M-Review: Mission Impossible: Protocollo Fantasma (IMAX)

Mission Impossible è una delle poche serie cinematografiche ad aver trovato la formula per riuscire sempre a rinnovarsi. Un film ogni 4/5 anni, registi dallo stile completamente diverso, comprimari e villain quasi sempre rinnovati. Tom Cruise ne resta il protagonista indiscusso, oltre che produttore e deus-ex-machina dell’intera serie. MI: Protocollo Fantasma, che arriva nelle sale a poco più di cinque anni dall’ultimo episodio diretto da J.J. Abrams, qui co-produttore assieme alla star, è il debutto alla regia live action di Brad Bird, l’uomo che ha diretto capolavori del calibro di Gli Incredibili e Ratatouille per conto di Pixar, senza dimenticare Il Gigante di Ferro, uno dei film animati più sottovalutati di tutti i tempi. Questa volta, Ethan Hunt si trova a dover fermare una minaccia atomica proveniente dalla santa madre Russia, che lo porterà a muoversi, col suo team, tra Mosca, Dubai e Mumbai.

La ammaliante Paula Patton e l’insipido Jeremy Renner (che, mi spiace, ha 1/100 del carisma di Cruise, cosa che non mi fa affatto ben sperare per il nuovo Bourne, di cui è protagonista) sono i nuovi membri IMF che affiancano Ethan Hunt, mentre Simon Pegg veste nuovamente i panni del “Q” della situazione e il suo personaggio è l’unico ad avere una vera e propria evoluzione rispetto al terzo episodio. Brad Bird se la cava alla grande anche a dirigere attori veri, le sequenze action (ho adorato tantissimo l’inseguimento nella tempesta di sabbia e il finale nel parcheggio) mostrano una mano sicura e decisa dietro alla macchina da presa. In IMAX, poi, queste scene, assieme a tutte le panoramiche tolgono seriamente il respiro. Non è tutto oro quel che luccica, però, perché la sceneggiatura ha un andamento piuttosto prevedibile, con colpi di scena facilmente intuibili. Poi, il villain principale, interpretato dal Michael Nyqvist dell’originale Uomini Che Odiano le Donne, è minaccioso quanto un criceto in gabbia (sembra un problema di molti film hollywoodiani recenti). Molto meglio l’affascinante francesina Léa Seydoux, burrosa dagli occhi di ghiaccio, il cui personaggio poteva essere sfruttato molto meglio. Il giudizio finale non è assolutamente negativo, intendiamoci, visto che il film intrattiene e non annoia per più di due ore, ma resta l’amaro in bocca per tante cose che potevano essere migliori.

(Si ringrazia ScreenWeek per la visione in anteprima del film. Qui trovate la twitcronaca della serata).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *