Archive for October 28, 2011

Demo vs. Final

Questo è il classico post che si fa quando non si ha molto tempo per scrivere (eh sì, c’è tanto da fare qui). :)

Una delle cose che tanto mi piace della rete è quella di poter venire a conoscenza, in molti casi, della genesi di canzoni che ti piacciono o ti incuriosiscono. Sono tanti gli esempi che potrei fare di canzoni che sono cambiate tantissimo dalla versione demo a quella effettivamente pubblicata (e magari in futuro ne posterò altri): uno di quelli che ho scoperto di recente è quello di Honestly, il pezzo di Kelly Clarkson che ho eletto a miglior brano del suo ultimo CD, di cui ho parlato l’altro giorno.

Beh, in giro è spuntata fuori la versione demo di questa canzone, cantata da un certo Nathan Barlowe (il filmato dice Adam Lambert, ma non è vero, però lo stile è quello). Eh beh, la canzone cantata dalla Clarkson è molto bella, intimista e sofferta, la versione “originale” ha un arrangiamento totalmente diverso e straordinariamente azzeccato, molto più adatto per una voce maschile di quello che poi è venuto fuori (e che invece si adatta perfettamente alla voce e allo stile di KC), che riascolto quasi ossessivamente dall’inizio di questa settimana.

Comunque, giudicate voi.

DEMO

FINAL

V-Review: 1000 Heroz

Quando i videogiochi rappresentano il tuo lavoro e lo fanno ormai da più o meno metà della tua vita, trovare titoli capaci di divertirti è davvero un’impresa titanica. Se non ci fossero dispositivi come iPhone e iPad, giocare, per il sottoscritto, sarebbe soltanto un lavoro. Uno dei giochi che mi intrattiene più o meno da quando è uscito, soprattutto grazie alla sua struttura davvero particolare e furba, si intitola 1000 Heroz.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=f_C3bxJMfgQ]

Sviluppato dai finlandesi RedLynx, responsabili dei due DrawRace su iOS e del divertente Trials HD su XBLA, acquisiti di recente da Ubi Soft, 1000 Heroz è un classico one-touch runner (che assomiglia molto a Snuggle Truck, a dire il vero), ma che ha dalla sua la bellezza di 1000 livelli, che però non saranno disponibili da subito. I livelli, infatti, vengono sbloccati uno al giorno, portandovi ad accedere al gioco ogni 24 ore, semplicemente per poter vedere il vostro nome sulle leaderboard della giornata in questione. Chiaro, si tratta di un divertimento da 30 secondi, ma questo è proprio il meccanismo che dovrebbe essere alla base di tutti i giochi iOS. Uno snack game da partite brevissime, perfetto per essere affrontato negli spostamenti coi mezzi o nei momenti di noia.

Poi sappiamo benissimo che, una volta riusciti a ottenere le due stelline d’argento, sbloccato la reliquia che contraddistingue ogni livello, tentiamo di impegnarci per migliorare il nostro tempo e beccarci l’oro. Quando succedono queste cose, vuol dire che il gioco è coinvolgente e che merita attenzione. Lo stile grafico cartoonesco e il character design fanno il resto. Personalmente trovo 1000 Heroz una delle proposte più curiose uscite su iOS negli ultimi mesi e visto che costa meno di un caffè, io vi consiglierei di downloadarlo. Non ve ne pentirete (ah, c’è anche una versione HD per iPad, che costa un pelino di più… hmm magari la prendo).

1000 Heroz (iPhone/iPod): 0,79 € / 1000 Heroz HD (iPad): 1,59 €

Mu-Review: Kelly Clarkson – Stronger

Sono pochissimi gli artisti usciti dai talent show, soprattutto americani e inglesi, in grado di restare sulla cresta dell’onda per più un lustro. Kelly Clarkson, prima vincitrice di American Idol, nell’ormai lontanissimo 2002, è una dei pochi esponenti della categoria. La 29-enne cantante texana, una delle migliori voci attualmente in circolazione, amatissima nei paesi anglosassoni e purtroppo semi-sconosciuta qui da noi (dove, d’altronde, continuiamo a dar credito a gente come Vasco e Ligabue), è riuscita ad arrivare al quinto album, traguardo difficilissimo da raggiungere di questi tempi e segno del suo indiscutibile talento. Personalmente, tra i suoi lavori, adoro indiscriminatamente Breakaway (il suo secondo lavoro, il più venduto), mentre penso che siano soltanto alcuni i pezzi degni di nota degli altri CD.

