Archive for January 30, 2012

T-Review: Fit Freeway/AntiCrop

Mi discosto per un post dai contenuti classici di questo blog per parlarvi di un paio di applicazioni davvero interessanti e particolari (il fatto che siano sviluppate da amici o gente con cui ho lavorato in passato è solo un pretesto, visto che si tratta di prodotti molto validi :) ).

Calibrazione del movimento

Da poco più di un mese a questa parte sono tornato ad andare in palestra dopo più o meno 15 anni dall’ultima volta. L’ho sempre ritenuta un’attività molto noiosa e alienante, ma ho deciso di riprenderla per due motivi: è l’unico modo per fare movimento al caldo in inverno e tenersi in forma e, soprattutto, un amico ne ha appena aperta una a Cesena e la visione di facce note con cui chiacchierare mentre si fa esercizio riduce la noia generale. Ma c’è un altro modo per cercare di non annoiarsi, anche se però c’è una piccola controindicazione: gli altri frequentatori della palestra vi crederanno un po’ fuori di testa. Si chiama Fit Freeway ed è un divertente modo di coniugare gioco e movimento. Sviluppato da quel geniaccio di Davide Pasca, programmatore italiano di stanza in Giappone ormai da più di un decennio e creato sulla base del suo Final Freeway, clone di OutRun per iOS, questo “gym-game” pubblicato da BitGym vi consentirà di giocare con corpo e testa mentre fate esercizio.

Si gioca! (l'espressione è contrita per via dello sforzo fisico).

Vi basterà posizionare il vostro iPhone/iPad dotato di camera frontale sul portariviste di una cyclette, di un’ellittica o di un tapis-roulant, avviare il gioco e cominciare a controllare la macchina sullo schermo sfruttando la vostra testa per sterzare e il resto del corpo per accelerare e sfrecciare al massimo della velocità. Prima di cominciare a giocare, l’applicazione si calibrerà sul vostro volto, che comparirà in alto al centro della schermata di gioco e vi permetterà di tenere sempre d’occhio i vostri movimenti. Certo, è una cosa piuttosto stramba, come detto prima, ma è decisamente divertente e se siete sufficientemente autoironici (o semplicemente non ve ne frega nulla del giudizio altrui, come al sottoscritto) non vi preoccuperete degli sguardi attoniti di chi vi circonda. 😀 Personalmente mi sono divertito molto con Fit Freeway e, se non vi crea problemi spendere i 3.99 € richiesti per l’acquisto dell’applicazione, probabilmente vi divertirete anche voi.

Prima...

AntiCrop è invece una piccola applicazione di foto-editing che vi permetterà di fare una cosa abbastanza atipica, quella di estendere ulteriormente i bordi di un’immagine, funzionalità che può esservi utile, per esempio, dopo aver scattato il primo piano di un oggetto, magari su un tavolo piccolissimo, ma volete dare l’impressione che si trovi su un piano molto più esteso. Ovviamente, la zona ai bordi dell’immagine deve essere più o meno regolare, perché gli algoritmi su cui si basa la app, nonostante siano estremamente efficaci e intelligenti, non possono fare miracoli. I risultati sono comunque davvero notevoli e anche se non vi capiterà di usarla molto spesso, quando lo farete ne rimarrete parecchio soddisfatti.

...e dopo.

L’applicazione è realizzata dai ragazzi di Adva-Soft, software house ucraina responsabile della geniale TouchRetouch, app che vi permetteva di eliminare in  interi elementi dalle immagini trasformando letteralmente le foto appena scattate, ma anche sviluppatori della versione iPad del mio Colorous (che speriamo di riportare su AppStore non appena i problemi col publisher Forge Reply si saranno risolti). Come al solito, non per vantarmene, ma ho l’occhio lungo, considerando che Colorous l’hanno realizzato prima di diventare “famosi”. 😀 Se l’app vi intriga, visto che il suo lavoro lo fa bene, la trovate su AppStore a 0,79€.

Video: Cher Lloyd (ft. Astro) – Want U Back

Non sempre il vincitore di un talent show è l’artista che in seguito godrà di maggior successo. All’estero succede più spesso di quanto si pensi e anche in Italia un paio di volte è capitato. Additata sin dall’inizio come probabile vincitrice dell’edizione 2010 dell’X-Factor originale, quello inglese, Cher Lloyd è arrivata quarta, ma fin da subito si è capito che questa ragazzina ora da poco 18enne aveva talento da vendere e, soprattutto, la capacità di attrarre produttori e altri nomi importanti che volessero lavorare con lei.

