merita tutto il successo possibile. :) Ah, il gioco uscirà a breve anche per Android, sappiatelo.

Trailer: Prometheus (e l’hype sale, ammazza se sale!)

Di Prometheus ho già parlato una volta, in occasione dell’uscita del teaser. Non starò di nuovo a dilungarmi su trama, attori, regista e via dicendo e nemmeno sul fatto che, per quanto la produzione continui a smentire, questo è un prequel di Alien a tutti gli effetti. Sembra poi confermata anche la data d’uscita italiana, quella del 14 Settembre, che ci renderà gli ultimi al mondo a poter vedere il ritorno alla fantascienza di Ridley Scott. Nella speranza che quei criminali di 20th Century Fox Italia abbiano un ripensamento e decidano di far uscire il film a Giugno anche qua (ma chi vive sperando, beh, si sa come muore), vi propongo un paio di cose molto interessanti uscite in rete nelle scorse settimane che fanno parte della campagna di marketing virale orchestrata  per il lancio della pellicola. Il primo video vede Guy Pearce nei panni di Peter Weyland (Weyland, Weyland… dove l’ho già sentito?) in un’edizione futuristica dei TED Talks, mentre il secondo è un finto spot che rivela un altro segreto di Pulcinella, ossia che il personaggio interpretato da Michael Fassbender (sempre sia lodato) è un androide.

E poi c’è il trailer. Santissimo cielo, che trailer! Posso dirvi che raramente mi ritrovo a essere impaziente dopo aver visto un trailer, ma questi due minuti e mezzo portano l’hype davvero alle stelle. Sono convinto che Ridley Scott, da Thelma e Louise in poi, abbia azzeccato solo un paio di film, quindi non sono esattamente un fan, ma se il vecchietto inglese mantiene ciò che questo trailer promette, rischiamo di trovarci di fronte a un capolavoro fantascientifico, cosa di cui il genere avrebbe davvero bisogno. Quindi, guardatevi alla nausea il trailer e, magari, già che ci siete, riempite di e-mail 20th Century Fox per convincerli ad anticipare la release italiana. Non voglio dover essere costretto a scaricarmi un CAM Rip o un Telesync per non dover aspettare tre mesi. Avete capito? Pure in IMAX andrei a vedermelo subito (e non credo di essere il solo).

M-Review: John Carter

Parlare di John Carter non è affatto facile: da una parte perché si tratta di un film tecnicamente sontuoso, realizzato in modo pregevole e con un’incredibile cura per i dettagli, dall’altra perché è un progetto che, pur essendo stato scritto cronologicamente prima della fantascienza cinematografica degli ultimi 35 anni, arrivando così “tardi” pare un clone, pur non essendolo, dei maggiori successi del genere del periodo indicato. Il romanzo “Sotto le Lune di Marte” di Edgar Rice Burroughs, capostipite della fantascienza del 20° secolo risale infatti al 1917 e film come Star Wars o Avatar hanno pesantemente preso spunto, nelle loro storie, dalle pagine di questo libro. Negli ultimi 20 anni parecchi studios hanno provato a portare sul grande schermo la storia del confederato americano John Carter, che si ritrova improvvisamente catapultato su Marte/Barsoom, ma l’unica a riuscirci è stata la Disney, che ha stanziato un budget mastodontico, tra i 250 e i 275 milioni di dollari, per la realizzazione della pellicola. Si potrebbe poi dire che JC è il primo film live-action di casa Pixar, visto che il regista Andrew Stanton aveva diretto quel capolavoro assoluto di Wall*E, mentre lo sceneggiatore Mark Andrews aveva scritto diversi corti sempre per Lasseter e compagnia bella. Tutto perfetto sulla carta, quindi. Peccato che, come facilmente prevedibile, questa rischiosissima operazione cinematografica stia procedendo spedita verso il disastro.

Come già detto all’inizio, John Carter non è affatto un brutto film. Non ci si annoia mai, la tensione rimane sempre alta, gli effetti speciali sono praticamente perfetti e tutta la seconda parte è una sequenza spettacolare dietro l’altra, ma manca qualcosa. O meglio, ci sono cose che, come detto inizialmente, fanno storcere il naso e pensare “Ma dove ho già visto tutto questo?”. Stanton dirige con mano sicura, Taylor Kitsch è un valido protagonista e anche i comprimari, dalla bellissima Lynn Collins alla coppia di cattivi Mark Strong e Dominic West, passando per Ciaran Hinds e James Purefoy, se la cavano molto bene. Tutti si impegnano (a parte Michael Giacchino, la cui colonna sonora sa di già sentito), i personaggi in full CG (che in originale hanno le voci di Willem Dafoe, Samantha Morton e Thomas Haden Church, tanto per citarne qualcuna) sono davvero ben realizzati, la versione marziana del migliore amico dell’uomo, aka Woola, è semplicemente spassosa, però non c’è nulla che faccia dire che questa pellicola è imperdibile. L’errore della Disney è stato quello di aver stanziato un budget eccessivo per un film fuori tempo massimo, fallendo completamente poi sia nella scelta della data d’uscita (periodo natalizio o Estate sarebbero state una scelta migliore) che nel marketing. John Carter non è brutto, cosa che ripeto per l’ennesima volta, ma è anche una pellicola che, dopo la visione, rischia di essere facilmente dimenticata.

TV Review: Faccia d’Angelo

Fortunatamente la fiction italiana non è soltanto Rai e Mediaset. Anche Sky, da una manciata di anni a questa parte, ha deciso di dire la sua sull’argomento, sia sulla lunga serialità che su quella breve. Quo Vadis Baby? è stato un prodotto sottovalutato, mentre Romanzo Criminale e Boris sono senza ombra di dubbio le migliori serie TV italiane dell’ultimo decennio. Miniserie come Nel Nome del Male e Il Mostro di Firenze erano prodotti soltanto discreti, superiori alla quasi totalità di quanto si vede sulle reti free, pubbliche e private, ma ben lontani dall’eccellenza di un lavoro HBO o BBC. D’altronde, i budget sono quelli che sono e anche gli sceneggiatori/registi non sono come quelli che si possono trovare oltreoceano o oltremanica. Nelle scorse settimane, Faccia d’Angelo ha ricevuto una spinta promozionale fortissima su ogni canale del bouquet Sky, tale da incuriosirmi a vederla. E come un fulmine a ciel sereno è arrivato anche l’invito, al sottoscritto e ad altri blogger, per assistere alle due puntate della miniserie proprio nella sede milanese del broadcaster satellitare.

Un evento che ci ha dato la possibilità di scambiare due chiacchiere anche con Roberto Amoroso, responsabile della divisione fiction di casa Sky, che ha rimarcato quanto le loro produzioni siano differenti da quelle di casa Rai/Mediaset, per personaggi e tematiche, oltre a essere molto più curate e vicine al mondo del cinema che Murdoch e compagnia bella hanno sempre supportato pesantemente. Per chi avesse vissuto su Marte nell’ultimo mese, è il caso di ricordare che le due puntate di Faccia d’Angelo raccontano la storia di Felice Maniero, il famigerato boss della mala del Brenta, che ha terrorizzato il Veneto tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’90. Il personaggio ha il volto di Elio Germano, che lo interpreta davvero alla grande, sfoggiando un perfetto accento veneto e dimostrando di essere uno dei migliori giovani attori italiani. Alla regia c’è invece Andrea Porporati, noto soprattutto per il film “di mafia” Il Dolce e l’Amaro, datato 2007.