Stronger, lo dico fin da ora, è il miglior album pop del 2011. Ma non aspettatevi virtuosismi produttivi a-la Lady GaGa o affini, ma musica suonata seriamente, con veri strumenti e pochi sintetizzatori, testi molto “smart” che non fanno leva sui ritornelli, ma che risultano dannatamente facili da ricordare. Il primo singolo, Mr. Know It All, che gira praticamente da fine Agosto, è un pezzo dalla struttura inusuale, ma che resta attaccato in testa sin dal primo ascolto. E sono poi diverse, come in Breakaway, le canzoni che non si dimenticano, da Dark Side, elogio del “lato oscuro” in ognuno di noi (argomento che mi sta molto a cuore) a Einstein, con il suo testo molto simpatico, dalla title track, nota anche come What Doesn’t Kill You a Let Me Down, disponibile in rete ormai da inizio estate.

Il pezzo più forte, almeno per il sottoscritto, è Honestly, power ballad molto atmosferica e, diciamolo sinceramente, un po’ sofferta, ma che mette in luce le incredibili qualità vocali della bravissima (e bellissima, io ho un debole per lei) Kelly. Un album che non annoia, anche se ascoltato più volte, che è finito alla velocità della luce nel mio iPod e da cui dubito si schioderà per un bel po’ di tempo.

Un bell’8 più che meritato.

Trailer: Chronicle

Ogni tanto Hollywood sa ancora sorprendere. Certo, il genere è quello del “found footage”, reso famoso più di un decennio fa da The Blair Witch Project e riportato in auge un paio di anni fa da Paranormal Activty, ma questa volta ha una declinazione molto interessante. Come vedrete dal trailer, abbiamo un trio di amici che acquisisce dei superpoteri e che, per motivi che non ci vengono rivelati, decidono di mettersi l’uno contro l’altro, con risultati inquietanti. Il regista e sceneggiatore del film è Max Landis, figlio del grandissimo John (inutile che vi dica che film ha diretto, no?), e la data d’uscita americana di questo Chronicle è fissata per il 3 Febbraio 2012. Secondo me, must see.

Video: Rihanna – We Found Love

La canzone, che furoreggia in radio ormai da qualche settimana, non convince per nulla (da Calvin Harris mi sarei aspettato davvero molto di più), anzi, fa davvero vomitare i crotali.

In compenso, il video diretto da Melina Matsoukas, che aveva già diretto per Rihanna i clip di Hard, S&M, Rockstar 101 e Rude Boy, è bello perché si allontana dai canoni proposti dai video degli ultimi mesi e mostra le gioie e i dolori di una storia d’amore, in modo quasi “neorealistico” (ovviamente le virgolette non sono messe a caso). Certo, Rihanna che parla con accento irlandese è credibile quanto me come latin lover, ma il risultato finale non risulta per nulla compromesso. Lei poi resta di una bellezza da far spavento, quindi su queste piccole cose si può tranquillamente chiudere un occhio.

M-Review: Coldplay – Mylo Xyloto

Non sono molti gli artisti e le band che riescono a mantenere costante la qualità delle loro produzioni. Che i Coldplay siano probabilmente la “nuova” band che è riuscita a vendere di più dal 2000 in poi non ci piove assolutamente. Dopo due ottimi album però, Parachutes e A Rush of Blood to the Head, a mio avviso Chris Martin e soci si sono un po’ persi per strada. Sia X&Y che Viva la Vida or Death and All His Friends, nonostante l’evoluzione dovuta all’intervento di Brian Eno e a un maggior uso dell’elettronica, si sono dimostrati piuttosto deludenti per il sottoscritto.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=1G4isv_Fylg]

Tanta noia, poche tracce che viene voglia di riascoltare dopo il primo ascolto (e, tra queste, penso al mancato singolo Square One, che a essere sinceri faceva un po’ U2, ma non era un problema) e un senso generale di tristezza abbastanza spiccato. Mi sono avvicinato con molta cautela al loro nuovo  lavoro, Mylo Xyloto, soprattutto dopo un singolo mediocre come Every Teardrop Is a Waterfall. Bisogna però dire che questa volta i Coldplay ci hanno preso. Mylo Xyloto, nonostante il titolo da trip allucinogeno è un CD coerente, molto d’atmosfera e, tutto sommato, ottimista. E dare dell’ottimista a Chris Martin, credetemi, è una bella impresa.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=fyMhvkC3A84]

