Archive for February 29, 2012

V-Review: Reckless Racing 2

Ormai, anche su iPhone e iPad, c’è un solo genere di giochi che non mi faccio problemi ad acquistare a prezzo pieno, ovviamente soltanto se il titolo che mi appresto a comprare risulta meritevole, sia chiaro. Si tratta di quello dei racer top-down, quei giochi di guida arcade con grafica tridimensionale, visuale dall’alto a 3/4, spesso e volentieri una bella telecamera mobile e dinamica per seguire attentamente l’azione, che solitamente garantiscono ore e ore di divertimento e mi tengono attaccati ai miei device Apple più di qualunque altro gioco. Un genere che trova il suo capostipite nei leggendari Micro Machines di Codemasters per la prima PlayStation, ma di cui mi sono innamorato grazie all’indimenticato, almeno per me, Ignition, titolo PC di fine anni ’90, pubblicato da Virgin, ma sviluppato dalla piccola software house svedese UDS (che ha purtroppo chiuso i battenti nel 2004). Realizzare racer top-down di qualità deve essere una tradizione nordica, visto anche Reckless Racing 2 arriva proprio dalla Svezia. Il gioco è l’ennesimo successo di Polarbit, developer con sede a Stoccolma che si è fatto notare in questi ultimi anni su iOS con titoli validi come il primo RR, Reckless Getaway e Raging Thunder, oltre che per le versioni Phone di giochi come FIFA 10 e Crash Bandicoot Nitro Kart Racing.

Il primo Reckless Racing, pubblicato da EA a fine 2010, era un gioco divertente ma un po’ scarso in quanto a contenuti. Questo sequel, uscito a Gennaio, migliora quanto c’era di buono nel primo titolo, oltre ad essere ricchissimo di modalità di gioco, veicoli e piste. Certo, si nota fortemente che Polarbit ha tratto grossa ispirazione da Death Rally, altro esponente del genere che ha avuto un gran successo su iOS negli ultimi mesi, ma la mancanza di originalità, in questo caso, non si fa proprio sentire. Alla fine si tratta sempre di un racing game e l’importante è che ci sia la possibilità di correre gare singole, campionati e sfide a obiettivi o giocare in multiplayer, che ci siano tanti veicoli e piste su cui correre. Questa volta sarà possibile anche potenziare i vostri mezzi con upgrade di vario tipo. Il modello di guida è assolutamente perfetto e il sistema di controllo, pur essendo un po’ ostico all’inizio, dopo un po’ di abitudine consente di guidare al meglio i veicoli. Graficamente RR2 è una vera e propria gioia per gli occhi e il supporto per Retina Display sui device che ne sono provvisti migliora ulteriormente le cose. Il gioco, che questa volta Polarbit si è pubblicato da sé, è una Universal App, funzionante sia su iPhone/iPod Touch che su iPad ed è disponibile su AppStore al prezzo di 3,99 € che, dal mio punto di vista, sono ampiamente meritati. A voi decidere se attendere gli inevitabili ribassi di prezzo o acquistarlo subito. :)

Video: Madonna (ft. Nicki Minaj & M.I.A.) – Give Me All Your Luvin’

Il ritorno sulle scene musicali della Regina del Pop è sempre un evento. Probabilmente perché Miss Ciccone è forse l’unica vera artista di questo genere musicale a sapersi sempre rinnovare e cavalcare i trend del periodo, cercando però allo stesso tempo di non sembrare troppo simile alle sue concorrenti, che invece traggono forte ispirazione dai primi anni della sua carriera (chi ha detto Lady GaGa?). A quattro anni da Hard Candy, lavoro secondo me riuscito soltanto a metà (mi piacevano molto i pochi pezzi prodotti da Timbaland/Timberlake e pochissimo i tanti prodotti da Pharrell), la signora si è preparata un ritorno sulle scene come pochi sanno fare. Ha diretto un film, ha vinto il Golden Globe come miglior canzone originale (certo, Masterpiece pare uno scarto di lavorazione di Something to Remember, ma è sempre una bella canzone) e ha deciso di far debuttare il suo nuovo singolo nella manifestazione sportiva più vista al mondo, il Superbowl.