Dopo un primo singolo fastidiosissimo, quello Swagger Jagger che ha furoreggiato oltremanica la scorsa estate, Cher si è rifatta, prima con la dolcissima e accattivante With Ur Love, prodotta da quel geniaccio del pop che risponde al nome di Max Martin (uno dei pochi produttori capaci di spaziare tra i generi e tra sound completamente diversi), poi con questa Want U Back, la cui versione “singolo” è diversa da quella presente nell’album. Il creatore di X-Factor, Simon Cowell, che è anche manager di molti degli artisti usciti dal suo talent show, ha deciso di far partecipare al pezzo Astro, 15enne rapper di colore uscito dalla versione americana del talent (in cui si è classificato settimo, per dire). Quello che mi sento di pronosticare è che anche questo ragazzino farà molta strada. Ora, però, Cher, che il prossimo singolo sia quello prodotto dal mio idolo RedOne. 😀

V-Review: DrawRace 2

Avevo già parlato dei finlandesi di RedLynx nel post dedicato a 1000 Heroz, endless runner iOS dalla progressione molto particolare e dalla notevole varietà. La software house nordica, acquisita una manciata di mesi fa da Ubi Soft, è però maggiormente nota per i suoi racing game, anch’essi non proprio convenzionali. Sequel di un gioco che aveva venduto molto bene sui dispositivi di casa Apple, DrawRace 2 è un titolo che mischia le quattro ruote con una logica da puzzle game che cattura letteralmente il giocatore e non lo fa più staccare dal suo iPhone (o iPad, nel caso).

Il concept di gioco è estremamente semplice, ma a dir poco perfetto: dovrete tracciare su circuiti di dimensioni e difficoltà diverse la traiettoria per i due giri di pista che dovrà percorrere il vostro veicolo. La visuale è dall’alto, a volo d’uccello, mentre la traiettoria si traccia, ovviamente, con il dito. La pressione determinerà la velocità alla quale vi muoverete, aspetto molto importante, soprattutto quando si deve gareggiare su circuiti tecnici pieni di curve e chicane, dove affrontare in modo efficace questi elementi del tracciato risulta fondamentale per la vittoria finale. Ma non crediate sia semplice, perché essere precisi, soprattutto sul piccolo schermo di un iPhone, è impresa difficile e non appena la situazione si fa dura, dopo qualche gara, la sfida si accende. Su iPad la precisione risulta maggiore, ma vien quasi da dire che il gioco risulti snaturato e sia molto più coinvolgente sui telefoni e i lettori mp3 della mela.

Ammetto di averlo acquistato con un po’ di diffidenza, ma mi sono trovato subito catturato grazie alla notevole giocabilità e all’alto livello di sfida che il gioco propone sin dalle prime piste. Se poi pensate che ce ne sono quasi 200, di sicuro non vi annoierete. Must buy, secondo me.

(P.S.: Se volete provare il gioco, su AppStore trovate anche una versione gratuita multiplayer, intitolata DrawRace 2 Free Multiplayer, sia per iPhone che per iPad).

DrawRace 2 (iPhone/iPod): 2,39 € / DrawRace 2 HD (iPad): 2,39 €

Trailer: Moonrise Kingdom

Wes Anderson è uno di quei registi che non ha praticamente sbagliato nulla nel corso della sua carriera dietro la macchina da presa. Ho detto “praticamente” perché Il Treno per il Darjeeling non è che fosse esattamente un filmone, ma in quindici anni di carriera un errore si può tranquillamente perdonare soprattutto si hanno sul curriculum cose come I Tenenbaum, Le Avventure Aquatiche di Steve Zissou e l’estremamente sottovalutato Fantastic Mr. Fox, film d’animazione andato controcorrente grazie all’uso della stop-motion in un periodo in cui la CG la fa da padrone.

Poi esce il trailer di Moonrise Kingdom, che vede come protagonisti Bruce Willis,  Edward Norton, Frances McDormand e Tilda Swinton, oltre agli habitué Bill Murray, Anjelica Huston e Jason Schwartzman e uno capisce che ci troviamo probabilmente di fronte a uno dei film più interessanti del 2012. Uscita prevista per Maggio negli USA, mentre non si sa ancora nulla (scommetto autunno inoltrato, quindi facciamo prima a scaricarcelo) per quanto riguarda quella italiana.