Il secondo singolo, Paradise, torna a muoversi nella direzione giusta e anche le altre tracce, in particolare Hurts Like Heaven e Us Against the World, convincono a dovere. L’highlight dell’album (e qui mi lanceranno chili di uova e pomodori marci) è però il duetto con Rihanna, Princess of China, pezzo dalla struttura piuttosto strana, che si fa ricordare per il coretto perfetto per i concerti (e bisognerà capire come lo faranno live o chi si porteranno dietro per cantare la parte femminile del pezzo) sia perché non siamo molto abituati a sentire la voce del frontman della band accompagnata da altre voci. Io l’ho buttata istantaneamente sull’iPod, per dovere di cronaca.

Un bel 7 all’album ci sta tutto.

Trailer: The Avengers

A livello di trama sembra interessante, Scarlett è sempre Scarlett, gli attori sembrano divertirsi tutti come pazzi, ma il fatto che la regia sia in mano a Joss Whedon, uomo di cui desidero la testa sin dai tempi di Buffy, mi fa preoccupare non poco. Si vede che c’è poca inventiva, ma Whedon è una specie di feticcio geek, quindi i fan apprezzeranno senz’altro. Spero di ricredermi. Ah, qui esce il 25 Aprile 2012, una settimana prima che negli USA, come già successo con Thor quest’anno.

Un nuovo tablet da Fujitsu Siemens: il Q550 Stylistic

Nei miei anni da giornalista, a causa della lontananza geografica, non sono quasi mai riuscito a partecipare alle varie presentazioni, eventi e via dicendo a cui venivo invitato. Adesso che ho smesso di scrivere “professionalmente”, perché la mia carriera professionale mi ha portato a fare altro, ma mi trovo invece a lavorare a Milano, vengo spesso invitato a serate di questo tipo.

Ed è così che mi sono ritrovato ad accettare l’invito, da parte di Fujitsu Siemens (che ringrazio), a partecipare alla presentazione del nuovo tablet del gigante dell’elettronica nippo-teutonico, il Q550 Stylistic. Un prodotto che, va detto subito, a scanso di equivoci, è indicato per un uso quasi esclusivamente aziendale, visto il prezzo non proprio abbordabile (poco meno del doppio degli altri tablet consumer, da iPad a quelli che usano Android come sistema operativo) e lontanissimo da quello che è il mio normale ambito di interesse, ossia quello videoludico.

Mi sono però comunque avvicinato con molta curiosità alla presentazione e al prodotto perché ritengo che i tablet rappresentino il futuro del mondo informatico e che, pian piano, sostituiranno i notebook sia a livello aziendale che casalingo. Adesso, a quanto dicono invece i sondaggi più recenti, i tablet, incredible dictu, vengono utilizzati sopratutto per giocare (e di questo, da rappresentante dell’industry, sono molto contento).

Ma cosa differenzia il Q550 Stylistic da un iPad o, per dire, da un tablet come il Transformer o i futuri Sony S (con Android come OS)? Beh, per prima cosa, l’utilizzo di Windows 7 come sistema operativo, elemento che lo predispone a un veloce upgrade al futuro Windows 8 (con la sua interfaccia pensata per i tablet), ma soprattutto lo rende adatto a tutte quelle organizzazioni aziendali che non possono aggiornare i propri applicativi, magari funzionanti proprio sotto l’OS Microsoft, ma che vogliono poter utilizzare device come i tablet.

Che il core del sistema è un processore Atom di Intel l’avevo già detto? Non mi pare. Comunque, gli altri elementi importanti che lo rendono differente dagli altri prodotti di questo genere sono la sua disponibilità in diverse configurazioni hardware, che porteranno ovviamente a differenti prezzi di vendita (dagli 800 € in su), ma soprattutto la batteria removibile, visto che in ambito aziendale non è assolutamente ammissibile che un qualsiasi device si fermi perché si è scaricata la batteria ed è necessario ricaricarla.

Certo, Windows 7, in quanto non studiato per questo tipo di prodotti, si dimostra in alcuni casi poco intuitivo e macchinosi, ma con Windows 8 sono convinto che la user experience cambierà profondamente anche per chi utilizza abitualmente gli OS della casa di Redmond.

Che dire, quindi? Un prodotto che mi ha favorevolmente impressionato e che va a collocarsi in una nicchia di mercato diversissima da quelle che seguo abitualmente, ma che fa comprendere ancora di più la direzione in cui si sta muovendo il mondo dei computer.