Give Me All Your Luvin’ non è una canzone che resterà negli annali della musica, sia chiaro, ma è un singolo fresco, piacevole all’ascolto, sullo stile di quel “french touch” che è l’esatto opposto della tamarraggine (che non mi dispiace, va detto) a cui ci ha abituato David Guetta da un paio d’anni. Il produttore del pezzo e di buona parte del nuovo album, Martin Solveig, è quello di Hello e appartiene alla stessa scuola di Bob Sinclar. Si balla sempre e tanto, ma non ci sono i synth ossessivi che caratterizzano la produzione del biondo d’oltralpe. La canzone, di cui era spuntato fuori un demo qualche mese fa, funzionerebbe perfettamente anche senza i due featuring di Nicki Minaj e M.I.A., che aggiungono un po’ di varietà, ma non apportano nulla di significativo al brano. Il video, diretto dal collettivo francese Megaforce, è fresco e piacevole come la canzone ed è uno dei migliori di questo inizio 2012. Il nuovo album, intitolato MDNA, in uscita a Marzo, vedrà pezzi prodotti oltre che da Martin Solveig, anche da William Orbit (che per lei aveva prodotto quel disco capolavoro del pop che risponde al nome di Ray of Light) e da quelle teste quadre dei Benassi Bros., i due DJ di Reggio Emilia sempre più lanciati a livello internazionale. E come italiani, questa cosa non dovrebbe affatto dispiacerci.

Trailer: The Amazing Spider-Man 3D

Credo di essere uno dei pochi al mondo a cui gli Spider-Man di Sam Raimi hanno fatto ampiamente defecare. Ritengo che ogni regista debba portare molto del suo stile nei film che dirige su commissione e nella trilogia in questione soltanto il secondo episodio presentava qualche “traccia” degli elementi caratteristici del cineasta americano, mentre nel primo e nel terzo si poteva notare il deserto più assoluto. Inutile dire che, di conseguenza, credo di essere uno dei pochi a cui questo reboot, a soli dieci anni dal “primo” Spidey, pare una scelta alquanto sensata. E più vedo trailer e fotografie, più questa ripartenza mi convince. Diretto da Marc Webb, regista del bellissimo 500 Giorni Insieme, ma con un passato clipparo (i primi che mi vengono in mente sono Call Me When You’re Sober degli Evanescence e 21 Guns dei Green Day), The Amazing Spider-Man 3D ha tutte le carte in regola per essere un ottimo film.

Molto più dark dei predecessori e, all’apparenza, più incentrato su una storia vera e propria che sulle origini del personaggio, il film vede Andrew Garfield, lanciato da The Social Network di Fincher, nei panni di Peter Parker, la bellissima Emma Stone in quelli della rossa Gwen Stacy e Rhys Ifans in quelli del Dottor Curt Connors, che diventerà poi il perfido Lizard. Una scelta piuttosto strana, all’apparenza, ma che pare davvero azzeccata, da quanto possiamo notare dal trailer. Che volete che vi dica, io sono davvero fiducioso e spero che la pellicola, la cui è uscita è prevista per il 3 Luglio negli USA e per il giorno seguente in Italia, non mi deluda. Ai posteri l’ardua sentenza.

M-Review: The Iron Lady

Quello biografico è uno dei miei dei generi cinematografici preferiti, assieme ai thriller e agli action movie. A me però piacciono le storie nude e crude, senza fronzoli, quasi come se si trattasse di documentari. Certo, in un film, a differenza di quanto accade in un documentario, bisogna lasciare spazio a un certo tipo di narrazione. Il problema è che questo porta sovente ad aggiungere elementi che rendono il tutto più cinematografico, ma che il più delle volte cozzano drammaticamente con la storia principale. Ed è questo, infatti, il difetto maggiore di The Iron Lady, film sul primo e unico primo ministro donna della storia britannica, la lady di ferro Margaret Thatcher, personaggio che ha avuto un impatto non indifferente sia sulla storia della perfida Albione che su quelle europea e mondiale degli ultimi 30 anni.