Il cast è composto perlopiù da giovani attori abbastanza sconosciuti, in mezzo ai quali compaiono volti più noti come quelli di un’irriconoscibile Katia Ricciarelli, nei panni della madre di Maniero, e del veterano Franco Castellano, habitué delle fiction Rai, l’unico a risultare totalmente fuori parte col suo doppiaggese che ne tradisce le origini professionali. Se la prima parte soffre di troppa didascalicità nel raccontare le vicende narrate, la seconda parte rimette fortunatamente tutto in carreggiata. Germano è bravissimo e la ricostruzione storica, anche a livello di ambientazioni, è molto buona, ma si respira una certa “cheapness” in ogni scena che rende Faccia d’Angelo una produzione che non riesce a mantenere del tutto ciò che prometteva. Ed è un peccato, perché siamo abbastanza lontani anche da Romanzo Criminale, con cui condivide la “cheapness” (ma è un problema dell’intera produzione televisiva italiana e, forse, addirittura europea), ma che contava su un cast fortissimo e su una regia molto più forte, ispirata e, soprattutto, non così sbilanciata tra le due parti della storia. Si poteva fare meglio, ma va detto che il risultato finale è comunque buono. Ma siccome ho sentito pareri molto discordanti (in famiglia, dove non fruiscono comunque di produzioni Rai/Mediaset, è piaciuta parecchio), vi consiglierei comunque di darci un’occhiata. :)

(E qui trovate invece il live tweeting del sottoscritto durante le due serate: http://goo.gl/JUSci).

V-Review: Final Freeway 2R

Più o meno un anno e mezzo fa Final Freeway usciva su iOS. Un vero e proprio omaggio nei confronti di Out Run, che andava a riempire l’incredibile buco lasciato da Sega su AppStore. Nonostante abbia rieditato diversi suoi classici per i dispositivi Apple, il gigante giapponese ha (volutamente? casualmente?) lasciato da parte il suo mitico racing da sala giochi. E così, il buon Davide Pasca, programmatore italiano trapiantato in Giappone da diversi anni, veterano della game industry, ha approfittato di questa mancanza e ha realizzato un titolo molto ben confezionato, che ha venduto decisamente bene e ha generato anche uno spin-off molto particolare (se ricordate, ho parlato di Fit Freeway qualche tempo fa). Il pubblico chiedeva a gran voce un sequel e dopo l’interlocutorio Fractal Combat (scusami Davide, ma ho trovato quel gioco un mero esercizio di stile 😀 ), ecco arrivare Final Freeway 2R.

Il gameplay è sempre quello vincente a cui ci hanno abituato sia Out Run che il primo episodio, ma ci sono stati notevoli miglioramenti ai controlli, con diverse configurazioni disponibili che sfruttano sia il touch che l’accelerometro e si adattano quindi a ogni possibile gusto. La grafica è molto più pulita, molto 16-bit (se il primo sembrava uscire dritto da un Master System, questo pare un titolo per Mega Drive 😀 ) e ricca di dettagli e tocchi di classe inseriti dal buon Pasca e dai suoi collaboratori. Anche la colonna sonora, targata Simone Cicconi, risulta più indovinata e meno derivativa di quella del primo episodio, ma va ricordato che c’è anche la possibilità di poter usare come sottofondo musicale le canzoni che avete caricato sul vostro device iOS. Inutile dire che Final Freeway 2R è un acquisto straconsigliato se vi piacciono gli arcade di guida, se siete nostalgici anni ’90 e se avete apprezzato il primo FF. L’applicazione è universale (iPhone/iPad), costa solo 0,79 € e, almeno per me, da fan del genere, è un must. La versione Android è in fase di sviluppo e arriverà appena è pronta. Non mi rimane quindi altro che augurarvi buon divertimento. :)

Trailer: Men in Black 3

I sequel realizzati dopo più di un decennio dall’ultimo episodio sono quasi sempre degli EPIC FAIL di proporzioni immani. Si potrebbero fare tanti esempi, da Terminator 3 a Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (col suo frigorifero anti-atomico), passando per cose come Die Hard 4 o l’ultimo Rambo. Il trailer di Men in Black 3 non mi fa ben sperare, soprattutto considerando che Men in Black 2, uscito ormai dieci anni fa, era un film davvero terribile, insopportabile e pieno di problemi, persino a livello tecnico.

Certo, l’utilizzo dello stratagemma del viaggio nel tempo e la presenza di Josh Brolin come versione giovane di Tommy Lee Jones danno l’impressione di essere un piacevole diversivo, ma il feeling generale continua a non essere dei migliori. Oltre a Brolin, le new entry sono Emma Thompson, le bellissime Alice Eve e Nicole Scherzinger e Jermaine Clement, dalla serie Flight of the Conchords, nei panni del cattivo. Quel che è praticamente sicuro è che ci beccheremo il consueto rap di Will Smith compreso nel prezzo ed è forse l’unica nota positiva di tutta questa operazione da un paio di centinaia di milioni di dollari. Uscita in contemporanea mondiale a fine Maggio, precisamente il 25, ovviamente in 3D (così da recuperare il budget un po’ più velocemente).