Venezia a Milano: Shame

Brandon è un single, poco più che trentenne, newyorkese, incapace di costruire relazioni stabili con il gentil sesso. L’uomo, infatti, è un erotomane, completamente schiavo del sesso, per cui le donne sono semplicemente una valvola di sfogo. Nonostante questo, egli vive la sua esistenza senza grossi problemi. Tutto cambia quando nella sua vita rientra all’improvviso la sorella più piccola, Cissy, profondamente insicura e bisognosa di avere sempre qualcuno nella sua vita. Una presenza, quella della ragazza, che metterà a soqquadro la sua vita e lo costringerà ad affrontare i propri demoni interiori.

Michael Fassbender è uno dei pochi attori in grado di passare dal cinema d'”essai” al mainstream e viceversa senza coprirsi di ridicolo, capace di farsi apprezzare sia nella prima categoria di film (vedi alla voce Fish Tank, Eden Lake o Hunger) che di impegnarsi alla grande nella seconda (Inglorious Basterds, 300 o X-Men: First Class), ove molti suoi colleghi si limiterebbero semplicemente a portare a casa la pagnotta facendo il minimo sindacale. Inutile dire che la Coppa Volpi vinta a Venezia per questo Shame è davvero meritata. Fassbender dà vita a un personaggio all’apparenza privo di insicurezze e dal fascino magnetico, ma che in realtà utilizza questa maschera per nascondere i problemi e il conflitto continuo che prova dentro di sé, e che finirà per esplodere nella seconda parte del film.

Carey Mulligan, dopo aver illuminato con la sua presenza il miglior film dell’anno (quel Drive che mi sono ritrovato a vedere per due volte al cinema e che presto tornerò a rivedere, in lingua originale, nuovamente in sala), interpreta un personaggio totalmente diverso da quello del film di Refn. Una donna estremamente tormentata, che ha paura della solitudine e per questo non si fa grossi problemi a concedersi al primo arrivato. Si intuisce l’esistenza di un rapporto piuttosto particolare tra lei e il fratello, su cui sarebbe bello indagare, ma il regista Steve McQueen (che aveva già diretto Fassbender nella sua opera prima, il bellissimo Hunger) e la sceneggiatrice Abi Morgan (la recente serie british The Hour) decidono di non esplorare, ma a essere sinceri, non se ne sente assolutamente il bisogno.

Shame è un film freddo, dalla fotografia glaciale e dalla colonna sonora pulsante (se ne sente un pezzo, forse il migliore, nel trailer linkato più in basso) che mette l’accento non tanto sulla storia, ma sui suoi protagonisti e sulla loro evoluzione. Una pellicola che parte lenta (tanto da farmi pensare, dopo mezz’ora: “E meno male che doveva essere un capolavoro”.), ma che poi ingrana per giungere a un climax finale da togliere il respiro, che mi ha ricordato quello di Requiem for a Dream di Aronofsky per la sua intensità. McQueen dimostra di essere un bravissimo regista, capace di dirigere magnificamente i suoi attori e di non far calare mai il livello di attenzione, anche quando tutto si muove piuttosto lentamente, come nella prima parte del film.

Devo dire che Shame è stato, per me, il secondo miglior film del 2011 dopo Drive. Sembra che la distribuzione italiana se la sia aggiudicata BIM, anche se non c’è ancora una data d’uscita vera e propria per le nostre sale. Negli USA arriverà il 4 Dicembre, in versione uncut (sì, perché, come potete facilmente immaginare, tra le nudità dei due protagonisti e tutto il resto, la pellicola risulta alquanto forte). Io lo andrò a rivedere, questo è sicuro, e il mio consiglio a voi è quello di fare lo stesso, non appena sarà possibile.

WRC 2 nei negozi!

E così, il primo titolo console (e PC) a cui ho lavorato come producer da quando sono in Milestone, dallo scorso Marzo, è finalmente uscito (Venerdì 14, per l’esattezza). Vederlo sullo scaffale, credetemi, fa un certo effetto.

Per il sottoscritto e tutto il resto del team è il risultato di svariati mesi di lavoro, fatica, bestemmie e quant’altro.

Ovviamente, non mi sembra il caso di esprimere giudizi sul gioco in sé, visto che sarei come il contadino che parla dei prodotti del proprio orto. Provatelo in qualche modo e, se vi piace, acquistatelo. Che dire, magari ci si vede online per qualche partita. :)