Diretto da Phyllida Lloyd, il film ha come protagonista un’incredibile Meryl Streep, che aveva già lavorato con la regista in Mamma Mia!, la riduzione cinematografica del musical targato ABBA. Affiancata da Jim Broadbent, che interpreta il marito, compagno di una vita, e da svariati caratteristi tra cui Richard E. Grant e Anthony Stewart Head (il Giles di Buffy), la Streep riesce a risultare tremendamente credibile nell’interpretazione del personaggio. Aiutata, nell’aspetto, da un abbondante trucco, l’attrice americana è però capace (non che ne dubitassimo, visto il suo curriculum) di immedesimarsi totalmente in questa lady britannica. Il maggiore problema del film, sceneggiato anch’esso da una donna (Abi Morgan, sceneggiatrice di Shame), è quello di dedicarsi troppo poco alla vita politica della persona e troppo a quella privata, giocandosi male molte delle frecce al suo arco. Il risultato è una pellicola a due velocità, valida quando si tratta di fatti storici, ma abbastanza ridicola nel raccontare la vecchiaia della protagonista. La Streep si merita l’ennesimo Oscar (ma non grideremmo allo scandalo se vincesse qualcun altro), mentre il film, nel complesso, si assesta nel limbo dei senza infamia e senza lode. Si poteva fare di più.

Internet Play: la nuova offerta Internet di Telecom Italia per i gamer

Per chi gioca online, avere una connessione efficiente è molto importante. Non è infatti la velocità il parametro che conta maggiormente (certo, aiuta), ma la latenza, la rapidità nella risposta ai comandi e nelle reazioni a ciò che accade sullo schermo. Internet Play è un’opzione che si lega alla nuova SuperInternet di Telecom Italia, connessione disponibile in tagli da 7, 10 e 20 Mbit in download e 1 Mbit in upload. Con Internet Play, Telecom va a collocarsi in uno specifico segmento di mercato, quello delle connessioni dedicate ai gamer (come la F5 di NGI), in cui la bassa latenza è tutto.

Io e altriesperti” siamo stati invitati a inizio Febbraio da Telecom Italia e Hagakure nella sede milanese della compagnia telefonica per testare sul campo la connessione in questione. Un paio di partite a FIFA 12 per Xbox 360 (c’era anche Call of Duty, ma non si è fatto in tempo a provarlo) sono state sufficienti per capire che, inaspettatamente, c’è una bella differenza tra Internet Play e una connessione “normale”. Date quindi un’occhiata ai filmati qua sotto, che valgono più di mille parole. :)

Visto? :) Per maggiori informazioni sull’offerta Internet Play non mi resta che rimandarvi alla relativa pagina sul sito ufficiale di Telecom Italia.

Si ringraziano Telecom Italia e Hagakure per l’invito. :)

Video: Adam Lambert – Better Than I Know Myself

Nel mondo della musica pop odierno passare da un talent show rappresenta spesso e volentieri il crocevia più immediato per ottenere un contratto discografico, anche quando si hanno diversi anni di esperienza artistica e si ha talento da vendere. Prendete Adam Lambert, ragazzo californiano che ha calcato per quasi un decennio palchi teatrali in tutto il mondo, con ruoli in svariati musical. Nonostante abbia provato a sfondare più volte in questo intervallo di tempo, gli è servito passare, nel 2009, da American Idol,per far capire al pubblico il suo valore. Certo, gli States più conservatori hanno preferito a lui, gay dichiarato e dallo stile di vita ampiamente sopra le righe, il più banale e rassicurante Kris Allen, la cui carriera discografica è già in coma profondo, facendolo arrivare secondo. Ma questo non l’ha fermato e gli ha permesso di tirare fuori un album d’esordio, For Your Entertainment, estremamente decoroso. Ok, le canzoni erano praticamente tutte demo scartate di artisti molto più famosi, da P!nk a Lady GaGa, passando per Muse e The Darkness, ma per uno strano scherzo del destino, sembravano scritte apposta per lui.