Video: Pitbull (ft. Chris Brown) – International Love

Quarto singolo ufficiale (ne sono usciti altri tre “promo”) estratto da Planet Pit, l’ultimo danzereccio album di Pitbull, International Love vede il rapper cubano collaborare con Chris Brown, giovane promessa della musica americana la cui carriera ha subito un paio di stop a causa di fatti personali piuttosto noti, di cui non staremo a parlar qui.

Corredato da un video piuttosto deludente, in cui green screen e gnocca la fanno da padroni, il pezzo prodotto da Soulshock, Biker e Sean Hurley cattura sin dal primo ascolto, anche se gli urletti di Brown alla fine di ogni verso e del ritornello risultano fastidiosissimi. Non siamo ai livelli di Rain Over Me (capolavoro) o Give Me Everything (che inizialmente non mi convinceva, poi mi ha conquistato), ma si tratta comunque di un pezzo che sentiremo sicuramente per i mesi a venire. Se proprio non riuscite a sopportare Chris Brown, Youtube ci viene in aiuto: qui trovate la versione demo (che ho su iPod più o meno da inizio 2011, molto prima che uscisse ufficialmente l’album) in cui è Claude Kelly, uno degli autori della canzone, a cantare ritornello e bridge. Molto meglio davvero.

Trailer: Silent House

Nove anni dopo il mediocre Open Water, film su una coppia di sposi che restava bloccata in mare aperto, preda di squali e altre creature marine, interamente girato con videocamere digitali, sulla scia, allora, di The Blair Witch Project, il duo Chris Kentis/Laura Lau torna al cinema con Silent House. Un film interamente girato in piano sequenza (come Nodo alla Gola di Hitchcock o il più recente Arca Russa di Sokurov), basato su una storia vera, quella di una ragazza che torna alla casa paterna e ne rimane intrappolata all’interno, con conseguenze devastanti per la sua psiche.

L’horror, remake dell’omonimo film uruguaiano del 2010 (non lo sapevo, tanto che sono andato subito a recuperarmelo), ha come protagonista Elizabeth Olsen, la più piccola del trio di sorelle, molto più brava, bella e formosa delle due celebri gemelle, che si è fatta notare di recente per l’ottima performance in Martha Marcy May Marlene (altro fim che vi consiglio di recuperare). Dal trailer traspare un’atmosfera davvero ricca di supense e tensione, arricchita dal fatto che la trama si dipana in tempo reale, visto che, tecnicamente, il film risulta costituito da una sola inquadratura. Silent House uscirà il 9 Marzo negli USA, mentre non si sa ancora nulla su un’eventuale uscita italiana (scommettiamo che Eagle o Moviemax lo distribuiranno durante l’estate?).

M-Review: Sherlock Holmes: Gioco di Ombre

Inatteso successo al botteghino di un paio di anni fa (la Warner si aspettava che andasse bene, certo, ma non così tanto), lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie si è dimostrato una divertente e divertita rivisitazione dei personaggi di Arthur Conan Doyle che ha fatto storcere il naso ai puristi ma ha decisamente convinto il pubblico. Squadra che vince non si cambia e così, a solo due anni di distanza, Robert Downey, Jr. e Jude Law tornano a vestire i panni di Holmes e Watson. Uscito in contemporanea con gli USA (mentre in molti altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna, è uscito a Gennaio), Sherlock Holmes: Gioco di Ombre vede l’investigatore privato più famoso di tutti i tempi scontrarsi con il suo arcinemico, quel Professor Moriarty che avevamo sentito soltanto in voce al termine del primo episodio.

Ed è proprio il personaggio di Moriarty, interpretato da Jared Harris, figlio di Richard e supercattivo della prima stagione di Fringe (David Robert Jones, ve lo ricordate?) quello che esce meglio da questo sequel. Un villain perfido e astuto, una vera e propria incarnazione del male, uno dei cattivi meglio caratterizzati degli ultimi anni. Per il resto, il film procede su binari ben collaudati: il focus dell’azione, nonostante la presenza strapubblicizzata della Lisbeth Salander originale, la svedese Noomi Rapace, è sempre sui due protagonisti. I personaggi femminili sono figure esili, appena tratteggiate, quasi non necessarie, mentre è innegabile la tensione erotica (eh sì) tra Holmes e Watson, ancor più di quanto non accadesse nel primo episodio. Il punto debole di questo sequel, che riesce comunque a intrattenere e divertire è nella regia di Guy Ritchie: la moviola va bene, ma non bisogna abusarne, soprattutto in certe scene in cui il risultato inevitabile è mandare tutto in confusione (chi ha parlato di fuga nel bosco?). Sherlock Holmes: Gioco di Ombre è comunque molto godibile e se avete apprezzato il primo episodio, uscirete soddisfatti anche questa volta.

