M-Review: Le Avventure di Tintin: Il Segreto dell’Unicorno

Quando si va al cinema aspettandosi un disastro, ma si esce due ore dopo decisamente soddisfatti, il piacere è ancora maggiore. L’accoppiata Steven Spielberg e Peter Jackson è una di quelle che sulla carta garantiscono risultati eccezionali, ma che se si vanno a considerare i lavori dell’ultimo decennio (esclusi Prova a Prendermi e La Guerra dei Mondi per il primo e Amabili Resti per il secondo) sono a forte rischio di #FAIL 😀 . Sì, lo so, Il Signore degli Anelli dove lo metto? Beh, quella è una saga che funziona per la sua epicità e nell’insieme, ma che registicamente parlando è dannatamente piatta e banale. Comunque, i due cineasti in questione hanno deciso di unire le forze per un progetto piuttosto particolare, quello di un film ispirato al fumetto di Hergé, popolarissimo qui in Europa, soprattutto nei paesi di lingua francofona, ma praticamente sconosciuto al di là dell’oceano.

Ed è forse questo occhio di riguardo al mercato europeo che ha reso questo lavoro un film divertente e bello da vedere Tintin è quello che l’ultimo Indiana Jones avrebbe voluto essere, ma non ha potuto per tantissimi problemi. Un film d’avventura vecchio stile come storia e sceneggiatura (scritta dal trio delle meraviglie Edgar Wright, Joe Cornish e Steven Moffat, nomi che agli appassionati di cinema e serie Tv dicono molto), ma realizzato in performance capture e quindi all’avanguardia dal punto di vista tecnico e tecnologico. Certo, ci si chiede perché siano stati scomodati nomi piuttosto noti come Jamie Bell, Daniel Craig, Simon Pegg, Nick Frost e il nume tutelare di questo nuovo modo di fare cinema Andy Serkis, visto che i personaggi non hanno nulla in comune con gli attori che li “interpretano”, però ci si passa tranquillamente sopra.Dal punto di vista registico, grazie alla telecamera virtuale, Spielberg può fare cose che non è mai riuscito a fare prima, per limiti “fisici”. Alcune sequenze sono davvero incredibili, quasi estreme, in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo come non capitava davvero da un bel po’ per un film del regista americano.

La colonna sonora di John Williams non è indimenticabile, ma fa bene il suo lavoro, mentre dal punto di vista tecnico va detto che se gli esseri umani in versione digitale presentano ancora qualche problema di troppo, tutto il resto, in certi frangenti, va addirittura oltre il fotorealismo. L’uso del 3D mi ha di nuovo deluso, anche se non nego, considerando quanto letto in altre recensioni che in questo caso potrebbe essere colpa della sala in cui l’ho visto (basti pensare che l’effetto era così leggero che il film si vedeva bene anche senza usare gli occhiali). In Europa, tranne che in Italia (dove è stato penalizzato da una promozione molto discutibile e da una programmazione nelle sale abbastanza assassina), il film è andato benissimo, ma saranno soltanto gli incassi del Natale americano, visto che l’uscita oltreoceano è prevista per il periodo natalizio, a decidere se vedremo effettivamente un sequel, visto che i 150 milioni di dollari spesi per questo primo episodio non sono ancora stati completamente recuperati. Se trovate ancora qualche sala che lo proietta, correte a vederlo, altrimenti aspettate il BluRay/DVD. Non perdetevelo assolutamente, fidatevi di me. :)

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