Tre singoli seguiti da un annetto di silenzio e il buon Adam ricompare agli MTV European Music Awards di Belfast di fine 2011, accompagnando Brian May e John Roger Taylor in un medley dei migliori pezzi dei Queen, tirando fuori la miglior performance canora nei “panni” di Freddie Mercury dai tempi di George Michael quando cantò Somebody to Love al Freddie Mercury Tribute Concert del 1992. E non è un caso che si parli di lui da mesi, nonostante abbia smentito più volte la notizia, come possibile nuova voce dei Queen per un tour estivo (e lasciatemelo dire, da fan sfegatato di Freddie e dei Queen: Adam Lambert è una scelta che, nel caso, mi vedrebbe davvero contento). All’annuncio del nuovo album, Trespass, in uscita a Marzo, esce anche il suo nuovo singolo. Better Than I Know Myself è una ballad electro-pop che entra in testa al primo ascolto, che suonerebbe banale se cantata da altri, ma che grazie alla sua voce diventa quasi magica. Il video, diretto dal norvegese Ray Kay (Poker Face di Lady GaGa) si basa sul tema del doppio, è pieno di simbologia Illuminati-style (strano che Vigilant Citizen non ne abbia ancora parlato, visto che la seconda inquadratura è una bella testa cornuta appesa al muro) e pur non essendo originalissimo fa adeguatamente il suo lavoro. Inutile dire che qui si attende con molta impazienza l’uscita del nuovo album, a Marzo.

V-Review: Final Fantasy XIII-2

Quando si scrive di videogiochi non è mai facile parlare di un gioco o, per ampliare un po’ il campo, di una categoria per cui non si ha una gran predilezione. Non sono mai stato un fan del genere RPG, né di quello occidentale D&D-style, né dei JRPG; per quanto possano attrarmi le storie, non amo la meccanica di evoluzione del personaggio attraverso la distribuzione di punti e i combattimenti a turni, perché li ritengo macchinosi e tutt’altro che immediati. Della serie Final Fantasy si potrebbero dire centinaia di milioni di cose: che rappresenti la storia dei videogiochi è un dato di fatto, che sia stata uno dei fattori a portare al successo della prima PlayStation sulla concorrenza è un altro dato di fatto, che Square (prima della fusione con Enix e successivo buyout di Eidos) le debba la sua fortuna è un’altra verità incontestabile. Da qualche anno a questa parte Sony ha perso la sua esclusiva (nonostante FFXII sia uscito solo per PS3) e anche i possessori di Xbox360 hanno potuto immergersi nelle avventure fantastiche targate Square/Enix.

Final Fantasy XIII-2, seguito diretto del precedente episodio, non è il primo esempio di reale sequel della serie; una cosa simile era già capitata con FFX-2 su PlayStation 2. L’obiettivo di FFXIII-2, secondo la software house giapponese, aiutata qui nello sviluppo da TriAce (ve lo ricordate Star Ocean?), era quello di portare avanti la storia del primo capitolo, cercando però allo stesso tempo di evitare i difetti mostrati originariamente, ascoltando i consigli dei giocatori e non solo. Una delle novità positive, secondo me, è l’introduzione dei QuickTime Event, che rendono più immediati i combattimenti e riusciranno probabilmente ad avvicinare qualche nuovo giocatore alla serie (i puristi, invece, grideranno allo scandalo). Un altro elemento positivo è la riduzione del party a due soli personaggi, cosa che permette alla storia di non diventare troppo dispersiva e di concentrarsi su di loro. Ci sono poi diverse nuove meccaniche, tutte introdotte per cercare di rinnovare il gameplay classico della serie: alcune funzionano, altre invece avrebbero dovuto essere meglio calibrate ed equilibrate.

Non è tutto oro quel che luccica, però. Graficamente, infatti, FFXIII-2 presenta qualche problema: il frame rate tende a essere abbastanza ballerino, provocando un po’ di fastidio. Per fortuna, nulla di drammatico. Giocando, però, si notano alcuni buchi narrativi, che casualmente saranno sistemati con i DLC di prossima uscita. Non ci sentiamo di biasimare Square/Enix per questa scelta, considerando che si tratta di una politica (che personalmente non approvo) portata avanti da un sacco di studios, ma non posso negare quanto sia irritante dover pagare altri soldi, oltre alla sessantina di Euro necessari a portare a casa il gioco, per un insieme di pezzi che dovrebbero far parte del tutto sin dall’inizio. FFXIII-2 è comunque divertente e, come già detto, riesce a intrigare anche chi non è proprio avvezzo, vedi il sottoscritto, al mondo RPG e a quello che gli gira intorno.