Il film in pausa...

Per concludere, un paio di imprecazioni rivolte ai cinema UCI, nella fattispecie quello di Pioltello, dove ho visto SH un paio di settimane fa. Mi è accaduta una cosa mai vista prima: durante la proiezione, il film è stato letteralmente messo in pausa in mezzo a un dialogo (vedi foto sopra) e in sala è entrato un carrello che vendeva popcorn, panini e via dicendo. Amici mi dicono che si tratta di una prassi abbastanza diffusa in questa catena, ma negli ultimi mesi (e sono stato almeno una decina di volte sia ad Assago che a Pioltello) non mi era mai capitato. Questa, coi 25 minuti di pubblicità e i prezzi totalmente fuori mercato sarebbe la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Peccato siano i cinema più comodi da raggiungere dalla mia abitazione milanese, altrimenti avrei già cambiato.

Video: Lana Del Rey – Born to Die

Lana Del Rey, un nome che nell’ultima parte del 2011 ha letteralmente fatto impazzire la rete e non solo. Un pop raffinato, lontano anni luce dal tunz tunz riportato in auge negli ultimi anni da produttori come RedOne e deejay prestati al pop come David Guetta, Bob Sinclar, Afrojack e altri loro colleghi. Se devo essere sincero, non ho trovato nulla di particolarmente esaltante in Blue Jeans e Video Games, i due pezzi che hanno rivelato questa giovane al grande pubblico (tra l’altro, Video Games è in heavy rotation anche su diverse radio italiane).

Le cose sono cambiate con l’ultimo singolo, Born to Die, il primo a ricevere un trattamento “completo”. Se i primi due video erano stati realizzati con mezzi molto artigianali dalla stessa artista, qui ci sono un vero budget e Yoann Lemoine, giovane regista francese coi controcoglioni (anche artista di musica elettronica con il nome d’arte Woodkid, noto per questo pezzo qui), che ha già diretto Teenage Dream per Katy Perry e Back to December per Taylor Swift. La magia della canzone è innegabile e se i primi due pezzi erano di una noia mortale questo entra in circolo quasi istantaneamente. Adesso anch’io posso dire che Lana Del Rey è destinata a un grandissimo futuro.

Video: Kelly Clarkson – Stronger (What Doesn’t Kill You)

Del mio amore folle e incondizionato nei confronti di Kelly Clarkson ho già parlato più volte. Amore sia dal punto di vista artistico, per l’incredibile voce e per non aver mai ceduto alle sirene del pop più becero, che da quello fisico (per una ragazza della porta accanto come lei farei pazzie). Il video del secondo singolo tratto dal suo ultimo CD, è quello della title track, pezzo che avevo già lodato nella recensione dell’album in questione.

Un video che non brilla particolarmente dal punto visivo, ma che si adatta in modo perfetto alla canzone, energica mid-tempo “inspirational” sul concetto nietzschiano del “quel che non uccide, fortifica” (Tiziano Ferro anyone?). Canzone che si ascolta e riascolta piacevolmente, ma che dalle nostre parti non verrà quasi sicuramente cagata di striscio. Peggio per voi, io Kelly continuo ad ascoltarla.

V-Review: Act of Fury/Gua-Le-Ni Or: The Horrendous Parade

Pian piano, con moltissima calma e tranquillità, la scena videoludica italiana sta lentamente tornando ad acquisire quel minimo di importanza internazionale che era riuscita ad avere negli anni ’90. C’erano parecchie piccole software house che pubblicavano su Amiga, gli Screamer e i Superbike di Milestone e tutta una serie di altri prodotti che non sfiguravano affatto se paragonati a ciò che veniva da paesi con una tradizione videoludica decisamente superiore alla nostra. Questo periodo, legato al mobile gaming e alla distribuzione digitale, ha molti punti di contatto con la situazione che si viveva allora. Il punto è che, purtroppo, come sempre, siamo in Italia, con tutto quello che ne consegue: le professionalità le abbiamo, ma per tutta una serie di motivi ci tocca agire al 10% delle nostre potenzialità ed è per questo che tanti paesi all’apparenza meno sviluppati di noi, ma tecnologicamente molto più pronti (basti pensare a tutto quello che viene dall’Est Europa), sono davanti a noi di svariate lunghezze. Ma vabbé, lasciamo perdere questo discorso che mi fa davvero infervorare, siccome mi tocca molto da vicino, in quanto membro della game industry. :)

