Archive for November 29, 2011

Trailer: Snow White and the Huntsman/Mirror Mirror

Non è raro che a Hollywood escano quasi contemporaneamente film con lo stessa tema di fondo. Basti pensare ai pochi mesi di distanza tra A Bug’s Life della Pixar e Z la Formica di Dreamworks/PDI, ma anche tra Deep Impact e Armageddon o Volcano e Dante’s Peak. Una delle nuove manie del cinema e della TV americana pare essere quella della rivisitazione, in chiave moderna, delle favole, cosa dimostrata da serie come Once Upon a Time e Grimm. Biancaneve tornerà al cinema per ben due volte, il prossimo anno, nel giro di una manciata di mesi.

Snow White and the Huntsman, diretto dal regista di spot pubblicitari Rupert Sanders, vede Kristen Stewart nei panni di una Biancaneve che pare quasi ibridata con Giovanna d’Arco, Charlize Theron in quelli di una bellissima e cattivissima regina e Chris Hemsworth, recentemente visto in Thor, in quelli del cacciatore che salverà la nostra eroina. Visivamente, l’opera prima di Stevens pare davvero interessante, con una Theron in forma incredibile e una sensazione generale davvero positiva. Il film uscirà a Giugno del 2012.

Su Mirror Mirror è invece difficilissimo esprimere un giudizio. Da una parte abbiamo la regia di Tarsem, da poco uscito nei cinema con Immortals, nei confronti del quale io sono totalmente parziale. Adoro il suo stile, adoro la sua capacità di “dipingere” lo schermo, di creare scene dalla potenza visiva a dir poco assurda. Dall’altra abbiamo un film alquanto particolare che pare a metà tra qualcosa di proveniente da Bollywood e una strana commedia. Lily Collins, l’affascinante figlia del mitico Phil è Biancaneve, mentre Julia Roberts è invece la regina cattiva. Nonostante le sensazioni non siano eccessivamente positive, il film pare avere uno stile davvero unico. Chi vivrà vedrà. Uscita prevista per Marzo 2012.

M-Review: Le Avventure di Tintin: Il Segreto dell’Unicorno

Quando si va al cinema aspettandosi un disastro, ma si esce due ore dopo decisamente soddisfatti, il piacere è ancora maggiore. L’accoppiata Steven Spielberg e Peter Jackson è una di quelle che sulla carta garantiscono risultati eccezionali, ma che se si vanno a considerare i lavori dell’ultimo decennio (esclusi Prova a Prendermi e La Guerra dei Mondi per il primo e Amabili Resti per il secondo) sono a forte rischio di #FAIL 😀 . Sì, lo so, Il Signore degli Anelli dove lo metto? Beh, quella è una saga che funziona per la sua epicità e nell’insieme, ma che registicamente parlando è dannatamente piatta e banale. Comunque, i due cineasti in questione hanno deciso di unire le forze per un progetto piuttosto particolare, quello di un film ispirato al fumetto di Hergé, popolarissimo qui in Europa, soprattutto nei paesi di lingua francofona, ma praticamente sconosciuto al di là dell’oceano.

Ed è forse questo occhio di riguardo al mercato europeo che ha reso questo lavoro un film divertente e bello da vedere Tintin è quello che l’ultimo Indiana Jones avrebbe voluto essere, ma non ha potuto per tantissimi problemi. Un film d’avventura vecchio stile come storia e sceneggiatura (scritta dal trio delle meraviglie Edgar Wright, Joe Cornish e Steven Moffat, nomi che agli appassionati di cinema e serie Tv dicono molto), ma realizzato in performance capture e quindi all’avanguardia dal punto di vista tecnico e tecnologico. Certo, ci si chiede perché siano stati scomodati nomi piuttosto noti come Jamie Bell, Daniel Craig, Simon Pegg, Nick Frost e il nume tutelare di questo nuovo modo di fare cinema Andy Serkis, visto che i personaggi non hanno nulla in comune con gli attori che li “interpretano”, però ci si passa tranquillamente sopra.Dal punto di vista registico, grazie alla telecamera virtuale, Spielberg può fare cose che non è mai riuscito a fare prima, per limiti “fisici”. Alcune sequenze sono davvero incredibili, quasi estreme, in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo come non capitava davvero da un bel po’ per un film del regista americano.

La colonna sonora di John Williams non è indimenticabile, ma fa bene il suo lavoro, mentre dal punto di vista tecnico va detto che se gli esseri umani in versione digitale presentano ancora qualche problema di troppo, tutto il resto, in certi frangenti, va addirittura oltre il fotorealismo. L’uso del 3D mi ha di nuovo deluso, anche se non nego, considerando quanto letto in altre recensioni che in questo caso potrebbe essere colpa della sala in cui l’ho visto (basti pensare che l’effetto era così leggero che il film si vedeva bene anche senza usare gli occhiali). In Europa, tranne che in Italia (dove è stato penalizzato da una promozione molto discutibile e da una programmazione nelle sale abbastanza assassina), il film è andato benissimo, ma saranno soltanto gli incassi del Natale americano, visto che l’uscita oltreoceano è prevista per il periodo natalizio, a decidere se vedremo effettivamente un sequel, visto che i 150 milioni di dollari spesi per questo primo episodio non sono ancora stati completamente recuperati. Se trovate ancora qualche sala che lo proietta, correte a vederlo, altrimenti aspettate il BluRay/DVD. Non perdetevelo assolutamente, fidatevi di me. :)

Mini Mu-Review: Nickelback/Daughtry/Rihanna/Laura Pausini

Nickelback - Here and Now

Nickelback Here and Now: A tre anni dal grande successo di Dark Horse la band di Vancouver torna con un nuovo album, nuovamente auto-prodotto, che però non riesce a essere brillante quanto il predecessore (che però aveva dalla sua la produzione di “Mutt” Lange, mica cotica). Il primo singolo, When We Stand Together, è paraculissimo ma è una hit sicura, dei pezzi più rockeggianti solo This Means War riesce a salvarsi tra la mediocrità generale, mentre le ballad (in primis Lullaby, con la sua intro U2-style e Trying Not to Love You) e i pezzi mid-tempo che compongono la seconda metà dell’album, sono un po’ meglio. Il disco si lascia ascoltare piacevolmente, ma nulla di più. Voto: 6,5.

Daughtry - Break the Spell

Daughtry – Break the Spell: Per chi non lo sapesse, Chris Daughtry è la dimostrazione che non sia necessario vincere un talent show per avere poi un grande successo. Classificatosi quarto nella quinta edizione di American Idol, il buon Chris, con la sua band, ha già venduto diversi milioni di dischi, mentre chi lo aveva preceduto nella competizione si dedica ormai ad altro a causa delle scarse vendite discografiche. Purtroppo, però, il terzo album dei Daughtry non riesce assolutamente a convincere quanto il buon album d’esordio, uscito nel 2007, e l’ancora migliore Leave This Town, risalente al 2009. A parte le prime due tracce, il buzz single Renegade e il vero primo singolo, Crawling Back to You, il resto è tutto blandamente generico. Qualche pezzo ha un po’ più di forza rispetto agli altri (We’re Not Gonna Fall, Crazy, Gone Too Soon), ma dopo vari ascolti poco o nulla resta in testa. Drown in You, il pezzo scritto per la colonna sonora di Batman: Arkham City, avrebbe dovuto essere incluso qua dentro: l’album avrebbe senz’altro guadagnato. Voto: 5,5.

Rihanna - Talk That Talk

RihannaTalk That Talk: Sfornare un album all’anno e mantenere una certa qualità, nonostante la pletora di autori e produttori che lavorano per te, è davvero difficile. Giunta al suo sesto lavoro, due anni dopo Rated R, uno degli album pop più sottovalutati della storia, Rihanna non riesce a risalire dalla mediocrità in cui era caduta con Loud (che comunque qualche pezzo degno di nota lo aveva) e sforna questo Talk That Talk, in cui la desolazione la fa da padrona. Certo, We Found Love sta furoreggiando in radio, ma come detto qualche settimana fa personalmente lo trovo tremendo. Non è comunque che il resto del CD brilli di luce propria: solo la title-track, assieme a Jay-Z, Cockiness (prodotta da Bangladesh), Drunk On Love (produzione Stargate) e la ballad Farewell, inaspettatamente prodotta da Alex Da Kid (Love the Way You Lie, Coming Home), nonostante paia un lavoro di Ryan Tedder, sono gli unici brani che riescono a spiccare nella mediocrità generale. Il tentativo di campionare Wherever I May Roam dei Metallica in Red Lipstick, co-prodotta dai re della dub Chase & Status, è ancora più ridicolo. Voto: 4.

Laura Pausini - Inedito

Laura PausiniInedito: Il patriottismo è una bella cosa, se poi l’artista italiana che vende di più al mondo è pure una tua corregionale, l’orgoglio è ancora maggiore. Peccato che l’album dell’artista di Solarolo, tornata sulle scene dopo tre anni di inattività, sia davvero inascoltabile. Se i singoli (e non solo) dei precedenti lavori erano comunque pezzi piacevoli, ben prodotti e con un certo stile, qui invece ci troviamo davvero di fronte a un disastro totale. Si salva soltanto il duetto con Gianna Nannini nella title-track, mentre pure il pezzo con Fossati (non nuovo a incursioni nel pop, va ricordato che ha scritto Indietro per Tiziano Ferro), intitolato Troppo Tempo, è davvero disastroso. Ovviamente le vendite di Inedito saranno altissime, ma viene spontaneo chiedersi: perché? Tiziano salvaci tu. Voto: 3.

MUD: FIM Motocross World Championship | #mudthegame

Visto che il velo è caduto da ormai più di un mese, posso finalmente parlare di quello che è il primo gioco su cui ho lavorato da quando sono qui in Milestone (anche se poi WRC 2 è uscito prima). Si intitola MUD: FIM Motocross World Championship ed è il videogioco ufficiale del campionato mondiale di motocross.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Elvj9mHdn9s]

I piloti presenti sono ben 50, quelli delle classi MX1 e MX2 del campionato da poco concluso, con le loro livree ufficiali e tutto il resto, mentre i circuiti sono invece liberamente ispirati a quelli reali, pur portandone lo stesso nome. Questo perché l’obiettivo, sin dal primo giorno, è stato quello di massimizzare la giocabilità e il divertimento, che sono gli elementi chiave in un gioco di questo tipo. Le modalità presenti sono quelle classiche, dalla Quick Race al Campionato, oltre alla Carriera, che presenterà qualche novità molto interessante rispetto al solito. MUD presenta anche la possibilità di correre il Motocross of Nations, evento (che quest’anno si è tenuto sulla pista francese di Saint Jean d’Angely) nel quale si sfidano le “nazionali” dei vari paesi partecipanti al mondiale di motocross, che in gioco avrà la sua pista e gran parte dei rider che hanno corso l’ultima edizione.

Non manca logicamente il multiplayer, che permetterà di sfidarsi online in svariate modalità. Pur evitando di dare giudizi, visto che non sarebbe proprio il massimo dell’obiettività, lavorandoci su, devo dire che il gioco sta venendo fuori davvero alla grande e posso giurare che molti resteranno sorpresi dopo averlo provato, sia per quanto accade in gara che per tutto il contorno. MUD uscirà su PlayStation 3, Xbox 360 e PC all’inizio di Marzo (non c’è ancora una data precisa scritta sulla pietra, attualmente). Tornerò a parlarne presto, comunque, statene certi. :)

La serata PES 2012 in Hagakure | #hagapes

Nel mio passato da giornalista videoludico mi capitava spesso di essere invitato a presentazioni di quel videogioco o eventi stampa legati a quell’altro titolo. L’impostazione di questi “happening” è di solito piuttosto classica: qualcuno che parla, tanti che ascoltano, postazioni con console e computer per poter provare il gioco, luci, musica, frizzi e lazzi.

Inutile dire che quando viene proposto qualcosa di inconsueto, l’interesse a farne parte è sempre molto alto. Ed è per questo che ho accettato di partecipare con estremo piacere all’evento legato a Pro Evolution Soccer 2012 (che chiameremo per comodità #hagapes) organizzato da Halifax e Hagakure qualche giorno fa. Nessun effetto speciale, semplicemente una serata tra amici videogiocatori e blogger a giocare un mini-torneo con l’ultima edizione del gioco calcistico di Konami. Certo, qualcuno potrà dire che FIFA è meglio (io ci gioco sempre con i colleghi in pausa pranzo al lavoro), io invece mi trasformo un attimo nella Svizzera e divento neutrale, dicendo che i giochi, quando ci si sfida tra amici, sia in uno contro uno (come avvenuto con PES) che in 4 contro 3 (come spesso accade in ufficio con FIFA), sono entrambi tremendamente divertenti.

Dopo aver scaricato l’ultimo aggiornamento/patch dal PSN, abbiamo formato due gironi da quattro squadre: nel primo si sono sfidati il buon Contz (Juventus), Luca Rovere (Genoa), Luca Di Marco (Lazio) e Marco Saracino (Manchester City), mentre del secondo facevano parte il sottoscritto (con l’Inter) in maglia lilla, quel #fail di Gioxx (Milan 😀 ), il buon Pannone (Napoli) e il romano/romanista Peraboni (che ovviamente si è scelto la Maggica).

Complice la devastante trasferta lavorativa del pomeriggio all’EICMA, il sottoscritto si è comportato esattamente come la sua squadra del cuore in campionato: ottimo gioco, ma tre sconfitte e chiusura del girone all’ultimo posto. Un vero e proprio EPIC FAIL, ma poco importa, perchè il divertimento è stato tantissimo. Il torneo è stato poi vinto dal Peraboni, che con la sua Roma ha sconfitto il Manchester City di Saracino in un’epica finale con il coltello tra i denti e chiusa con un bel cucchiaio di Totti, tanto per gradire.

Inutile dire che la serata è stata piacevolissima e spero proprio che serate simili si ripetano al più presto, magari sempre legate a giochi che rendono al massimo quando giocati contro avversari umani. :-)

E per chiudere, direi che posso rispolverare una mia massima che fa capire tante cose: “PES è la metafora della mia vita con le donne… gran costruzione di gioco, ma poi davanti alla porta non combino nulla“. 😀

M-Review: Il Re Leone 3D

Su Il Re Leone non è che ci sia molto da dire. Si potrebbe citare il fatto che sia il film d’animazione “tradizionale” che ha incassato di più nella storia del cinema, oltre a essere anche il mio film animato classico preferito. Credo di averlo visto almeno una ventina di volte, tra cinema (all’uscita, nel 1994), videocassetta e poi DVD in lingua originale, appena ne ho avuto la possibilità. Conosco pure a memoria le canzoni, ma soltanto in versione originale, quelle che erano contenute nell’album che mi procurai ai tempi dell’uscita cinematografica e che ogni tanto riascolto pure adesso (sì, lo so, non dite nulla 😀 ). Nonostante non sia un fan del 3D, come ho già accennato più volte, ho comunque deciso di andarmi a rivedere il capolavoro Disney in sala, 17 anni dopo, in questa versione “modernizzata”, spinto anche dai commenti letti in giro, tutti molto positivi.

Beh, non credo di esagerare dicendo che si tratta del miglior 3D che vedo sul grande schermo dai tempi di Avatar, cosa che fa ancora più effetto quando si pensa di aver visto un film della prima metà degli anni ’90. Il lavoro fatto dalla House of Mouse per questa riedizione si è dimostrato davvero eccellente, tanto che la scena della carica degli gnu (che sfruttava un bel po’ di CG, cosa che va comunque ricordata) è efficace come non mai e lo stesso si può dire per molti dei momenti topici del film, dai pezzi musicali, in primis Be Prepared/Sarò Re e l’opening Circle of Life/Il Cerchio della Vita, a scene come lo scontro finale tra Simba e Scar. Per il resto, Il Re Leone è sempre quello: la trama molto shakespeariana è sicuramente una delle più emozionanti viste in un lavoro animato americano, le canzoni di Elton John e Tim Rice sono sempre bellissime (anche se perdono parecchio nella traduzione, non me lo ricordavo) e la colonna sonora di Hans Zimmer non ha perso nulla del suo fascino. Considerando che in 3D ci guadagna, se avete voglia di rivederlo sul grande schermo o se avete figli/nipoti che non hanno mai avuto la fortuna di farlo, andate in corsa. E chi gira in 3D nativo dovrebbe davvero imparare da Disney, sul serio.

Trailer: Project X

Prodotto da Todd Phillips, il regista dei due Una Notte da Leoni, questo Project X pare essere uno dei progetti più interessanti di inizio 2012. Il film utilizza la tecnica del “found footage” per raccontare quello che accade in un classico party casalingo all’americana: ubriachi, gente strafatta, belle ragazze facili e quant’altro. Un connubio di generi piuttosto inedito, interpretato da attori sconosciuti, che Phillips e l’altro produttore Joel Silver hanno affidato a Nima Nourizadeh, giovane regista britannico proveniente dal mondo dei videoclip (LDN di Lily Allen e LES Artistes di Santigold, tanto per citarne un paio). Uscita prevista worldwide per Marzo del prossimo anno.

Video: JoJo – Disaster

Ci sono voluti cinque anni, passati tra recitare, slegarsi da contratti capestro e raggiungere la maggiore età, ma a quanto pare Joanna Levesque, in arte JoJo, è finalmente pronta per lanciare il suo terzo album.

Lanciata nel 2003, a 13 anni, dal singolo Leave (Get Out), il cui successo è stato bissato tre anni dopo da Too Little, Too Late, pezzo che mi trovo a riascoltare più spesso di quanto si possa pensare, JoJo ci riprova con Disaster, singolo scritto e prodotto dagli sconosciuti Gino Barletta (che con questo nome si eleva a mio mito personale) e Mario Marchetti, che assomiglia molto ai suoi brani di maggiore successo e che, per questo, rischia di essere una hit assicurata. Il video mette in luce il fatto che la signorina Levesque sia cresciuta davvero bene (lo sguardo cade spesso sul decolleté) e, pur non essendo originalissimo, fa comunque il suo lavoro come si deve. Ci sono già parecchi demo in giro dell’album, che si intitolerà Jumping Trains e uscirà nei prossimi mesi, che fanno capire che ci troveremo davanti un prodotto piacevole, almeno per gli amanti del genere.

Mu-Review: Lou Reed & Metallica: Lulu

Ci sono casi in cui è inutile stare a scrivere pappardelle di parole, in cui basta una riga per esprimere tutto quello che c’è da esprimere. Sono un estimatore sia di Lou Reed che dei Metallica, entrambi hanno scritto pagine importantissime nella storia della musica. Ma l’unica cosa che si può dire del loro joint-project, questo Lulu, è:

MA COS’E’ STAMMERDA EPOCALE?!?!?

Davvero, questo album è una CAGATA PAZZESCA, un EPIC FAIL clamoroso, restatene alla larga.

M-Review: I Tre Moschettieri 3D

La storia scritta da Alexandre Dumas padre è uno di quei classici che, di tanto in tanto, deve comparire sul grande schermo. Ad intaccare il primato della versione degli anni ’70, quella diretta da Richard Lester, con Michael York nei panni di D’Artagnan, ci avevano provato la Disney nel 1993, con un film dal cast stellare (Charlie Sheen, Kiefer Sutherland, Oliver Platt, Chris O’ Donnell, Rebecca De Mornay e Tim Curry), ma che viene perlopiù ricordato per quella All for Love cantata da Bryan Adams, Sting e Rod Stewart che gli faceva da colonna sonora, e Peter Hyams nel 2001, con una tremenda versione, focalizzata perlopiù sul personaggio di D’Artagnan, che si ricorda soltanto per le scene di combattimento in stile orientale (e per un bravo Tim Roth nei panni di uno dei cattivi). Inutile dire che dopo aver appreso che Paul W.S. Anderson stava per riportare al cinema I Tre Moschettieri, un brivido mi ha attraversato la schiena.

Anderson è uno di quei registi che, dopo il convincente Mortal Kombat, che resta ancora il miglior film tratto da un videogioco e un follow-up estremamente sottovalutata, quell’Event Horizon, aka Punto di Non Ritorno, secondo me uno dei migliori film sci-fi degli ultimi 20 anni, è riuscito a prendere una catena di granchi lunghissima, tale da renderlo, agli occhi di molti, una specie di Uwe Boll ad alto budget. Il botteghino, però, gli ha sempre dato ragione, tanto che Resident Evil è giunto ormai al quinto episodio e Alien versus Predator ha rilanciato entrambi i personaggi sul grande schermo. E’ giusto dire fin da subito che la sua versione di questo grande classico della letteratura è forse il suo miglior film sin dai tempi di Event Horizon.

La storia è quella che conoscete tutti, quindi non c’è nemmeno bisogno di descriverla. Anderson ci ha infilato citazioni sparse al mondo videoludico (vi capiterà almeno un paio di volte di pensare a Ezio Auditore, e non solo) e un po’ di steampunk, sostituendo le classiche navi con più coreografici e spettacolari vascelli volanti, oltre ad aver trasformato Milady De Winter nella versione illuminista di Alice di Resident Evil, facendo calzare a pennello il personaggio sulla sua signora, Milla Jovovich. Il risultato finale è comunque un film che intrattiene per due ore e riesce a far chiudere un occhio su un discreto numero di assurdità di sceneggiatura e su alcuni passaggi che sembrano davvero tagliati con l’accetta da quanto sono poco sviscerati. Nonostante il film sia stato girato nativamente in 3D, come al solito, la terza dimensione è praticamente un’illusione nella maggior parte delle scene. Mi viene da chiedermi se sono io ad avere problemi con il 3D o se si tratta di una “sola” utile ad alzare il prezzo del biglietto. Bah.

Per quanto riguarda il cast, soltanto la Jovovich riesce a svettare. Orlando Bloom dà l’impressione di divertirsi, ma gigioneggia troppo nei panni del duca di Buckingham e sia Christoph Waltz che Mads Mikkelsen si limitano a svolgere il loro compitino interpretando rispettivamente il cardinale Richelieu e Rochefort. Niente da segnalare per quanto riguarda i moschettieri, dove l’unico a fare qualcosa di minimamente significativo è Porthos/Ray Stevenson, mentre per la questione “eye candy” si segnalano la quasi debuttante Gabriella Wilde (di cui ho idea sentiremo parlare spesso e volentieri prossimamente) che interpreta Constance, con il seno perennemente strizzato dal corsetto e dall’affascinante Juno Temple (che ho già commentato parlando di Killer Joe di Friedkin), di cui io vado letteralmente pazzo, nei panni della giovanissima regina Anna.

Riassumendo, I Tre Moschettieri 3D è un film che sa intrattenere e riesce a non fare arrabbiare più di tanto, contrariamente alle previsioni. Tecnicamente è molto valido (mi pare impossibile che sia costato solo 75 milioni di $), artisticamente lascia un po’ a desiderare, ma non è di certo questo che si cerca quando si va a vedere un film di questo tipo. Se lo paragoniamo all’ultima pellicola “del genere” vista in sala, ossia il quarto Pirates of the Caribbean, beh, il film di Anderson vince davvero a mani basse.