M-Review: The Iron Lady

Quello biografico è uno dei miei dei generi cinematografici preferiti, assieme ai thriller e agli action movie. A me però piacciono le storie nude e crude, senza fronzoli, quasi come se si trattasse di documentari. Certo, in un film, a differenza di quanto accade in un documentario, bisogna lasciare spazio a un certo tipo di narrazione. Il problema è che questo porta sovente ad aggiungere elementi che rendono il tutto più cinematografico, ma che il più delle volte cozzano drammaticamente con la storia principale. Ed è questo, infatti, il difetto maggiore di The Iron Lady, film sul primo e unico primo ministro donna della storia britannica, la lady di ferro Margaret Thatcher, personaggio che ha avuto un impatto non indifferente sia sulla storia della perfida Albione che su quelle europea e mondiale degli ultimi 30 anni.

Diretto da Phyllida Lloyd, il film ha come protagonista un’incredibile Meryl Streep, che aveva già lavorato con la regista in Mamma Mia!, la riduzione cinematografica del musical targato ABBA. Affiancata da Jim Broadbent, che interpreta il marito, compagno di una vita, e da svariati caratteristi tra cui Richard E. Grant e Anthony Stewart Head (il Giles di Buffy), la Streep riesce a risultare tremendamente credibile nell’interpretazione del personaggio. Aiutata, nell’aspetto, da un abbondante trucco, l’attrice americana è però capace (non che ne dubitassimo, visto il suo curriculum) di immedesimarsi totalmente in questa lady britannica. Il maggiore problema del film, sceneggiato anch’esso da una donna (Abi Morgan, sceneggiatrice di Shame), è quello di dedicarsi troppo poco alla vita politica della persona e troppo a quella privata, giocandosi male molte delle frecce al suo arco. Il risultato è una pellicola a due velocità, valida quando si tratta di fatti storici, ma abbastanza ridicola nel raccontare la vecchiaia della protagonista. La Streep si merita l’ennesimo Oscar (ma non grideremmo allo scandalo se vincesse qualcun altro), mentre il film, nel complesso, si assesta nel limbo dei senza infamia e senza lode. Si poteva fare di più.

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