Ci sono due giochi italiani, il primo uscito a Novembre su iPhone, il secondo a Dicembre su iPad, entrambi realizzati o pubblicati da amici, che hanno fatto molto parlare di loro anche a livello internazionale. Act of Fury è il secondo titolo iOS di DarkWave Games, giovane software house milanese che aveva già dimostrato di saperci fare col pregevole, seppur non esente da difetti (primo tra tutti un’eccessiva difficoltà che lo rendeva troppo di nicchia) Master of Alchemy, pubblicato a metà 2010 da Chillingo. AoF riporta direttamente agli anni ’80, a quegli sparatutto con visuale a volo d’uccello che ci hanno fatto consumare gettoni su gettoni in sala giochi quando eravamo piccoli. Solo che, questa volta, non si spara: col vostro dito controllerete infatti Kraine, un personaggio con un’abilità davvero speciale, quella di generare uragani.

Ed è proprio con questo potere che dovrete distruggere i tantissimi nemici presenti nei nove livelli, di difficoltà sempre più elevata, di cui è composto il gioco. La grafica in stile fumettoso fa il suo dovere, il design per quanto non originalissimo è assolutamente azzeccato, la colonna sonora è ottima e tutto il prodotto, nel complesso, se la cava davvero bene. L’unico appunto che si può fare ai bravissimi ragazzi di DarkWave è quello legato alla curva di difficoltà: è troppo ripida e i casual gamer si trovano spesso e volentieri piuttosto disorientati. Posso però rivelarvi in assoluta anteprima che in uno dei prossimi update sarà inserita una modalità arcade che consentirà anche a chi è meno esperto di godere del gioco da subito, senza particolari problemi. Per quanto mi riguarda, comunque, Act of Fury è davvero bello e promosso senza riserve. E’ un titolo che merita successo, per cui fiondatevi a downloadarlo (costa 1,59 €) se non l’avete ancora fatto.

L’altro titolo, disponibile solo per iPad (a quanto mi risulta, non è prevista una versione iPhone), è invece Gua-Le-Ni Or: The Horrendous Parade, gioco nato dall’unione delle forze tra Stefano Gualeni, professore di game design all’università olandese di Breda (oltre che game designer di notevole esperienza, visto che lo fa da più di un decennio) e i ragazzi di Double Jungle, publisher/sviluppatore padovano che hanno deciso di aiutarlo nella realizzazione di questo progetto davvero originale, oltre che un po’ egocentrico, considerando che porta il nome del suo creatore. 😀 Gua-Le-Ni è un word game molto particolare, in cui il vostro obiettivo sarà effettuare la tassonomia di una serie di animali immaginari, componendone il nome attraverso due o più dadi posti nella parte inferiore dello schermo.

Una delle particolarità di Gua-Le-Ni è il modo in cui è stato tarato il design. Diversi giocatori hanno provato il prodotto e sono stati “analizzati” con speciali macchinari per osservare i loro tempi di reazione, le loro sensazioni e così via. Una calibrazione che, però, non sembra aver tenuto conto di quel pubblico che permette di fare grandi numeri sull’OS di casa Apple, quei casual gamer che costituiscono ormai una massa critica che è assolutamente impossibile ignorare. Il gioco è divertente e coinvolgente, tanto che mi sono trovato spesso a giocarci per diverse decine di minuti, ma per un gamer poco esperto risulta avere una curva di difficoltà un po’ troppo ripida. La situazione è migliorata con il recente aggiornamento, che ha reso Gua-Le-Ni un minimo più accessibile. Anche qui, come detto per AoF, ci troviamo di fronte a un prodotto con grandissime potenzialità, che merita il download nel caso piaccia il genere. E non lo dico perché le persone coinvolte sono amici, ma perché ritengo che questo titolo possa conquistarvi.

(Mi sembra di sentir parlare del mio buon vecchio Colorous, da poco disponibile su Ovi Store, per cellulari Nokia, che come i due titoli sopracitati, che comunque sono su un altro pianeta, nasceva come prodotto per casual gamer, ma alla prova dei fatti risultava davvero arduo per la maggior parte dei giocatori).

Mi vien da dire che sopravvalutiamo troppo i casual gamer :).

Supportate il gamedev italiano, mi raccomando! :)