M-Review: Sherlock Holmes: Gioco di Ombre

Inatteso successo al botteghino di un paio di anni fa (la Warner si aspettava che andasse bene, certo, ma non così tanto), lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie si è dimostrato una divertente e divertita rivisitazione dei personaggi di Arthur Conan Doyle che ha fatto storcere il naso ai puristi ma ha decisamente convinto il pubblico. Squadra che vince non si cambia e così, a solo due anni di distanza, Robert Downey, Jr. e Jude Law tornano a vestire i panni di Holmes e Watson. Uscito in contemporanea con gli USA (mentre in molti altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna, è uscito a Gennaio), Sherlock Holmes: Gioco di Ombre vede l’investigatore privato più famoso di tutti i tempi scontrarsi con il suo arcinemico, quel Professor Moriarty che avevamo sentito soltanto in voce al termine del primo episodio.

Ed è proprio il personaggio di Moriarty, interpretato da Jared Harris, figlio di Richard e supercattivo della prima stagione di Fringe (David Robert Jones, ve lo ricordate?) quello che esce meglio da questo sequel. Un villain perfido e astuto, una vera e propria incarnazione del male, uno dei cattivi meglio caratterizzati degli ultimi anni. Per il resto, il film procede su binari ben collaudati: il focus dell’azione, nonostante la presenza strapubblicizzata della Lisbeth Salander originale, la svedese Noomi Rapace, è sempre sui due protagonisti. I personaggi femminili sono figure esili, appena tratteggiate, quasi non necessarie, mentre è innegabile la tensione erotica (eh sì) tra Holmes e Watson, ancor più di quanto non accadesse nel primo episodio. Il punto debole di questo sequel, che riesce comunque a intrattenere e divertire è nella regia di Guy Ritchie: la moviola va bene, ma non bisogna abusarne, soprattutto in certe scene in cui il risultato inevitabile è mandare tutto in confusione (chi ha parlato di fuga nel bosco?). Sherlock Holmes: Gioco di Ombre è comunque molto godibile e se avete apprezzato il primo episodio, uscirete soddisfatti anche questa volta.

Il film in pausa...

Per concludere, un paio di imprecazioni rivolte ai cinema UCI, nella fattispecie quello di Pioltello, dove ho visto SH un paio di settimane fa. Mi è accaduta una cosa mai vista prima: durante la proiezione, il film è stato letteralmente messo in pausa in mezzo a un dialogo (vedi foto sopra) e in sala è entrato un carrello che vendeva popcorn, panini e via dicendo. Amici mi dicono che si tratta di una prassi abbastanza diffusa in questa catena, ma negli ultimi mesi (e sono stato almeno una decina di volte sia ad Assago che a Pioltello) non mi era mai capitato. Questa, coi 25 minuti di pubblicità e i prezzi totalmente fuori mercato sarebbe la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Peccato siano i cinema più comodi da raggiungere dalla mia abitazione milanese, altrimenti avrei già cambiato.

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