Video: Usher – Climax

Climax è il titolo del nuovo singolo di Usher, pezzo di cui ho accolto l’arrivo con piacevole sorpresa. Dopo il parziale flop dell’ultimo album Raymond v. Raymond, caratterizzato da una scelta di singoli abbastanza discutibili (quando sento OMG, nonostante il successo ottenuto dalla canzone, continuano a sanguinarmi le orecchie) e del successivo EP Versus, che risultava incredibilmente più interessante del CD uscito pochi mesi prima, il cantante americano si era un po’ nascosto, comparendo soltanto in una manciata di featuring, assieme al suo protetto Justin Bieber, a Enrique Iglesias e David Guetta.

Il nuovo album, a cui ha lavorato in questo periodo lontano dai riflettori, sembra invece partire con il piede giusto. La canzone in questione, prodotta da Diplo, popolare DJ già collaboratore di M.I.A., mischia R&B ed elettronica in modo molto raffinato, creando sonorità nuove per l’artista americano, che sembra improvvisamente tornato ai fasti di Confessions, da cui sono passati un bel po’ di anni. Il video, raffinato come la canzone, è molto ben strutturato e vede Usher a bordo di una macchina vintage, impegnato a pensare se entrare a casa della sua ex e farsi diversi film mentali su quello che potrebbe succedere. Una cosa che, a essere sinceri, capita spesso e volentieri a molti di noi, vero (io poi sono un mago dei film mentali che illustrano tutti i possibili scenari, deve essere una deformazione professionale). Le premesse per un bell’album ci sono tutte, il singolo ha indubbiamente fatto centro. :)

PS Vita: la nuova console portatile di casa Sony

Non sono mai stato un fan delle console portatili. A parte un GameBoy Color, comprato al duty free in aeroporto dopo un viaggio di lavoro a Londra, messo poi da parte dopo qualche giorno di utilizzo, non ne ho mai posseduta una. Sono invece stato sempre un convinto sostenitore del mobile gaming, anche quando iOS non esisteva ancora, ma c’erano solo telefonini Java. Non saprei dirvi perché non ho mai provato attrazione per questi piccoli device e non posso nemmeno dare la colpa alla mancanza del touch, perché ho cominciato a giocare su cellulare quando iPhone era soltanto un progetto a Cupertino. Potrei dire che, forse, è perché i titoli disponibili su queste console non propongono quel tipo di divertimento “mordi e fuggi” da sessioni di gioco brevi, da 5/10 minuti, tipico di buona parte dei giochi per cellulare/smartphone, che io invece cerco in mobilità.

Da membro della game industry, però, essere aggiornato su tutte le novità è d’obbligo. Inutile dire che quando Vodafone mi ha proposto di partecipare a una loro iniziativa dedicata a PS Vita, il portatile di casa Sony, pur non stravedendo per la console (nonostante sia un felice possessore di PlayStation 3), ho aderito con molto piacere. Sono un convinto sostenitore delle iniziative che riguardano il gaming e ogni volta che ho la possibilità di promuovere questa passione che mi permette anche di pagare le bollette, non mi faccio pregare. Come molti sapranno, Vodafone è il carrier che gestisce in esclusiva fino all’Autunno la connettività Internet via 3G della console Sony e, per creare un po’ di buzz in rete, ha dato vita a Vodafone Gamer, iniziativa con cui chiede agli utenti di inviare brevi filmati a tema PS Vita, che sarà poi anche il premio che finirà nelle mani dei vincitori. Io sono stato protagonista di uno dei filmati girati dalla stessa Vodafone, che trovate sul sito ufficiale oppure qui sotto (potete ridere, non mi offendo, I did it all for the LOLz 😀 ).

