M-Review: I Tre Moschettieri 3D

La storia scritta da Alexandre Dumas padre è uno di quei classici che, di tanto in tanto, deve comparire sul grande schermo. Ad intaccare il primato della versione degli anni ’70, quella diretta da Richard Lester, con Michael York nei panni di D’Artagnan, ci avevano provato la Disney nel 1993, con un film dal cast stellare (Charlie Sheen, Kiefer Sutherland, Oliver Platt, Chris O’ Donnell, Rebecca De Mornay e Tim Curry), ma che viene perlopiù ricordato per quella All for Love cantata da Bryan Adams, Sting e Rod Stewart che gli faceva da colonna sonora, e Peter Hyams nel 2001, con una tremenda versione, focalizzata perlopiù sul personaggio di D’Artagnan, che si ricorda soltanto per le scene di combattimento in stile orientale (e per un bravo Tim Roth nei panni di uno dei cattivi). Inutile dire che dopo aver appreso che Paul W.S. Anderson stava per riportare al cinema I Tre Moschettieri, un brivido mi ha attraversato la schiena.

Anderson è uno di quei registi che, dopo il convincente Mortal Kombat, che resta ancora il miglior film tratto da un videogioco e un follow-up estremamente sottovalutata, quell’Event Horizon, aka Punto di Non Ritorno, secondo me uno dei migliori film sci-fi degli ultimi 20 anni, è riuscito a prendere una catena di granchi lunghissima, tale da renderlo, agli occhi di molti, una specie di Uwe Boll ad alto budget. Il botteghino, però, gli ha sempre dato ragione, tanto che Resident Evil è giunto ormai al quinto episodio e Alien versus Predator ha rilanciato entrambi i personaggi sul grande schermo. E’ giusto dire fin da subito che la sua versione di questo grande classico della letteratura è forse il suo miglior film sin dai tempi di Event Horizon.

La storia è quella che conoscete tutti, quindi non c’è nemmeno bisogno di descriverla. Anderson ci ha infilato citazioni sparse al mondo videoludico (vi capiterà almeno un paio di volte di pensare a Ezio Auditore, e non solo) e un po’ di steampunk, sostituendo le classiche navi con più coreografici e spettacolari vascelli volanti, oltre ad aver trasformato Milady De Winter nella versione illuminista di Alice di Resident Evil, facendo calzare a pennello il personaggio sulla sua signora, Milla Jovovich. Il risultato finale è comunque un film che intrattiene per due ore e riesce a far chiudere un occhio su un discreto numero di assurdità di sceneggiatura e su alcuni passaggi che sembrano davvero tagliati con l’accetta da quanto sono poco sviscerati. Nonostante il film sia stato girato nativamente in 3D, come al solito, la terza dimensione è praticamente un’illusione nella maggior parte delle scene. Mi viene da chiedermi se sono io ad avere problemi con il 3D o se si tratta di una “sola” utile ad alzare il prezzo del biglietto. Bah.

Per quanto riguarda il cast, soltanto la Jovovich riesce a svettare. Orlando Bloom dà l’impressione di divertirsi, ma gigioneggia troppo nei panni del duca di Buckingham e sia Christoph Waltz che Mads Mikkelsen si limitano a svolgere il loro compitino interpretando rispettivamente il cardinale Richelieu e Rochefort. Niente da segnalare per quanto riguarda i moschettieri, dove l’unico a fare qualcosa di minimamente significativo è Porthos/Ray Stevenson, mentre per la questione “eye candy” si segnalano la quasi debuttante Gabriella Wilde (di cui ho idea sentiremo parlare spesso e volentieri prossimamente) che interpreta Constance, con il seno perennemente strizzato dal corsetto e dall’affascinante Juno Temple (che ho già commentato parlando di Killer Joe di Friedkin), di cui io vado letteralmente pazzo, nei panni della giovanissima regina Anna.

Riassumendo, I Tre Moschettieri 3D è un film che sa intrattenere e riesce a non fare arrabbiare più di tanto, contrariamente alle previsioni. Tecnicamente è molto valido (mi pare impossibile che sia costato solo 75 milioni di $), artisticamente lascia un po’ a desiderare, ma non è di certo questo che si cerca quando si va a vedere un film di questo tipo. Se lo paragoniamo all’ultima pellicola “del genere” vista in sala, ossia il quarto Pirates of the Caribbean, beh, il film di Anderson vince davvero a mani basse.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *