M-Review: Coldplay – Mylo Xyloto

Non sono molti gli artisti e le band che riescono a mantenere costante la qualità delle loro produzioni. Che i Coldplay siano probabilmente la “nuova” band che è riuscita a vendere di più dal 2000 in poi non ci piove assolutamente. Dopo due ottimi album però, Parachutes e A Rush of Blood to the Head, a mio avviso Chris Martin e soci si sono un po’ persi per strada. Sia X&Y che Viva la Vida or Death and All His Friends, nonostante l’evoluzione dovuta all’intervento di Brian Eno e a un maggior uso dell’elettronica, si sono dimostrati piuttosto deludenti per il sottoscritto.

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Tanta noia, poche tracce che viene voglia di riascoltare dopo il primo ascolto (e, tra queste, penso al mancato singolo Square One, che a essere sinceri faceva un po’ U2, ma non era un problema) e un senso generale di tristezza abbastanza spiccato. Mi sono avvicinato con molta cautela al loro nuovo  lavoro, Mylo Xyloto, soprattutto dopo un singolo mediocre come Every Teardrop Is a Waterfall. Bisogna però dire che questa volta i Coldplay ci hanno preso. Mylo Xyloto, nonostante il titolo da trip allucinogeno è un CD coerente, molto d’atmosfera e, tutto sommato, ottimista. E dare dell’ottimista a Chris Martin, credetemi, è una bella impresa.

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Il secondo singolo, Paradise, torna a muoversi nella direzione giusta e anche le altre tracce, in particolare Hurts Like Heaven e Us Against the World, convincono a dovere. L’highlight dell’album (e qui mi lanceranno chili di uova e pomodori marci) è però il duetto con Rihanna, Princess of China, pezzo dalla struttura piuttosto strana, che si fa ricordare per il coretto perfetto per i concerti (e bisognerà capire come lo faranno live o chi si porteranno dietro per cantare la parte femminile del pezzo) sia perché non siamo molto abituati a sentire la voce del frontman della band accompagnata da altre voci. Io l’ho buttata istantaneamente sull’iPod, per dovere di cronaca.

Un bel 7 all’album ci sta tutto.

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