Ma torniamo alla console. Dopo averla provata per un po’, visto che ce l’ho tra le mani ormai da una decina di giorni, devo dire che si tratta di una bella macchinetta, tecnicamente molto potente e con notevoli potenzialità, ma che comunque non è esente da difetti, che si fanno sentire molto di più se si è abituati a giocare su iPhone/iPad e non, magari, sulla vecchia PSP. Certo, lo schermo OLED da 5”, con la sua bella risoluzione di 960×544, è uno spettacolo da vedere: è ampio, luminoso e pure touch, ma quando si tratta di giocare, il controllo tattile è la cosa meno indicata. Si naviga bene nella dashboard, nelle app social come Foursquare, Facebook, Twitter e Flickr, tutte downloadabili dal PlayStation Store, nelle varie utility interne, ma in tutti i giochi che ho provato è decisamente inutile. I due analogici, il D-Pad, i quattro classici pulsanti di casa Sony e i due dorsali sono quasi sempre la soluzione migliore, per il momento.

FIFA Football, per fare un esempio, è uno dei giochi che permette di utilizzare entrambi i sistemi di controllo, ma dopo qualche secondo di passaggi “tappando” sullo schermo, si torna immediatamente al sistema tradizionale, molto più preciso ed efficace. Lo stesso FIFA, però, è l’unico gioco tra quelli provati in cui l’altro touchscreen, quello posteriore, ha un senso. L’ingegnosa idea dei ragazzi di EA è stata quella di usarlo come rappresentazione “fisica” della porta: una volta sulla tre quarti, tappate nel punto del touchscreen verso cui volete direzionale il pallone, regolate traiettoria e potenza, poi tirate. Ci vorrà qualche tentativo per prendere la mano, ma trovata la quadra noterete che la cosa ha un suo senso.

Ma FIFA non è l’unico tra i titoli di lancio che ho potuto provare, perché anzi, a essere sinceri, tra demo e versioni complete, ne ho testati almeno una decina. Vi condenserò quindi le mie impressioni in al massimo un paio di righe per gioco:

  • Wipeout 2048: La grafica c’è, il gioco un po’ meno. Ha parecchi problemi sia nel controllo tramite accelerometro (ci può stare, ma vabbé) che in quello via analogico (e qui non ci sta molto).
  • Uncharted: Golden Abyss: Anche qui tecnicamente ci siamo, nonostante si siano scordati l’antialiasing. Però il gioco è noioso come la morte.
  • Motorstorm RC: Era la mia killer app (ma se uso il passato, un motivo c’è). Il primo impatto è molto deludente, a causa delle discutibili scelte di design. Poi dopo qualche partita comincia a coinvolgere, ma poteva essere molto meglio.
  • F1 2011: Non è che Codemasters si sia sprecata molto con questa conversione, che lascia a desiderare anche dal punto di vista tecnico.
  • Asphalt Injection: Perché dover spendere 30 € per un gioco praticamente identico alla controparte iPad, dove costa 0,79 €?
  • Ridge Racer: Il gioco è divertente e la grafica non è male. Peccato che però il frame rate spesso e volentieri traballi.
  • Table Football/Cliff Diving: I due tech demo che sfruttano le capacità di augmented reality della console. Belle da vedere, ma tutto finisce lì.
  • FIFA Football: Come avrete capito, è il miglior gioco tra quelli disponibili finora. Triste da dire, ma è così.
  • Reality Fighters: L’idea di mappare la propria fotografia (da scattare tramite fotocamera frontale o posteriore) sul lottatore ed “entrare” nel gioco è molto simpatica e pure l’uso della augmented reality. Ma è l’unica cosa che merita di essere segnalata di questo disastro.
  • Hustle Kings/Top Darts: Biliardo e freccette, disponibili solo via PS Store. Sono anche carini, ma quanti sperano di venderne?

Avessi un fisico così... è proprio un videogioco...

Il quadro iniziale, quindi, non è proprio dei più esaltanti, ma come già detto ci sono ampie possibilità di miglioramento. Ma d’altronde quale console, al lancio, è riuscita a convincere chiunque? Direi proprio nessuna. Aggiungiamoci il fatto che per far partire i giochi è necessario possedere una memory card, ovviamente proprietaria (capienza minima 4 Gb) non inclusa nella confezione, che vi alleggerirà di ulteriori 20 € o più, a seconda del taglio. Inutile dire che se pensate di scaricare roba dal PS Store, anche 16 Gb rischieranno di esservi un po’ stretti, visto che la dimensione di software e demo è decisamente pesante (la demo di FIFA, per intenderci, è 1,5 Gb. Alla faccia!). Anche PS Vita in sè è piuttosto pesante, oltre che non proprio ergonomica e di dimensioni mastodontiche. Dopo 10/15 minuti di gioco sarete costretti a riporla nel borsello per riposarvi un po’, visto che vi faranno male le mani (va detto che questa cosa con iPad non succede, alla faccia di chi dice che è soltanto una cornice Kodak ultracostosa 😀 ). E’ davvero troppo grande e non è facile trovare un modo di impugnarla che permetta di ridurre il problema di cui sopra. La batteria, poi, come previsto, non dura più di tre ore, ma questo è uno dei problemi tipici dei device odierni, a meno che non siano tablet.

Come già detto prima, PS Vita è una macchina davvero pregevole dal punto di vista tecnico, ma le sue potenzialità sono state sfruttate soltanto in minima parte. Nonostante sia stato abbastanza caustico in questo post, confido che nei mesi a venire ci saranno notevoli miglioramenti, soprattutto a livello di titoli disponibili. Diamo il tempo agli sviluppatori di prendere la mano, non tanto a livello di prestazioni, quanto di possibilità offerte dalla console (metodi di controllo alternativi e augmented reality in primis). Quasi sicuramente, Sony abbasserà il prezzo, al momento di 249 € per la versione Wi-Fi e di 299 € per quella Wi-Fi+3G, prima di fine anno. Se non vi accontentate di uno smartphone e vi interessano un certo tipo di giochi, a quel punto Vita sarà la console portatile da comprare. PS Vita resta un prodotto da hardcore gamer, da appassionati, che non avrà mai l’appeal sufficiente per attirare i casual gamer, per cui esistono ormai altre piattaforme molto più rodate. Ah, sono pure convinto, poi, che questa sia l’ultima console portatile che uscirà dalle fabbriche di Sony. Anche loro, prima o poi, capiranno che un ibrido smartphone/console è la strada da seguire. Questo è il mio pensiero. :)

Trailer: The Avengers (ancora lui)

Difficilmente scrivo due post sullo stesso argomento, ma quando ritengo di aver detto inizialmente delle cose inesatte, la rettifica diventa quasi obbligatoria. Per prima cosa, va detto che il nuovo trailer di The Avengers, uscito la scorsa settimana, è stato visto più di 13 milioni di volte in pochissimi giorni, polverizzando il precedente record, detenuto dal secondo teaser di The Dark Knight Rises, cosa che fa capire quanto questo film sia atteso dal grande pubblico. E dopo aver visto questo trailer, beh, posso dire che forse ho sbagliato nel giudicare la regia di Joss Whedon il più grosso errore che potessero fare in Marvel per un prodotto del genere.

Caro Joss, con quello che ci hai fatto vedere qui, sei riuscito a farmi cambiare idea. Sequenze epiche, personaggi carismatici, una Black Widow che risalta molto di più rispetto alla sua prima apparizione cinematografica, ma soprattutto tanta bella azione e diretta in un modo che ricorda tanto il mio caro Michael Bay (quanti penseranno all’ultimo Transformers dopo aver visto l’ultima scena del trailer?). Pare che il Whedon regista cinematografico, come Serenity dimostrò qualche anno fa, sia quindi il fratello buono dell’autore di insopportabili serie TV come Buffy, Angel, Firefly e Dollhouse (sì, dico questo apposta per farmi trollare). L’hype qui è salito a mille e non vedo l’ora che sia il 24 Aprile (o il 20, giorno del mio compleanno e della probabile premiere milanese con tutto il cast, Scarlett inclusa) per andarmi a gustare questo The Avengers.

P.S.: Sappiate che per me è estremamente difficile, psicologicamente parlando, ammettere di essermi sbagliato. Cercate di apprezzarlo. :)