Trailer: Lockout

Da quando ha lasciato per un po’ da parte la regia e si è dedicato quasi in toto alla produzione cinematografica, Luc Besson ha contribuito a sfornare un numero davvero altissimo di film, prevalentemente action, sia in Francia che negli USA. La cosa incredibile è che la loro qualità media non è affatto male, visto che a parte un paio di pecore nere (chi ha parlato di Kiss of the Dragon e di Bandidas), il resto è godibile e ben realizzato. Il regista di Nikita e di Leon ha poi il merito di far esordire come registi sul grande schermo veri e propri debuttanti dietro la macchina da presa (Pierre Morel, regista di Io Vi Troverò, era montatore, mentre Louis Leterrier, quello di Hulk e Scontro di Titani, ma anche Transporter, era l’assistente alla regia di Besson).

Questo Lockout, che in alcuni paesi uscirà come MS One: Maximum Security, diretto dai debuttanti James Mather e Stephen St. Leger è un action-fantascientifico che vede come protagonisti Guy Pearce, Maggie Grace (sì, la biondina di Lost) e Peter Stormare. Il trailer ce lo fa sembrare un misto di ottima fattura tra l’indimenticato 1997: Fuga da New York e quel piccolo cult che risponde al nome di 2013: La Fortezza (che a me è sempre piaciuto un casino). Negli USA esce il 20 Aprile, il giorno del mio compleanno, mentre per l’Italia non si sa ancora nulla. Aspetteremo.

Video: Lil’ Wayne (ft. Bruno Mars) – Mirror

Qualcuno mi spieghi perché spesso e volentieri le bonus track sono meglio della maggior parte delle canzoni contenute “ufficialmente” in un album. Chiaro, ci sono scelte commerciali dietro, fatte per spingere l’acquisto di un prodotto presso un determinato rivenditore (iTunes, qualche grande catena, ecc.), ma il problema è che questa cosa si verifica abbastanza sistematicamente da qualche anno a questa parte. Quando poi uno dei pezzi in questione viene scelto come singolo, perché ha un potenziale incredibile, cosa chiara sin dal primo ascolto, allora il sentore di presa per il culo da parte dei discografici sale notevolmente, soprattutto se lo si sceglie come secondo estratto dall’album (e chi ha comprato l’album in maniera tradizionale magari è costretto a passare da iTunes e spendere 1 €/$ per comprarsi la canzone).

Tutto questo preambolo per dire che Mirror, bonus track dell’album Tha Carter IV di Lil’ Wayne, con la partecipazione di Bruno Mars nell’evocativo ritornello (il produttore è invece Ramon REO Owen), è davvero un pezzo splendido, cosa che fa ancora più capire quanto siano sleali queste mosse commerciali nei confronti dei pochi che comprano ancora musica. Per il video di questo brano davvero d’atmosfera, hip-hop dalle sonorità molto particolari con una spruzzatina di R&B, è stato addirittura scomodato Antoine Fuqua, regista di film come Training Day e King Arthur. Un clip che traduce perfettamente in immagini il testo della canzone, viaggio introspettivo dell’artista davanti al classico specchio di favolistica memoria. Io ho il pezzo in playlist sul mio iPod da un bel po’ di mesi e lo riascolto sempre con grande piacere, sappiatelo.

Trailer: Resident Evil: Retribution 3D

Chi avrebbe scommesso, 10 anni fa, che il Resident Evil cinematografico sarebbe arrivato al quinto episodio? Io no di certo. Avevo parzialmente apprezzato il primo episodio (ma a una seconda visione mi ero quasi completamente ricreduto), ma considerando quanto disastroso fu RE2 non avrei mai pensato di veder continuare la serie. Col quarto episodio, girato con le stesse cineprese 3D di Avatar, Paul W.S. Anderson è tornato alla regia e due anni dopo, intervallati quella divertente parentesi chiamata I Tre Moschettieri 3D, il regista inglese torna dietro la macchina da presa per il quinto film.

Il teaser, che nei primi 30 secondi è un mega-spottone Sony, non mostra molto, ma ci fa capire che dell’universo inventato da Capcom qui è rimasto davvero poco. Mostri provenienti e mezzi volanti armati provenienti da chissà dove si alternano all’indiscussa protagonista Milla Jovovich, a un’Ada Wong (interpretata dalla cinese Li Bingbing) che pare una bella novità e a gran parte dei personaggi visti sia al cinema che nei vari episodi videoludici. A prima vista pare un cagatone fotonico, però va detto che questi 78 secondi suscitano curiosità, cosa da non sottovalutare di questi tempi. Nelle sale americane (e probabilmente pure italiane) a Settembre 2012, per la precisione il 14.